Rivedere le immagini di inizio campionato con il Granillo pieno, i tifosi festanti e i calciatori sorridenti fa sembrare di essere in un’altra epoca. La realtà dei fatti dice che sono passati solo pochi mesi. Sette sconfitte in nove partite, però, sono numeri. E non c’è possibilità di confutare ciò che le cifre dicono.
Perchè ciò è accaduto? La sensazione è che nessuno sia esente da colpe. La squadra nelle ultime partite si è macchiata di gravi errori individuali, non accettabili da calciatori del loro lignaggio.
Pippo Inzaghi, lo stesso che ha costruito un eccellente giocattolo nel girone d’andata e la Reggina che gioca meglio negli ultimi anni, sa che qualche situazione poteva essere gestita meglio. A Cittadella, ad esempio, c’erano gli estremi per altre scelte. A Cosenza forse si è preferita “la gallina domani” in vista del Parma, perdendo anche l’uovo contro i lupi e mettendo in campo chi aveva giocato meno ed era meno brillante. E anche difendersi troppo non è esattamente nelle corde di questa squadra.
Forse, nel complesso stagionale, la rotazione degli uomini poteva essere migliore, in modo da avere calciatori più pronti quando i titolarissimi avrebbero segnato, come stanno facendo, un po’ il passo. Tutto, però, viene detto con il senno del poi e quindi chi prende le decisioni, se le cose vanno male, finisce per pagare le critiche.
Va anche detto che se Palermo, Pisa e Parma cambiano passo nella ripresa grazie a pedine migliori in panchina e i giocatori sbagliano grossolanamente il tecnico può anche fare poco. Molto ha fatto, invece, Inzaghi nel convincere Hernani ad accettare Reggio Calabria o, completando il lavoro di Stellone, a rigenerare Menez che un anno fa stava per prendere il catamarano di ritorno verso Malta. Perché poi, ad un certo punto, si iniziano a dare per scontate cose che non lo erano.
Massimo Taibi, lo stesso che ha scelto Fabbian e Pierozzi e li ha avuti anche grazie ai suoi rapporti personali, non è riuscito a migliorare l’organico con le mosse di gennaio.. Va anche detto che i margini erano ridotti per le note vicende societarie. E, a proposito di ciò, va detto che alla proprietà si può dire poco, considerata la necessità di sanare i bilanci ereditati. Forse serviva un po’ più chiarezza comunicativa, nell’anticipare gli spifferi filtrati a livello giornalistico e metabolizzati in maniera diversa dall’essenza delle cose. A partire da scenari apocalittici prospettati e che, regolamenti alla mano, non corrispondono a reale possibilità.
In questa situazione e in un clima di forse eccessiva negatività c’è un po’ di responsabilità di tutti ed anche un po’ di sfortuna. Non ci sono capri espriatori. Dalle analisi di ogni situazione emerge come ci sia un pizzico di colpadi tutte le componenti, a cui dovrebbe corrispondere la prevalenza delle consapevolezza che derivano dal girone d’andata.
Anche perché la Reggina, in questo momento, è perfetattamente in linea (anzi oltre) l’obiettivo che aveva tracciato per questa stagione. Serve, ovviamente, tornare a macinare punti per mantenere questa valutazione, fermo restando che il giudizio totale di una stagione si fa alla fine.
Le strade in questa fase sono due: una è cercare colpe e cercare responsabili di una situazione negativa che, nel complesso e al di là dei trend, ancora non esiste, l’altra è spingere nella direzione migliore in attesa di tirare le somme a maggio (o, si spera, a giugno).






