Ecco, un classico della favola di tutti tempi!
Lo Schiaccianoci di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann che racconta la grande “sfida dei sentimenti” umani, l’eterno scontro tra il bene e il male – pubblicato nel 1816 e ripreso perfino da Alexandre Dumas padre che ne realizzò una sua versione alquanto discutibile – va in scena in pompa magna sullo stage del Teatro Cilea,il 10 dicembre p.v. alle 21, per stupire e incantare i cuori degli spettatori, farli viaggiare sulle ali dei sogni e della fantasia, così da toccare il lato più intimo e nascosto della natura umana, sempre più “inquinato” dall’imperante binomio consumismo-tecnologia, con le musiche di quel geniaccio tardoromantico diPetr Ilic TCajkovskij, le coreografie di Marius Petipa e i fastosi costumi da “Mille e una notte”. Non a caso, questo è lo spettacolo più rappresentato al mondo durante le festività natalizie.
Come si sa, la trama dello Schiaccianoci ci porta attraverso il paese incantato dell’amore, del sogno e della fantasia: una favola “fatta di dolciumi, soldatini, alberi di natale, fiocchi di neve e fiori che danzano, topi cattivi, prodigi, principe azzurro e fatina”, trasmutata in un balletto che ammalia i bambini ma incanta forse di più gli adulti – i quali attraverso il carattere trasformativo e ri-creativo del “sogno rappresentato” possono rompere il loro sguardo convenzionale sulle cose del mondo, sulla routine quotidiana orfana di sogni, sulla malinconica e nuda realtà, in cui male e bene vanno di solito a braccetto anche dentro le caverne del nostro animo.
Per l’ennesima volta, il Balletto di San Pietroburgo, fondato nel 1877 da borghesi russi con quarti di nobiltà, uno dei migliori corpi di ballo internazionali – che vanta un repertorio di prima grandezza e che include alcuni classici del patrimonio artistico-musicale, come Il Lago dei Cigni, La Bella Addormentata, Cenerentola, Biancaneve, Don Chisciotte, Carmen, Coppelia, Lo Schiaccianoci – ci riempie di stupore non solo per la bravura dei suoi ballerini, del calibro di Ernest Latipov e Natalia Lazebnikova, entrambi solisti del Teatro Marinsky di San Pietroburgo, ma anche per le sceneggiature originali, favolosamente allestite, e una successione di “quadri” fantasmagorici che divengono un’autentica goduria, un’estasi per gli occhi. E’ noto che le rappresentazioni della Compagnia del Teatro, che si muovono sull’onda delle grandi tradizioni del balletto russo, sono state ammirate e seguite con passione artistica sul palcoscenico di mezzo mondo da milioni di spettatori, soprattutto in Europa, Africa, Cina, Giappone.
Il primo atto dello Schiaccianoci prende il là alla vigilia di Natale, agli inizi dell’800, con un sindaco che indice una festa per gli amici e i loro figlioli per distribuire affetti e regali: tre pupazzi, un Arlecchino, uno Schiaccianoce a forma di soldatino, una bambola, e il re dei topi, che appaiono, quasi per magia dalla bacchetta del signor Drosselmeyer, ospite e amico di famiglia. Da qui si dipana una fantastica vicenda fatta di lotte e conflitti tra la protagonista, Clara, e i pupazzi che si animano, i topi, i quali verranno sconfitti insieme al male: lo schiaccianoce si trasformerà in un giovane nobile, e i due innamorati, cioè il principe azzurro e Clara, entreranno nel Regno dei Dolci, dove c’è la Fata Confetto che li accoglie in amicizia. Alla fine va in scena lo spettacolare Valzer dei Fiori, dopo il quale Clara, la protagonista, si ritroverà nella sua poltrona con il suo schiaccianoci in grembo, felice di questo sogno di Natale.
Il lieto fine è d’obbligo, ça va sans dire. Imperdibile questo splendido balletto. Number One. Andatevelo a godere. Fatevi un favore. Non lo perdete!
NANDO MINNELLA





