di Domenico Grillone – “Questa realtà musicale del Sud Italia rappresenta una grande forza. Sono contento di conoscere questa orchestra ed orgoglioso del fatto che la stessa aprirà il mio concerto”. Ad esprimersi così nei riguardi de “I Tamburi di Luca Scorziello” è Gilberto Gil, icona vivente dell’universo musicale brasiliano, pronto ad accogliere, dopo aver visionato assieme al suo manager diversi video dell’orchestra calabrese, la proposta di Ruggero Pegna consistente in una “incursione” dei “Tamburi” il 5 novembre prossimo al teatro Cilea in occasione del concerto dell’ex ministro della cultura brasiliana per un tour che prevede solo quattro tappe europee: Reggio, Londra, Helsinki e Basilea, prima della grande chiusura del tour al Carnevale di Salvador di Bahia nel 2018. Un’occasione fantastica e di grande prestigio per Luca Scorziello e la sua orchestra, proprio nel momento in cui esce “Casbah”, uno splendido brano che farà parte, assieme al più conosciuto “Obadajè”, del primo lavoro discografico dell’orchestra del percussionista ed arrangiatore reggino. “Sono cose che rimangono impresse per sempre nella propria vita – dice Luca Scorziello nel commentare la sua partecipazione all’evento – Gil da sempre è stato per me un maestro, un caposcuola anche perché, come molti sanno, sono profondamente innamorato della musica brasiliana. Stiamo organizzando il nostro intervento al Cilea in maniera tale da non dare fastidio ai circa cento musicisti che si alterneranno sul palco del teatro reggino. La mia idea è quella di far conoscere a Gilberto Gil un po’ della nostra musica tradizionale calabrese contaminata da influenze arabe e con l’uso della lira calabrese. Tra l’altro il sound dei Tamburi non è prettamente brasiliano. C’è qualcosa che rimanda alla Mpb ma ci sono anche delle chiare ed evidenti influenze mediterranee. Suoneremo due brani, così come ci hanno richiesto, e saranno Obadajè e Casbah”. Riguardo il disco dei Tamburi, che si prevede uscirà entro la fine dell’anno, si è arrivati alla fase del missaggio. Un disco autoprodotto ma che già registra un grande interesse da una casa di distribuzione molto importante e che Luca vuole ancora tenere nascosta. L’orchestra dei Tamburi è composta da 23/25 elementi, del tutto simile a diverse orchestre brasiliane dello stesso tipo, ma per alcuni discografici il numero dei musicisti potrebbe rappresentare una difficoltà. Ma la caparbietà di Luca ha fatto la differenza. “Ho tenuto duro sul numero dei musicisti, anche perché credo moltissimo sull’entusiasmo ed il talento dei ragazzi che vedono in me un punto di riferimento. E penso che fino a questo momento non li abbia delusi. D’altronde in questo campo occorre rischiare e credere nei propri progetti, anche in un momento difficile come questo. Perché nel momento in cui abbiamo paura di rischiare questo mestiere non lo possiamo più fare. Peraltro, abbiamo alzato l’asticella dal punto di vista degli arrangiamenti e più in generale sulla qualità del prodotto, tutte cose che la gente apprezza”. Il disco dei Tamburi di Luca Scorziello si chiama “Obadajè” ratto dal brano omonimo e conterrà otto brani e una cover per la quale Scorziello non vuole ancora svelare di cosa si tratta. “Ti piacerà moltissimo, posso dirti solo questo”. Tanti gli ospiti presenti ma anche qui Luca glissa un po’ sui nomi, confermando però la presenza di Mario Venuti. Quasi pronte le strutture di due, tre video, compreso lo storyboard (bozza della produzione audiovisiva o multimediale, ndr) del brano che dà il titolo all’album il cui video sarà girato al porto di Reggio dal momento che si tratta di una storia d’immigrazione. Nello stesso video Mario Venuti interpreterà la parte di un finanziere che prende le impronte agli immigrati. E le impronte digitali stilizzate rappresentano la copertina del disco, quindi dal forte sapore simbolico. Intanto è possibile ascoltare il singolo “Casbah”: un brano avvolgente, di grande impatto emotivo in cui sono evidenti le influenze arabe, africane che vanno a contaminarsi con il flamenco e con un finale in cui si elevano le note del trombettista dell’orchestra, Giacomo Tantillo, di Bagheria, uno dei solisti dell’Orchestra nazionale giovanile di jazz. “Un musicista che promette bene – sottolinea Scorziello – e che fa parte in pianta stabile del nostro gruppo”. Il percussionista reggino con questo lavoro è stato capace ben amalgamare suoni e ritmi prodotti da 23 musicisti. E non è poco. “L’idea di applicare la dimensione dello chef nella musica mi piace tantissimo: si tratta dei ‘sapori’ che riesci ad infondere nei brani, di saper mescolare, dosare influenze arabe e spagnole che poi ti rimangono in testa, un po’ come il retrogusto di una particolare pietanza che ti si appiccica al palato”.
Il brano, così come tutti gli altri che compongono l’album, è scritto a quattro mani assieme a Bruno Pugliese, eccellente chitarrista ma anche compositore e arrangiatore. Autore, tra l’altro, di un vero e proprio gioiellino musicale, sempre assieme a Luca Scorziello, dal titolo “Mediterranean Sounds” pubblicato nel 2014. “In quasi tutti i miei progetti c’è il prezioso apporto di Bruno – aggiunge Scorziello – e per quanto riguarda questo specifico lavoro posso dirti che non l’abbiamo certo messo da parte. Al contrario, assieme a Bruno stiamo costituendo un quartetto (i due più Pasquale Campolo alla fisarmonica e pianoforte e Fabrizio Aricò, il bassista dei Mattanza) per portare Mediterranean sounds in giro per diversi teatri d’Italia”. Infine, sul concerto di Gil, Scorziello ci tiene a dire che sarà un evento storico per la città, “un concerto che sicuramente si fisserà nelle menti di chi sarà presente il cinque novembre al Cilea”.








