Può quasi già essere tempo di consuntivi per l’avventura di Jeremy Menez alla Reggina. Il colpo forse più mediatico della storia amaranto, al netto dell’effetto Nakamura in Asia, non ha reso quanto ci si aspettava.
L’illusione è stata che potesse, per una volta, mettere da parte il sentimento di indolenza, soprattutto inconscia, che nel corso della carriera non gli ha permesso di mettere a frutto il suo enorme talento.
Anche alla Reggina lo si è visto solo a tratti. Fiammate molto più brevi di quanto non siano state lunghe pause per infortuni, espulsioni evitabili e fasi di totale estraneità alla partita.
Situazioni per le quali è inutile trovare spiegazioni, tenuto conto che hanno animato tutta la sua carriera anche quando era al picco. Assieme a Ben Harfa, Nasri e Benzema rappresentava la golden age ’87 del calcio transalpino, ma se ha raccolto poco è giusto prenderne atto.
La Reggina gli sta cercando una sistemazione con decisione. Il suo brand suscita ancora fascino, soprattutto in luoghi esotici, e spera di trovargliela al più presto. Il buon esito dell’operazione permetterà di risparmiare alle casse societarie il lauto ingaggio che il francese percepisce e che si è rivelato un investimento che si è fatto sentire più sul bilancio che in campo.





