Dal 1° dicembre 2017 chi si trova in condizione di povertà assoluta potrà presentare domanda di accesso al Reddito di Inclusione. Uno strumento che secondo il Governo avrà una funzione importante nel contrasto alla povertà all’interno all’interno di un piano d’ interventi che dovrebbe disegnare una “rete” capace di mettere in rete i servizi sociali e gli altri servizi territoriali (lavoro, salute, scuola, casa).Una vera e propria infrastruttura sociale, riconoscibile sul territorio, e con la partecipazione più ampia della comunità, a protezione dei suoi componenti più fragili. La finalità del Reis è quella di superare il classico bonus monetario attraverso progetti personalizzati in grado di fare uscire dalla povertà i soggetti coinvolti attivando percorsi d’integrazione lavorativa e sociale.
Ma questi progetti che dovrà redigerli e seguirli? La misura prevede che siano redatti e seguiti da un numero adeguato di assistenti sociali distribuiti su tutto il territorio, professionisti che però non ci sono. Nella città di Reggio sono operativi solo 9, quando ne servirebbero una trentina ed accanto ad essi psicologi ed educatori. Se guardiamo poi al territorio provinciale è ancora peggio, l’80% dei Comuni è sprovvisto di questa figura. Con i fondi del Pon Inclusione se ne potrebbero assumere solo a Reggio 20 ma non si hanno notizie di bandi imminenti così come hanno fatto altri Comuni. Messina ad esempio.Il rischio reale è quello di progetti che arriveranno con tempi lunghissimi oppure saranno più o meno progetti “fotocopia” che tradendo lo spirito del ReI farà arrivare soldi senza progetto, l’ennesima misura assistenzialistica. Sappiamo che l’assessore alle politiche sociali Lucia Nucera si sta adoperando per risolvere il problema ma burocrazie ministeriali e locali stanno accumulando ritardi che ricadranno come al solito sulla pelle dei più poveri e fragili.




