Raccolta differenziata Reggio Calabria: quasi una iattura per la città. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Zone con ancora i cassonetti dell’indifferenziata sepolti dall’immondizia, mastelli spazzati via dal maltempo o mai svuotati dal servizio “porta a porta”.
Prima di demonizzare il fenomeno, occorre fermarsi a riflettere. Rendersi conto che la ‘differenziata’ è un naturale anello di congiunzione tra una popolazione e il suo grado di civiltà. Basti pensare a quanto dopo si sia arrivati ad altre città o ai popoli del Nord Europa. L’analisi può essere affrontata basandosi sugli esempi virtuosi. Si, perchè c’è una Reggio dove funziona alla perfezione. Il problema è che si tratta di Reggio Emilia.
Raccolta differenziata Reggio Calabria: l’esempio emiliano
Reggio Emilia è una città poco più piccola della sua omonima calabrese. Recentemente i reggiani sono stati elogiati per la loro capacità di usare un servizio che, alla lunga, porta anche dei risparmi sulle tasse per i rifiuti. La città avrebbe dovuto raggiungere entro il 2019 l’obiettivo del 70% della produzione di differenziata sul cumulo totale dei rifiuti. Il sunto è che, in barba ai traguardi minimi, Reggio Emilia ha raggiunto il 75% già nel 2018. Viene spontaneo allora chiedersi come funziona e confrontarla con il demonizzato sistema reggino. A Reggio Emilia la differenziata si articola in due diversi sistemi. Uno riservato al centro, l’altro alle zone periferiche.
La differenza sostanziale risiede nel fatto nelle zone più “turistiche” si scelgono ancora i contenitori di “massa”, in periferia il “porta a porta” funziona allo stesso identico modo di Reggio Calabria.
Raccolta differenziata Reggio Calabria: il modello reggiano
Ci si chiede quale sia la differenza sostanziale. In realtà le chiavi di lettura possono essere molteplici. La prima, e bisogna avere il coraggio di dirlo, nasce dal senso civico. Il Primo Cittadino di Reggio Emilia ha più volte elogiato il comportamento dei propri cittadini, da tempo tra i più sensibili alle politiche “green” in Italia. E non bisogna nascondersi dietro ad un dito quando c’è da raccontare che molti cittadini, fino ad ora, hanno aggirato l’impiccio di differenziare i rifiuti gettando i propri sacchetti nei quartieri dove la differenziata non era ancora arrivata.
L’altra è che, come spesso accade a certe latitudini, può capitare (anche spesso) che i servizi pubblici non brillino per puntualità e sistematicità.
E non bisogna dimenticare che il “porta a porta” rappresenta uno strumento “indigesto” per gli invisibili. Quelli che da anni vivono nella propria abitazione, ma che non hanno attive utenze relative a rifiuti ed acqua per usufruirne. Per ricevere i mastelli occorre esibire un codice fiscale associato ad una bolletta Tarsu. Chi se ne è sempre guardato bene del palesarsi ha come unica soluzione quella di gettare tutto in strada o di chiedere ospitalità al mastello di un vicino. Senza giri di parole: la differenziata ha forse riportato alla luce un po’ di polvere che c’era sotto al tappeto.
Problematiche, probabilmente, non troverebbero risoluzione con alcun sistema innovativo.






