di Anna Foti – La bellezza delle donne dell’antica Kroton decantò nella Magnagrecia grazie all’arte del pittore greco antico vissuto tra il V e il IV secolo a.C., Zeusi; essa decanta ancora oggi, a distanza di secoli, grazie all’opera al pittore italiano di periodo romantico Eleuterio Pagliano (1826 – 1903). Ammesso giovanissimo all’accademia di Belle arti di Brera, combattente contro gli austriaci in occasione della Cinque giornate di Milano e volontario con Garibaldi, Pagliano ritrasse sulla tela, intitolata proprio “Zeusi e le fanciulle di Crotone”, il pittore greco antico e le giovani modelle dell’antica colonia magnogreca in Calabria. La galleria di arte moderna di Milano (Gam) custodisce il quadro. Il pittore romantico si ispirò alla leggenda per la quale Zeusi avrebbe ritratto ciò che di più affascinante avessero le cinque più belle vergini di Kroton con l’interno di raffigurare Elena per il tempio di Hera Lacinia a Kroton. Alcune fonti riportano Agrigento e non Crotone come patria delle giovani. Si ha notizia, infatti, di una commissione della “Elena” da parte degli Agrigentini, ma essendo il quadro dedicato nel santuario di Hera al Capo Lacinio, l’episodio è riferibile anche, e forse soprattutto, a Crotone. Cicerone attribuì a Zeusi, per altro, molti altri quadri nello Heraion che tuttavia nella Magnagrecia si estendeva da Paestum fino a Kroton passando per Metaponto. Sono state, altresì, riconosciute altre testimonianze particolari di un legame artistico con Kroton in alcune monete. Ad Agrigento Zeuse avrebbe donato l'”Alcmena”.
Zeusi diede vita ad un’arte capace di attraversare i secoli fino al Rinascimento di cui, si dice, fu ispirazione per molti artisti. A lui si deve lo sviluppo della pittura su tavola che lui introdusse con il nome di ‘pittura da cavalletto’.
Vi è incertezza sulla sua città natale indicata in Eraclea, toponimo comune a diverse località greche in quel tempo, ed anche sulla paternità delle orme seguendo le quali accrebbe e sviluppò il suo talento artistico. Forse il pittore greco Thasos, forse quello magnogreco Himera. Secondo certa cultura ellenistica Zeusi fu l’erede e il prosecutore delle ricerche artistiche di Apollodoros.
Su di lui qualche notizia frammentaria giunge dagli scritti dello storico Senofonte e del commediografo Aristofane e dal Protagora del filosofo Platone in cui Zeusi viene citato come Zeusippo e di lui si delineano le doti avanzate, nonostante la giovane età, di artista capace e talentuoso.
Molte delle notizie più attendibili relative a Zeusi provengono dallo scrittore Plinio che soccorre, in particolar modo, per la ricostruzione dei vari luoghi di attività di Zeusi: dalla Magna Grecia fino ad Efeso, alla Macedonia, a Samo ed ad Atene, dove si localizza il suo maggior numero di opere. Alla produzione iniziale si assegnano l'”Eros” del tempio di Afrodite e la “Penelope”.
Ad Atene, o a Samo, pare sia ambientata la gara con Parrasio, nella quale Zeusi presentò il dipinto raffigurante un fanciullo con un grappolo d’uva al quale si legano diversi aneddoti tra cui quello celebre secondo il quale la raffigurazione della sua uva sarebbe stata talmente fedele alla realtà da attirare gli uccelli in inganno. Pare fosse anche ammirata la “Famiglia dei centauri”, quadro poi saccheggiato dell’89 a. C. e andato perduto in naufragio al Capo Maléo. Per la città di Efeso, Zeusi eseguì un “Menelao”, mentre in Macedonia per Archelao curò la decorazione del palazzo Reale, forse nella nuova sede di Dion o forse a Pella dove è stata segnalata la scoperta del probabile palazzo di Archelao con un mosaico di Pella con il ratto di Elena che potrebbe essere attribuito a Zeusi (cfr. Enciclopedia dell’Arte Antica Treccani – P Moreno).
Molte sono le opere di destinazione ignota tra cui un “Atleta”.





