
di Eleonora Scrivo – Qualche giorno fa, ho accompagnato una collega di passaggio a Reggio, a vedere i Bronzi. Mentre, assieme ad una scolaresca annoiata, ascoltavamo la guida che,
con dovizia di particolari, raccontava origine e storia dei misteriosi e fieri guerrieri, osservavo le due famosissime statue.
Sebbene le abbia già viste in altre occasioni al laboratorio di restauro, dove, di solito, le ho percepite come vip in soggiorno Spa, l’ultima volta mi hanno dato l’impressione di due eroi sconfitti.
E’ risaputo che la bellezza sia spesso negli occhi di chi guarda e, forse, il mio punto di vista è, ultimamente, velato dalla tristezza e dallo sconforto di un clima da inarrestabile decadenza, ma anche i nostri Numi tutelari mi sono apparsi molto depressi.
Quando la guida raccontava della loro secolare permanenza nel mare di Riace, dove furono gettati probabilmente per alleggerire l’imbarcazione che li trasportava, durante una tempesta sopraggiunta, ho notato nello sguardo ceruleo del cosiddetto bronzo A, un guizzo di nostalgia.
Ho pensato al silenzio degli abissi jonici, all’imperturbabilità dei pesci che facevano da cornice ai due capolavori abbandonati dalla paura o dal semplice pragmatismo umano che, spesso, sacrifica ciò che ha un “peso”, specifico o immateriale, ma comunque scomodo, appena cambia il vento.
Poi, ho pensato al loro riemergere al mondo dopo secoli, acclamati e caricati di un valore immenso di riscatto per una terra che, ben lungi dal darsi risposte, aveva disimparato anche a porsi domande, ho ricordato la prima volta che li ho visti esposti al Museo, la prima volta che li ho mostrati a mia figlia, coprendole gli occhi, fin quando non era proprio lì vicina, godendo del suo stupore timoroso, nel disvelarglieli.
Queste immagini mi scorrevano nella mente, mentre la solerte guida accennava al bronzo B parzialmente visibile, perché sottoposto ad un particolare trattamento che, coprendolo di una soluzione altamente tossica, lo renderà per circa dieci anni immune dall’azione degli agenti erosivi.
Meno male, mi sono detta, che, almeno per loro, sia stata ideata una barriera, sebbene velenosa, che ne proteggerà bellezza e storia, dai cambiamenti, dall’ambiente e dai contatti che potrebbero adulterarne la natura.
Chissà, quando ritorneranno in posizione verticale, magari ricomincerannoa guardare con benevola superiorità le nostre piccole vite e il loro fiero sguardo sarà rivolto ad un orizzonte generico e non alle profondità del mare di cui possano rimpiangere le salmastre atmosfere.
Queste domande le ho portate via con me, uscendo dal consiglio regionale, in un’assolata mattina didicembre. Avrei voluto confrontarmi con la saggezza di zia Orsola, ma, da donna illuminata, quest’anno ha deciso di passare il Natale dai cugini in Australia.
Quando mi chiede che si dice in città, le rispondo “tutto vecchio”. Gli anziani, come i bambini, vanno protetti.




