di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Uno scambio di emozioni in musica e parole per augurare un Santo Natale ma anche un tenero abbraccio di un artista che con la sua possente voce è riuscito a creare un viaggio trasversale all’interno della vita. Al teatro “Francesco Cilea” ieri sera, il tenore Piero Mazzocchetti con il suo “Concerto di Natale”, evento inserito nella rassegna “Le maschere e i volti” organizzata dalla Polis Cultura, ha costruito brano dopo brano, un travolgente percorso tra musica leggera, lirica, crossover dimostrando che “la musica è un linguaggio universale, eccezionale, profondo, non ha barriere e arriva a tutti indifferentemente dal colore religioso, politico, culturale”.
Sul palco ad accompagnare Mazzocchetti, l’eccellente band composta dai musicisti Roberto Desiderio, Gabriele Pesaresi, Pierluigi Santullo, Francesco Mammola e il raffinato quartetto d’archi. Alcuni brani poi, sono impreziositi dal volto noto di Rai Uno, la ballerina coreografa Grazia Cundari. La parola d’ordine è vita e Piero con la sua potente voce, inizia ad entrare in quelle esistenze di artisti che hanno segnato il panorama nazionale ed internazionale della musica spaziando con un repertorio che parte dagli anni ’40, ’50 sino ad arrivare ai giorni nostri. Presa la valigia di cartone, si sale sul “treno Mazzocchetti” ben sapendo che questo sarà un lungo ma indimenticabile attraversamento sentimentale. Un gioco di colori e luci, accompagna “Tu che m’hai preso il cuor”, “Schiavo d’amore” (canzone con la quale l’artista abruzzese si è classificato terzo nel 2007 al festival di Sanremo), “Una lunga storia d’amore”, “Aveva un cuore che ti amava tanto”, un omaggio dovuto all’amico Mino Reitano con il quale, ci tiene a sottolinearlo Piero, “c’era un rapporto di profonda stima e affetto”.
Il treno corre sui binari della vita passando da Louis Armstrong con “What a wonderful world” a Nicola Piovani con “Beautiful that way” perché “nonostante sia difficile, ci mette sempre alla prova, a volte ci bastona, la vita è bella così”.
Guardando la platea letteralmente stregata dall’unione di parole e musica, Piero continua la sua attraversata scomodando Domenico Modugno con “Meraviglioso” e “Tu sì na cosa grande” perché “vedervi da questo palco è una cosa indescrivibile – urla Mazzocchetti alla platea che ha “invaso” di applausi il tenore – Aprite le luci e fatemi vedere questo straordinario spettacolo. Siete davvero belli, questa sera è magica e la città merita tale magia. Io non sono un fan delle canzoni di Natale, le farei cantare solo ai bambini che sono la parte del mondo più candida, buona, più spensierata, che non ha pregiudizi. Ma è giusto fare un omaggio anche al nostro Natale”.
Dalle note di “Dolce sentire – Fratello sole e sorella Luna” , Mazzocchetti torna ad una colonna della musica italiana Lucio Dalla con “Caruso” per poi continuare sulla riga di “Parlami d’amore Mariù”, “I migliori anni della nostra vita”, “White Christmas” all’omaggio a Totò con “Malafemmena” e “Reginella”. Quello proposto dal tenore non è altro che un riassunto della sua carriera tra la lirica e il pop, un breve ma intenso excursus in cui il cantante lirico ha dimostrato in questi anni, di essersi messo in gioco e di aver vinto le sue sfide superando i confini della musica.
“Noi artisti non abbiamo la forza di poterci imporre sulle pressioni economico-sociali che il Paese chiede – riflette ad alta voce Piero – La cultura è un valore, una “conditio sine qua non” e, se non si infonde nelle scuole, i teatri avranno vita molto breve. Se non cambia il sistema di istruzione, di formazione dell’Italia, la musica e la cultura musicale sarà solo l’appannaggio delle generazioni precedenti. Basta poco per essere felici, non bisogna cercare cose straordinarie”.
L’artista guardando la platea chiede se c’è il sindaco, ovviamente assente, ma c’è il consigliere comunale delegato ai Grandi Eventi Nicola Paris e a lui rivolge un accorato appello: “Voi potete aiutarci a non far morire la cultura”. Quello di Mazzocchetti non vuole essere un pesante sermone ma un consiglio a vivere meglio questa vita, a godercela sino in fondo senza troppe rinunce, a salire su quel treno anche se, a volte, questo ci porterà lontano da casa. A lottare per il benessere dei nostri territori. Il convoglio si sposta in America e si ferma da Frank Sinatra con “Strangers in the night” e “My way” per poi fare le ultime tappe in Italia con “Ciao, ciao bambina”, “O sole mio”, “Un amore così grande”, “Nessun dorma”. Quell’incantevole viaggio sta per finire ma Piero Mazzocchetti da bravo “conducente” musicale dimostra di avere un grande merito, quello di aver fatto rivivere la musica e di aver riportato in scena il suo grande potere. E’ la musica che ci riporta indietro nel momento stesso in cui ci porta avanti, così da far provare contemporaneamente, nostalgia e speranza e a non farci sentire dentro il silenzio che c’è fuori.










