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Storie di calabresi lontani da casa – Rosy Santacroce

5 Dicembre 2011
in Calabresi lontani da casa
Tempo di lettura: 5 minuti
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santacrocerosy
Bella e sorridente,ti abbraccia subito con lo sguardo : Rosy (Rosa Maria Santacroce classe 1954, professione psicologa) è nel pieno fulgore della sua maturità ed appare paga  di un raggiunto equilibrio interiore, manifesto

segno della completezza dell’essere.
E’  serena e rasserenante ; è bello parlare con lei :  e Rosy racconta….
Racconta “ los cuentos del abuelo  Rafael “ che lei, da bimba, ascoltava  rapita dalla magia di ricordi lontani , coltivando in sé , fin da allora, la dolceamara  nostalgia per una terra mai conosciuta ma che ,insieme alle parole ammalianti del nonno, le era entrata nel profondo
del cuore.

Rosy racconta e la storia si dipana sul filo della memoria : il passato ritorna trasfigurato , quasi rigenerato  e vibrante di vita rinnovata.
E’ passionale, viscerale , il legame che unisce gli Argentini alla terra di origine dei loro avi : un  Argentino discendente da Italiani  non finisce mai di sentirsi italiano, per quanto lontani nel tempo possano essere i suoi progenitori!

A Palazzolo  Acreide , la “perla degli Iblei” in provincia di Siracusa, viveva nel benessere ,  sul finire del 1800, la famiglia del bisnonno di Rosy , ricco proprietario terriero. Ma il benessere non durò a lungo !

Giuseppe Santacroce , pater familias di numerosa prole ( 9 figli : 2 femmine e 7 maschi  di cui uno morto precocemente), era il prototipo dei signorotti dell’epoca : autoritario,  prodigo e gaudente, dissipò fino all’ultima lira  il suo patrimonio e quello della moglie
alienando ogni bene e riducendo la famiglia sul lastrico.
Non volle più restare da nullatenente nel paese dove era sempre stato “ signore e padrone” e, nella prima decade del ‘900,  traslocò con tutta la famiglia , in cerca di nuova fortuna , a Reggio Calabria dove riuscì a trovare un lavoro che gli consentì di mantenere dignitosamente
la sua numerosa famiglia. E così quegli otto figli, siciliani per nascita, divennero calabresi di adozione .
Gli anni passavano. I venti di guerra  sferzavano anche l’Italia  e Maria Itria Valvo ,moglie di Giuseppe e madre trepidante di tutti quei figli maschi, volle proteggere qualcuno di loro dalla  chiamata alle armi e fece partire per l’Argentina , mandandolo presso un compaesano che
viveva a Rosario, il primogenito Raffaele da poco ritornato dalla guerra italo-turca insignito (con Regio Decreto del 21/11/1912) di una medaglia al valor militare.

Raffaele fu quindi il primo a giungere in Argentina .Si imbarcò a Genova, alla volta di Buenos Aires, il 25/1/1913. Non aveva ancora 23 anni (era nato a Palazzolo Acreide il 29/9/1890). Poco tempo dopo, in Italia vennero bloccati i  permessi di emigrazione e, scoppiato il conflitto mondiale, tre dei fratelli rimasti partirono per il fronte : uno di loro ,morto in battaglia , è seppellito,insieme ai caduti della prima guerra mondiale, nel sacrario di Redipuglia ; gli altri  due, Paolo e Salvatore , tornarono salvi e  rientrarono a Reggio  dove si sono sposarono  ed  aprirono  famiglia.

Intanto Raffaele, giunto a Rosario,  si integrò nel nuovo ambiente  iniziando il suo cammino di  vita  nella seconda patria che lo aveva accolto e protetto ed imparando ben presto ad amarla. Con l’Italia sempre nel cuore , divenne argentino e tutti lo chiamarono Rafael.

Nel 1919 venne assunto , come motorman de tranvias ,(e vi rimase fino al pensionamento) nell’Azienda Municipale dei Trasporti della Citta’ di Rosario.

Successivamente ( in Italia c’erano difficoltà economiche e si era già sotto il regime fascista) richiamò in Argentina i fratelli Giuseppe junior e Sebastiano ed il padre Giuseppe senior il quale, rimasto vedovo ,viveva da circa un lustro in casa del figlio Salvatore.

I tre si imbarcarono per l’Argentina il 22/2/1927. Giuseppe jr., arrivato a Rosario,conquistò subito tutti, familiari ,amici e conoscenti : era
un “hombre hermoso” ,gioioso e giocoso, estroverso e generoso ; era un provetto ballerino, suonava il mandolino con maestria  e cantava come un tenore……affascinava tutti, soprattutto le donne !
Ma questo fascino gli costò la vita : morì assassinato ( Una fanciulla lo aveva preferito ad un altro pretendente  che lo uccise sparandogli vigliaccamente alle spalle).
E Giuseppe entrò nella leggenda : da quel lontano 1930 nella famiglia argentina ed italiana ,  da una generazione all’altra, si continua a favoleggiare di lui.

