
di Eleonora Scrivo – Una prassi consolidatasi negli ultimi tre anni, causa vacatio partner per entrambe, ha voluto che io trascorressi la sera di San Valentino a cena da zia Orsola. Il menu
è sempre lo stesso, ma ciò che lo rende sublime è l’accompagnamento dei racconti della padrona di casa sui suoi pretendenti, spasimanti, corteggiatori e innamorati, rigorosamente suddivisi per categoria di appartenenza.
Anche quest’anno, sebbene da qualche mese non mi declini più sentimentalmente al singolare, ma al duale, perifrasi che devo obbligatoriamente usare, perché se scrivo single, mia madre mi bacchetta, per abuso ingiustificato di lingua inglese, ho accettato l’invito.
Chiariamoci, non volevo snobbare l’evento e sottrarmi al primo San Valentino pieno di glassa veteroromantica con la mia metà, ma ho ben pensato di intercettare un cuore extra-moenia, nell’anno con l’inverno più freddo degli ultimi 50 anni e in cui la crisi provoca sciopero dei trasporti ad ogni sussulto d’amore e, quindi, tra neve e treni fermi, ci vediamo a singhiozzo.
Il che ha anche un suo fascino da film francese in bianco e nero, con i saluti agli aeroporti e alle stazioni e relativo repertorio di Yves Montand, però ha tanti lati negativi, tipo un 14 febbraio a 500 Km di distanza. Eppure zia Orsola è stata, come sempre, di grande compagnia, infatti, nonostante l’età e, nonostante sia, come dice lei, singolare e singola, per vocazione e per necessità, ha grande fiducia e speranza nell’amore.
Gli uomini che ha incontrato nel tempo, a suo dire, hanno, con tante varianti, parlato d’amore al suo cuore, chi con sicurezza, chi con delicatezza, chi con sofferenza e qualcuno con pragmatismo, ma nessuno con semplicità. Perché, secondo lei, il segreto e il mistero della forza che muove il sole e l’altre stelle, è proprio quello di tutte le grandi cose inspiegabili, l’assoluta semplicità.
Tutti i suoi aspiranti fidanzati, spiega assorta, prima o poi, finivano, per “mettere le ruote all’aquilone”, ossia per adattare la soave levità del sentimento al peso del quotidiano e questo complicava tutto. Pur tuttavia, ha aggiunto, non ha ancora perso la speranza di trovare la chiave della semplicità, soprattutto dopo che l’ho scovata persino io che, cito testualmente, sono stata la regina dell’ipotassi dell’amore, ossia ho costruito tante proposizioni subordinate al sentimento, che, nemmeno Varrone, avrebbe trovato la principale.
Io, di fronte all’insegnante di lettere classiche più temuta del meridione d’Italia, ho ovviamente taciuto, e ho fatto finta di niente, ma ho sorriso dentro, perché è vero che quest’inverno nevica e i collegamenti sono difficili, ma c’è anche un gran vento che, per gli aquiloni, si sa, è l’ideale, con buona pace di Varrone e di tutte le complicazioni sintattiche.




