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Storie di calabresi lontani da casa – Sandra Savaglio

28 Novembre 2011
in Calabresi lontani da casa
Tempo di lettura: 4 minuti
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sandrasavaglio
I tratti somatici non ti portano sulle tracce della Calabria, per lo meno di quella Calabria tipizzata da clichè e, troppo spesso, pregiudizi. Quei colori chiari, quegli angoli del volto

spigolosi ti fanno pensare più a un’irlandese che ad una figlia di Calabria, soprattutto se il suo volto fiero campeggia sulla copertina di “Time”.
E’ l’alba del 2004 e il prestigioso periodico dedica l’apertura a Sandra Savaglio, scienziata ed astrofisica con un titolo assai emblematico: “How Europe lost its science stars” (Come l’Europa ha perso i suoi scienziati)
Il mondo intero conosce la storia di un’emigrazione strana ( e temporanea); una storia fatta di passione e di delusioni, di speranza e di tenacia. Una storia tutta italiana ma, ancor di più, tutta calabrese. Lei al Corriere della Sera si definì “astronoma scappata dall’Italia” e la sua è una storia di emigrazione sui generis, un’emigrazione legata ad un periodo specifico della vita ma anche un’emigrazione che lascia in bocca un retrogusto amarissimo.
Sandra è cosentina ed ha sviluppato il suo percorso formativo integralmente in Calabria. Il liceo è lo “Scorza” di Cosenza, l’Università è l’Unical di Rende. Era il 1991 quando Sandra Savaglio, a 24 anni, si laurea in fisica e che fosse destinata ad una carriera brillantissima è evidente.
Inizia a viaggiare per il mondo, assecondando la sua passione e la sua voglia di ricerca, a qualunque costo.
Australia, Germania, Parigi, Usa, pubblicazioni, congressi scientifici, relazioni, conoscenze sono il suo pane quotidiano, unito all’entusiasmo ed alla speranze di avere indovinato il numero giusto sulla ruota più importante della vita, quella della realizzazione personale, come donna e come ricercatrice.
Vince il concorso all’osservatorio di Monte Porzio, Roma, ma ciò, invece di diventare la porta verso un futuro radioso, rischia di trasformarsi nell’anticamera dell’inferno. “ Ho conquistato quel posto vincendo un concorso” – ricorda con amarezza Sandra  “ma sono finita sotto processo per truffa. Nel maggio del 2003 sono stata assolta perché il fatto non sussiste. Era successo che qualcuno, che aveva interesse a sistemare la propria figlia, aveva fatto ricorso…”
Il concorso viene ri-bandito e Sandra lo rivince. Stavolta, però, è lei a voltare le spalle. Invece di rientrare trionfante, volta le spalle e se ne va, nonostante i ripetuti tentativi di trattenerla posti in essere dal direttore dell’osservatorio: “Dopo quello che avevo passato” – sorride amara Sandra – “si erano create condizioni per me insostenibili. Tornai in America”.
L’America per Sandra si chiama “Johns Hopkins University” di Baltimora, nel Maryland. Lei, in un primo momento, mantiene “congelato” il posto a Monte Porzio, senza stipendio, ovviamente. Un modo come un altro per tenersi aperta una porta che nel profondo del suo cuore lei sa bene che non varcherà più.
L’America di Sandra parla la lingua della ricerca, di ciò per cui lei, in definitiva, è nata: “Mi trovai subito molto bene” – ricorda la scienziata – “l’ambiente era fortemente stimolante e poi, in qualche modo, mi sentivo a casa, visto che ho tutti i parenti in Pensylvania”.
E così, il 2004 per Sandra “l’americana” si apre in maniera sorprendente che più sorprendente non si può: “Erano interessati a parlare con alcuni scienziati operanti negli Usa” – ricorda divertita Sandra – “e facemmo una lunga intervista telefonica, ma un bel po’ di tempo prima. Dopo quasi due mesi” – continua Savaglio – “mi chiamarono dall’agenzia fotografica che lavora per il Time e mi dissero che volevano mettermi in copertina. Io pensai ad uno scherzo, ma capii in fretta che era tutto vero. Stettero una giornata intera con me a Baltimora, fecero moltissimi scatti e poi…mi ritrovai su quella copertina che, ormai è storia. Una copertina” – valuta la scienziata – “forse addirittura troppo seriosa per me, ma la sensazione è stata strana e straordinaria al tempo stesso”.
La foto la ritrae, fiera ed austera, davanti alle due bandiere, dell’Europa e degli States, quasi a voler simboleggiare il bivio di fronte al quale in tanti si sono ritrovati e che Sandra Savaglio ha affrontato con serenità: “Non è stato facile” – ricorda Sandra – “anche se gli Stati Uniti mi accolsero come meglio non avrebbero potuto. I primi tempi, a Baltimora, andammo un po’ in giro con una mia amica calabrese e finimmo in un ristorante italiano. Dopo un po’ la colonna sonora era ‘Calabrisella’. Mi sono commossa, ed anche tanto. Cosa vuoi” – continua – “la Calabria, la tua terra, te la porti dentro, nell’anima, nel sangue. E’ un legame paragonabile solo a quello che hai con i genitori, che peraltro sono rimasti là; non lo puoi cancellare, ma non lo puoi nemmeno cambiare, non ci riesce il tempo, non ci riescono i chilometri.”
E la Calabria torna, ancora. Da protagonista, e più gli eventi provano ad allontanarla, più lei si affaccia prepotente, nello stomaco, prima ancora che nel cuore. “Di tutto ciò mi sono resa conto” – continua in maniera appassionata Sandra Savaglio – “incontrando conterranei ma anche ricevendo messaggi ed email da calabresi all’estero. Mi dicono che per loro sono un testimonial ed io sono orgogliosa. Per me” – sintetizza la scienziata – “è una specie di missione della quale vado fiera”.
L’America le è rimasta nel cuore anche quando, pochi anni dopo, la vita l’ha riportata in Europa, al Max Planck Institut di Monaco: “Si, gli Usa per me hanno rappresentato tanto, anche se abituarsi al loro cibo è stato veramente duro…”  – sorride Sandra – “mi sarebbe piaciuto restare lì, ma anche una certa nostalgia per l’Europa si fece sentire. Sono rimasta legatissima agli States, mi capita di tornarci e lo faccio sempre molto volentieri e poi questo straordinariamente solido filo che lega la Calabria all’ estero io lo sento sempre fortissimo. Chissà perché, anche da parte dei non calabresi c’è un’attenzione particolare per la Calabria; sarà perché fa molta tenerezza, perché, in qualche modo, è la Cenerentola dell’Italia”.
Di certo c’è un’anima molto calabrese nella storia a stelle e strisce degli Stati Uniti d’America. E quest’aniam si presenta con i volti più diversi. Quello di Sandra Savaglio è uno dei migliori.

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