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Reggina: perché far giocare i giovani degli altri è comunque un vantaggio economico

10 Gennaio 2022
in Reggina, Sport
Tempo di lettura: 2 minuti
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Reggina, Taibi: “Non vedo giocatori più forti di Menez, Dalle Mura? Ha preferito altre esperienze”

Nell’attuale campionato di Serie B ci sono prove del fatto che investire può portare a grandi plusvalenze. Il Pisa, ad esempio, ha speso 2 milioni per Lucca e qualora decidesse di cederlo ne potrebbe incassare anche cinque volte tanto.

Il Lecce ha speso più di mezzo milione per Strefezza e potrà incassarne almeno dieci volte tanto qualora volesse piazzarlo sul mercato.

Plusvalenze importanti, ma che sono subordinate a disponibilità iniziali importanti.   La stessa Reggina ci ha provato investendo cinquecentomila euro per Rigoberto Rivas, ma fino ad ora c’è il rischio che le cose non siano andate come si auspicava.

La cifra investita sull’honduregno è tuttavia un’anomalia, in un mercato in cui il club amaranto non ha mai speso denaro per acquistare cartellini.  Una scelta che può anche essere criticata, se si considera che tra rescissioni e contratti lunghi a calciatori avanti con l’età poteva anche esserci la possibilità di risparmiare qualche milione e convogliarlo meglio.

Sul piatto, però. bisogna anche mettere il fatto che fino al momento i risultati sportivi sono sempre arrivati e il senno del poi è utile soprattutto per alimentare discussioni che è giusto che ci siano, ma che lasciano il tempo che trovano.

La scelta di puntare sui giovani a gennaio della Reggina è figlia della necessità di ottimizzare il budget.  Anche perché dei 14-15 giocatori che hanno giocato di più non andrà via nessuno.

Tra il tenere un over che gioca poco e un under che potrebbe andare una mano, sotto il profilo economico passa più o meno un mondo.

Prendere giovani delle big di Serie A equivale ugualmente ad assicurare profitto economico  o comunque significativa limitazione della spesa

Con i giovani si  ottengono tre vantaggi:  stipendi che molto spesso sono pagati con il contributo considerevole delle squadre che detengono il cartellino, ottenimento dei contributi del minutaggio riservato agli under  e in qualche caso premi di valorizzazione (espressi attraverso attraverso prestiti con diritto di riscatto e contro riscatto).

Ci sono squadre, per intendersi, che negli anni passati puntando sui giovani (e riuscendosi a salvare, che è una conditio sine qua non) sono riuscite ad accaparrarsi 2,5 milioni di euro con i soli minutaggi degli under.

Cifra significativa se si considera che per un campionato di una squadra di medio livello di B servono circa 12 milioni di euro.

Il minutaggio dei giovani viene, però, considerato unicamente solo per 450 minuti a partita con blocchi considerati solo se oltre i 30 minuti. Si stima che, in base all’età, si possa avere una media di 140 euro-150 euro al minuto. La cifra, però, è definibile unicamente alla fine del campionato per effetto della divisione tra le squadre in base al montate , sarà versata nelle casse societarie nella prossima stagione.

Era già accaduto nella scorsa stagione quando il mercato di Taibi, da gennaio in poi, portò in dote tanti calciatori under e un minutaggio che sotto la guida di Baroni aveva spesso portato la società ad avere 450 minuti di utilizzo dei giovani.

Cifra a cui vanno aggiunti, come già detto, premi di valorizzazione e il contributo delle squadre di Serie A sugli ingaggi. Avere la possibilità di avere cinque under forti sempre in campo offre oltre che freschezza atletica e brillantezza (mancata alla Reggina in questo primo scorcio di stagione), anche ossigeno per le casse societarie.

Squadre come il Crotone hanno fatto di scelte di questo tipo la chiave dei loro successi degli ultimi anni e anche dei bilanci a posto.

 

 

 

 

 

Tags: pps
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