Non si offenda nessuno: il Salento è una di quelle realtà che può spiegare tante cose alla Calabria. Come si fa turismo, come si intercettano i flussi turistici ed anche come si può fare calcio ad alti livelli resistendo a tutte le sollecitazioni possibili.
I salentini negli ultimi trent’anni sono più volti ripartiti dalla Serie C, per diversi motivi, ma hanno sempre avuto la forza di ripartire e candidarsi prepotentemente alla Serie A (trovandola anche più volte). Una mosca bianca, se si considera che buona parte della forza risiede nella progettualità e nella capacità di fare sistema con gruppi di imprenditori che rendono forte il sodalizio.
La società è una vera e propria cooperativa di imprenditori del luogo. L’ultimo è stato presentato proprio dal presidente Sticchi Damiani. “La politica di allargamento della nostra società – ha detto il primo dirigente ai microfoni di Pianeta Lecce – avviene attraverso criteri rigorosi e stringenti: volevamo soci ed imprenditori legati al nostro territorio che svolgessero la propria attività di impresa secondo valori di etica. Pur avendo avuto altre interlocuzioni, quello di Luciano Barbetta e della sua azienda è l’identikit perfetto. Entrerà nel club con una quota pari circa al 10% attraverso un meccanismo che noi soci ci eravamo già dati lo scorso settembre in un’assemblea”.
A questo si aggiunge un parco giocatori fatto di tanti under, che rappresentano patrimonio per il club e uno dei migliori settori giovanili che ci siano in circolazione.
E un po’ tutti questi parametri potrebbero aver pesato nella valutazione Marco Baroni fece lo scorso anno quando decise di lasciare la Reggina, che qualche problema (risolvibile) lo ha, e abbracciare il progetto di una società che al momento si mostra all’esterno come un orologio svizzero.
Il tempo per prenderlo ad esempio c’è.