Sebastiano  visse  a Rosario ; Si sposò  ed ebbe figli e nipoti .I figli Josè ed Hector son rimasti a Rosario; i nipoti ( Angelina, Adrian e Gabriela ) vivono a Cordoba.

Giuseppe  senior trascorse gli ultimi anni della sua vita in casa del figlio Sebastiano. Mantenne sempre il ruolo dominante di pater familias  anche quando viveva in casa  dei figli : il passato tracollo economico aveva annullato la sua alterigia ma  aveva lasciato integri
il suo orgoglio e la sua fierezza ed i figli nutrirono sempre per lui un amore reverenziale riconoscendogli  autorità ed autorevolezza.
I nipoti che lo conobbero  conservarono e trasmisero di lui  un’immagine maestosa : alto, possente, imperioso , con un cappello a larghe tese, avvolto in un mantello a ruota sotto il quale i piccoli trovavano rifugio e nascondiglio  nei momenti di gioco e di tenera e insospettata complicità.
Nato a Palazzolo Acreide e rimbalzato su Reggio Calabria ,morì a Rosario nel 1936.

Raffaele, il “pioniere” della famiglia,  si sposò  ,a Rosario, il 24 Agosto 1918, con Rosalia  Polizzi, anch’essa di origini siciliane ed ebbe tre figli : Giuseppe, Maria Itria e Leonardo.

Leonardo è il papà di Rosy. Nato a Rosario il 10/6/1929, è la memoria storica della famiglia emigrata. E’ quel che si definisce un bel vecchio dall’antico fascino : alto , vigoroso ed ancora attivo, perfettamente lucido, ha custodito in sé l’amore dei suoi padri per la “ querida Italia “ e lo ha trasmesso alla figlia.
Cresciuto a Rosario , cominciò l’attività lavorativa come rappresentante di commercio nel  settore alimentare.
Nel 1953 sposò Aida Saini ,originaria della provincia di Pavia. Ebbero due figlie : Rosy e Monica,nate rispettivamente nel 1954 e 1960.
Nel 1959 mamma Aida e papà Leonardo cambiano vita e città. Si trasferiscono ad Alta Gracia nelle vicinanze di Cordoba.  Leonardo viene assunto alla Renault  e vi lavora per molti anni.
Successivamente apre e gestisce, con buoni profitti, un market alimentare.
La vita ,complice una serie  di crisi economiche ( meno conosciute del crac argentino del 2000-2001 ma ugualmente pesanti) non è sempre facile ; ciò nonostante  Leonardo ed Aida  riescono a garantire alle figlie il completo ciclo di studi universitari.
Monica si è laureata in Scienze infermieristiche. Sposatasi, ha avuto due figlie e vive ad Alta Gracia.    

Rosy . E’ una affermata psicologa e vive e professa a Cordoba.
Sposatasi  a ventidue anni, ha avuto due figli :Guillermo , psicologo anch’egli, e Matias che è  un designer .
Divorziata dal primo marito, il 12 Marzo 2011 si è sposata con Alfredo Ortiz Arzelan, valente endocrinologo  e docente di Psiconeuroimmunoendocrinologia, ma soprattutto uomo buono, generoso, affabile e gioviale : “el hombre de mi vida” dice Rosy.
Insieme formano una coppia affiatata e complice, illuminata e vivificata dalla freschezza di sentimenti propria della giovinezza dell’anima.

Nella sua splendida maturità ha scoperto in sé una nascosta vena artistica : un giorno ,quasi per  gioco, ha preso in mano un pennello ed ha cominciato  a dipingere dando corpo alle sensazioni ed alle emozioni affioranti  dalle pieghe della sua anima.
Tutti i suoi quadri sono un trionfo di luce  e colore  e generano suggestioni immediate e coinvolgimento emotivo nell’animo di chi li guarda.

Figlia di Leonardo e nipote di Raffaele, Rosy si è abbeverata alla fonte della struggente nostalgia del nonno, ha seguito,come un canto di sirene, il richiamo delle sue radici e si è recata  già due volte in  Calabria e in Sicilia ricercando e seguendo le orme dei padri.
Aveva già fatto da
battistrada il papà Leonardo che ,per primo, insieme alla moglie  (la dolce Aida  da poco scomparsa) nel 1993 giunse a Reggio Calabria alla ricerca di cugini che non conosceva e riallacciò dei legami di affetto che il tempo, la lontananza e le varie vicissitudini della vita avevano spezzato.
Rosy ha rinsaldato questi legami e li mantiene vivi e palpitanti aldilà di ogni distanza di tempo e di spazio.
E’ “ la sangre” che scavalca l’oceano sulla scia invisibile della nostalgia !

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