di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Non è di molto parole, saluta e ringrazia Reggio (unica tappa in Calabria del suo tour estivo) per averla accolta, per poi far parlare 28 canzoni arrangiate dai suoi musicisti che si intravedono sullo sfondo, tra le luci di 5 cerchi rossi illuminati alle loro spalle.
Levante, pseudonimo di Claudia Lagona, nella splendida piazza Castello, accompagnata dalla sua band e da una sezione di archi, ieri sera, ha chiuso il “Reggio Live Fest”, la kermesse di eventi estivi frutto della sinergia tra “Fatti di Musica”, il festival del Miglior Live d’Autore di Ruggero Pegna e “Alziamo il Sipario” del Comune, entrambi riconosciuti dall’Assessorato Regionale alla Cultura e al Turismo “Grandi Festival Internazionali Storicizzati”. Inizia il suo live “accogliente” nel quale questa volta, ha deciso di canalizzare le sue forze nell’emotività, nell’intensità e nella precisione strumentale e vocale, con i brani “Cuori”, “Nuvola”, “Diamante”, “Ciao per sempre”, “Se non ti vedo non esisti” e, subito, ci si accorge degli arrangiamenti più delicati ma non meno carichi.
Claudia conserva infatti, la grinta dei suoi brani ma dona loro un nuovo respiro grazie agli archi. Chi la conosce bene, coglie subito il lavoro fatto sulle sue “creature” musicali, volutamente spogliate e rese scarne come quando le compone.
Si volta spesso verso i suoi musicisti, come se in loro ricercasse quella protezione per ripercorrere il suo bagaglio artistico tirando brani passati come “Duri come me” e “Memo”.
Sembra di stare a teatro, il pubblico seduto la segue a volte in religioso silenzio, sino a quando non arriva la canzone “Gesù Cristo”, brano contro chi tratta male le donne, dove uscita la band restano gli archi e la cantante siciliana rispecchia quella che è “la società attuale che ancora vede la donna come un essere fragile, da guidare nell’identità e nelle scelte, spesso da sminuire”.
“Mi sono sempre schierata dalla parte della donna che non è assolutamente il sesso debole, anzi. È la madre di ogni cosa” – dice andando su e giù per il palco.
Instancabile continua il suo lungo viaggio con la sua carovana, percorrendo quella strada fatta di salite e discese e dovuti allontanamenti.
Il tono della sua voce diventa una cosa sola con i suoni che accompagnano “Magnamemoria”, “Tutti i santi”, “Lasciami andare” dove, guardandosi indietro, traspare quella nostalgia per rielaborare i ricordi che continuano a condizionare il suo presente e che la fanno sentire legata alle sue radici. Ma Claudia sa che le cose cambieranno e a quei ragazzi seduti che la ascoltano, parla di futuro senza memoria, di questo presente difficile e a volte, incomprensibile ma si aggrappa alla promessa che “andrà tutto bene”.
Abbracciando la sua chitarra continua a sognare con “Lo stretto necessario” omaggiando la sua amata terra, i suoi eterni ricordi, il suo Sud.











