L’assemblea della Lega di B era corrisposta al momento in cui, di colpo, tutti avevano acceso i fari sulle questioni extra-campo della Reggina. La vittoria degli amaranto corrisponde anche al momento in cui, invece, a livello nazionale si parla sempre meno della questione.
Possibile che stiano iniziando ad emergere i fatti. Chi aveva parlato di possibile esclusione dal campionato degli amaranto lo faceva sulla base di una possibile inadempienza legata alla scadenze di dicembre.
Come già detto, la Reggina ha sì messo nel monte debitorio le scadenze fiscali del periodo Covid, ma ha fatto una cosa fondamentale: ha pagato le tre rate che, entro il 29 dicembre, andavano saldate per attivare la procedura di rateizzazione in 60 mensilità.
Esattamente come tutti gli altri club che ora stanno pagando mensilmente, mentre la società amaranto metterà tutto nel calderone del concordato. Non a caso era già arrivato l‘Ok della Covisoc senza alcun deferimento per dicembre, mentre per le stesse scadenze sono arrivati deferimento e penalizzazione per il Genoa.
Capitolo 16 febbraio: la Reggina ha le uscite finanziarie bloccate, in attesa dell’ok del Tribunale per la ratifica del concordato con abbattimento e rateizzazione del maxi-debito ereditato. Non ha potuto rispettare il pagamento delle tasse non per propria volontà o non disponibilità economica , ma per decisione della stessa autorità. Per gli stipendi dei calciatori, invece, non ci sono stati problemi, trattandosi di spese correnti vitali per la salvaguardia dell’attività aziendale.
Ora cosa accadrà? La Covisoc probabilmente segnalerà la Reggina alla Procura Federale per il mancato pagamento del 16 febbraio. Quest’ultima valuterà se aprire un procedimento e la giustizia sportiva, almeno in primo grado, potrebbe comminare due punti di penalizzazione al club amaranto. A quel punto per il club del patron Saladini si aprirà la possibilità di ricorrere in appello e poi persino alla giustizia ordinaria. Quella stessa giustizia ordinaria che ha già fatto capire che le norme dell’ordinamento sportivo non possono superare quelle dell’ordinamento ordinario, almeno in questo specifico caso. La Reggina ha utilizzato il Decreto Salva Aziende disponibile da pochi mesi e sul quale c’è un vero e proprio vulnus normativo in seno alla federazione.
Tra l’altro i due punti di penalizzazione corrisponderebbero ad una sorta di bastone tra le ruote ad una procedura di “salvataggio” di un’azienda e questo aprirebbe scenari di vario tipo. Si ipotizzi, ad esempio, che la Reggina arrivi terza ad un punto dalla seconda per il -2, perdendo per un soffio la Serie A. Questo equivarrebbe a togliere alla società circa 30 milioni di introito (ottenibili passando al massimo campionato), per l’applicazione di norme non statali. La stessa Federazione potrebbe dover tenere conto di questi aspetti.
Non regge, tra l’altro, il fattore “concorrenza sleale” chiamato in causa da qualcuno. La Reggina in tutti i casi, entro giugno, dovrà pagare tutto.
Così come la Reggina, avendo chiesto ufficialmente di poter pagare, ha in mano una carta che sottolinea come i pagamenti non siano avvenuti per causa di forza maggiore. Un anno fa di questi tempi si sottolineava la stessa tipologia di impedimento, in una situazione in cui però a fare la differenza era in realtà un’organigramma senza deleghe e non plausibile per un’azienda con un un fatturato di milioni di euro.
Capitolo 16 marzo: la Reggina spera che la procedura di concordato possa essere arrivata al termine, in modo da poter rispettare le scadenze senza alcun problema. Qualora, però, così non fosse e arrivassero sanzioni per aver saltato i pagamenti del 16 febbraio, il club amaranto con il senno del poi potrebbe far presente al Tribunale che non pagare le tasse a scadenza federale equivale a mettere in pericolo la continutità aziendale. A quel punto potrebbe arrivare il via libera, fermo restando la possibilità di difendersi sui provvedimenti ricevuti in precedenza.
Ad oggi sembra che lo scenario peggiore per la Reggina sia concludere questo campionato con due punti di penalizzazione e un futuro che sarà riscritto in positivo dalla conclusione positiva del concordato con i debitori (circa 13 milioni quelli residui, non considerando quelli pagati in estate e fino ad ora). Non esattamente qualcosa di scontato la scorsa estate. Tuttavia, la società è pronta a battagliare su ogni tavolo per cancellare quella che ugualmente sarebbe un’onta considerata la scelta di agire secondo le regole. Tra l’altro il concordato potrà essere ratificato solo con garanzie economiche precise date dalla proprietà.





