I nomi che gravitano attorno al calciomercato della Reggina raccontano in maniera inequivocabile come si sia cambiata rotta. Niente più nomi “noti”, niente più calciatori convinti a suon di triennali e niente più elementi avanti negli anni.
Una necessità che è figlia del campo. Il girone d’andata ha raccontato in maniera chiara quanto aver, ancora una volta, puntato su troppi giocatori attorno o otre i trent’anni si è rivelata un’arma a doppio taglio, molto spesso sfavorevole nel confronto con squadre che beneficiano della freschezza di cinque- sei under di qualità negli undici titolari.
Dal Pisa al Lecce, passando per la Cremonese. Quasi tutte le migliori squadre, e non solo quelle di bassa classifica, hanno questa caratteristica.
L’altro punto chiaro è emerso da alcune dichiarazioni in cui Massimo Taibi ha parlato in maniera chiara di budget da rispettare e di contingenze sfavorevoli legate al Covid che impediscono, anche rispetto a logiche economiche, altre operazioni alla Galabinov.
Una puntualizzazione che forse serve a dare un appoggio diverso a critiche che potrebbero piovere addosso al ds, che pur tra un errore e l’altro, da quando è a Reggio, ha sempre centrato l’obiettivo stagionale.
Quello che non sembra esserci in questa stagione, quantomeno a bocce ferme. Sarà il campo a dire se le operazioni di gennaio saranno adeguate a legittimare ambizioni di colonna sinistra della classifica o di andare alla ricerca di una salvezza che possa essere il più tranquilla possibile.





