di Grazia Candido – “Sono stati anni trasparenti nell’attività giudiziaria, anni di grande impegno nella giurisdizione e, nonostante questa sia una terra difficile dove è confusa la consapevolezza dei diritti e ci vuole il giusto potere per esercitarli, abbiamo fatto un buon lavoro”.
La commozione nel ricordare la dolce moglie Lilia, la riconoscenza e l’affetto per i suoi colleghi che “hanno sacrificato giorni di feste, le famiglie per poter fare il loro dovere”, per gli avvocati “garanzia assoluta della giurisdizione”, il personale di cancelleria “le nostre braccia operative”, per la sua comunità, per i giornalisti che lo hanno sempre sostenuto, segnano l’ultima conferenza stampa del Presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria Luciano Gerardis che, questo mese compiendo 70 anni, cessa per limite d’età l’incarico che ricopre dal 2016.
“Sono molto sereno, soddisfatto ed è anche giusto che arrivi il momento del ricambio altrimenti, le Istituzioni finiscono con l’identificarsi con le persone e questo non è mai bello – esordisce Gerardis -. Ovviamente, dopo 43 anni e mezzo di magistratura, lascio con quella giusta commozione ma mi conforta molto l’essere stato sempre coerente con i miei valori. Abbiamo dovuto affrontare momenti di grande difficoltà e la giornata di oggi, vuole essere un ringraziamento a tutti voi per aver dato una comunicazione continua e puntuale dei problemi della giurisdizione e anche, delle difficoltà del nostro agire (ricorda alcuni momenti delicati che hanno destabilizzato la società come la bomba alla Procura e al Procuratore generale Di Landro ma anche, l’inadeguatezza degli organici che hanno rallentato il lavoro giudiziario). Tutto ciò che abbiamo fatto è stato portato avanti in maniera trasparente, pubblicamente ed è stato un continuum senza nascondere mai nulla ai nostri cittadini”.
Il presidente nel ringraziare tutta la cittadinanza da sempre a lui vicina, sottolinea come negli ultimi 14 anni, prima come Presidente di Tribunale e poi come Presidente di Corte d’Appello, ha mantenuto e tenuto sempre un rapporto stretto con la società civile perché “questo è parte del nostro ruolo soprattutto, in una terra complicata come la nostra in cui il cittadino deve essere coinvolto, informato dei suoi diritti spesso scambiati per favori di altri e deve avere l’opportunità di esercitarli”.
“Da questo punto di vista, credo ci sia stato un cambiamento nel rapporto tra le Istituzioni giudiziarie e la cittadinanza e rispetto al passato in cui c’era uno iato molto forte e il Palazzo di Giustizia veniva visto con molta diffidenza, adesso, riscontriamo più attenzione – aggiunge ancora -. Abbiamo tutti lavorato con le scuole, con le associazioni di volontariato, a stretto contatto con la gente ed è stato un lavoro sinergico che è servito a cambiare le cose anche se c’è ancora molto da fare. In questo percorso di crescita, non si può essere da soli ma con le nostre iniziative messe in campo, iniziative rivoluzionarie rispetto ad un sistema e modo di operare, a distanza di tempo, i risultati sono evidenti. Ognuno di noi è una piccola rotella di un ingranaggio immenso che deve girare nell’ordine gusto. Dobbiamo avere sempre l’umiltà del ruolo, la consapevolezza di essere uno dei tanti che può operare, dobbiamo avere una squadra non soltanto all’interno della Magistratura ma con tutta la società e, soprattutto, ciascuno di noi deve fare la propria parte”.
Tante cose ci sarebbero da dire ma la fierezza e la forza del magistrato, vacilla quando il pensiero va alla compagna di vita, il giudice Lilia Gaeta recentemente scomparsa.
“Questo è un momento molto particolare per me – sussurra il Presidente con un filo di voce e gli occhi velati di lacrime -. Devo moltissimo a mia moglie per quello che ha rappresentato perchè è stato un modello assoluto e con umiltà e silenzio, ha svolto il suo lavoro sino all’ultimo giorno. Ha gestito e presieduto processi di criminalità di altissimo livello (ricordiamo il processo “Duisburg” e “Crimine”) e lo ha fatto in silenzio. Alcuni colleghi della Cassazione mi hanno detto che non conoscevamo mia moglie ma conoscevamo le sue sentenze e questo credo, che rispecchi chi era la mia Lilia. Al di là di questo aspetto tecnico, era una persona impegnata nell’assistenza delle persone fragili e se devo lasciare un messaggio sincero alla società, allora, mi ispiro a lei, a questo magistrato che lavorava sempre, non si è mai vantato di nulla e ha avuto un fortissimo senso del servizio”.
Il presidente Gerardis è stato sempre un uomo che ha inteso il suo lavoro un servizio, non ha mai messo una barriera con la sua città nonostante l’importante ruolo e in questi anni, oltre al suo operato, la gente ha amato il suo modo di essere, i suoi valori, la sua integrità e lealtà. Ma adesso, è arrivato il momento di chiudere un capitolo di vita e aprirne un altro.
“Vorrei fare adesso il cittadino attivo, riprendere questo ruolo che avevo da giovane e condiviso anche da mia moglie che, nonostante la malattia, non si è mai risparmiata, si è sempre impegnata ad aiutare gli altri – conclude Gerardis -. Voglio continuare il suo percorso”.
Il presidente sa bene che la morte ci toglie la presenza fisica dei nostri cari, la loro voce, il loro profumo ma non può rubarci ciò che abbiamo imparato da loro, ciò che ci hanno lasciato. Questo non lo perderemo mai!






