Nel calcio ci sono tanti tipi di allenatori. Ci sono, ad esempio, quelli che in allenamento guardano soltanto l’operato dei propri calciatori e quelli che, invece, sono pronti a richiamarli per ogni sottigliezza.
Toscano si iscrive al secondo gruppo. “Un martello” lo hanno definito e lo definiscono in molti.
Uno che ride poco quando si lavora e non che perde mai la concentrazione Uno che, si narra, osservi i suoi giocatori anche quando sono a tavola.
Non gli piace chi va fuori dagli schemi, non in senso tattico. Nelle sue interviste lo si sente parlare spesso di spirito sacrificio a partire dagli attaccanti, perché, per lui, un giocatore che non è in grado di fare le due fasi non può far parte della sua squadra.
Sembra un’esagerazione, poi si scorre il curriculum del tecnico e si capisce che la sua è una ricetta vincente.
E’ un po’ un sergente di ferro in quanto a perfezionismo. Ed è questo il motivo, per il quale, più che calciatori lui cerca soldati.
Quelli che sanno che conta la gloria personale in battaglia, la vittoria della guerra.
E nessuna categoria è più guerra della Serie C.





