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Vibo Valentia – Cgil: “Clima pesante: no alla violenza”

4 Giugno 2018
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 2 minuti
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Un morto e due feriti. Questo il bilancio della vile aggressione avvenuta la scorsa notte a San Calogero in provincia di Vibo Valentia. Preso di mira come un bersaglio di tiro a segno: così è morto Sacko Soumaila, ventinovenne maliano, che insieme ad altri due connazionali, regolarmente soggiornanti in Italia, si trovava all’ex Fornace, una fabbrica abbandonata nella zona di San Calogero, alla ricerca di lamiere e altro materiale di scarto utili per costruire l’ennesimo riparo di fortuna. Soumaila e gli altri due migranti feriti, Madiheri Drame e Madoufoune Fofana, vivevano nella II Zona Industriale di San Ferdinando, nell’area della tendopoli nella quale da anni sopravvivono in condizioni disumane i numerosi braccianti impiegati nei campi della Piana di Gioia Tauro.
Da troppo tempo, come Flai e Cgil denunciamo le condizioni di vita e di lavoro alle quali sono costretti a sottostare ancora oggi, malgrado gli importanti risultati legislativi ottenuti e l’allestimento della nuova tendopoli, uomini e donne che di anno in anno durante la stagione di raccolta ritornano nella piana. Quello che è accaduto, oltre a dimostrare drammaticamente quali possano essere le conseguenze della mancata accoglienza e dell’inesistente integrazione, impone ancora una volta l’intervento immediato e non rinviabile dello Stato per il superamento definitivo dell’ormai nota situazione alloggiativa in cui sopravvivono da troppo tempo uomini, donne e bambini. Come più volte ribadito, vanno messe definitivamente in atto tutte le azioni necessarie per favorire la fuoriuscita dall’ancora attuale condizione di degrado e precarietà che caratterizza l’intero territorio della Piana di Gioia Tauro e ridare dignità al lavoro agricolo garantendo il rispetto dei contratti e individuando fin da subito idonee strutture alternative alle baracche, ai capannoni e ai casolari, serviti in questi anni, e mai come adesso, a coprire il fabbisogno di posti letto e quanto necessario. Un’accoglienza dignitosa è il primo passo per arginare gravi abusi quali lo sfruttamento lavorativo: negare un’accoglienza degna di un paese civile a questi lavoratori vuol dire necessariamente consegnarli ai caporali e agli sfruttatori.
Quanto avvenuto la scorsa notte è sconcertante e nel ribadire la nostra condanna verso tali gesti manifestiamo serie preoccupazioni per l’aumento di violenze inaudite alimentate da un clima esasperato sempre più dedito all’odio. Nel totale dissenso per quanto accaduto, confidiamo nel l’operato delle Forze dell’Ordine e della Magistratura perché facciano piena luce consegnando il responsabile alla Giustizia.

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