
Successe che si era scoperto come l’assessore in carica agli appalti e ai lavori pubblici, quattro anni prima, avesse chiesto e ottenuto il sostegno elettorale del boss conclamato del suo quartiere di origine.
Apriti cielo! Del resto, sin dalla campagna elettorale di pochi mesi prima tutti i candidati a sindaco di Meglio erano stati categorici : il contrasto alla ‘ndrangheta e’ la battaglia fondamentale per il futuro della città – avevano ribadito in coro. L’ex sindaco di Meglio Calabria, ormai eletto Governatore, era andato anche oltre. Osò persino scagliarsi contro la “zona grigia” e la “borghesia mafiosa” che da sempre – aveva urlato tra gli applausi del popolo – malgoverna e affama la città. Risultò chiaro come il destino politico dell’assessore amico dei mafiosi fosse segnato. E, infatti, già alle prime notizie la città fu tutta un subbuglio, come mai era avvenuto nel suo passato. La libera stampa di Meglio non si limitò a raccontare le indagini, ma prese posizione. I migliori editorialisti fecero a gara per spiegare ai cittadini che intrattenere, in piena campagna elettorale, quotidiani rapporti con un boss e i suoi accoliti poteva essere insufficiente per finire in galera, ma era più di quanto occorresse per essere allontanati dalla vita politica. E, così, a ruota, si levarono subito le voci dei rappresentanti degli industriali, della Camera di Commercio, degli ordini professionali, dei costruttori della città di Meglio, tutti concordi nel pretendere che quel settore, così nevralgico per l’economia, non potesse rimanere affidato un minuto di più ad un soggetto che, per comportamenti e frequentazioni, non appariva più insospettabile né dava sufficienti garanzie di trasparenza e legalità. Per non essere da meno, i gruppi politici di opposizione, più che i soliti comunicati stampa, decisero subito severe iniziative consiliari e, insieme con i sindacati di Meglio di Calabria, annunciarono mobilitazioni di piazza e raccolte firme per chiedere conto al politico del suo comportamento disinvolto. Persino il partito di appartenenza del politico deferì subito l’assessore ai probiviri sospendendolo in via cautelativa da tutti gli incarichi interni. I giovani del partito, in particolare, parecchio offesi e irritati, diffidarono l’assessore dal farsi scudo delle accuse rivendicando militanze politiche che, coi suoi comportamenti, egli aveva tradito e disonorato irrimediabilmente.
Cos’altro rimaneva al neoeletto Sindaco di Meglio se non il ritiro immediato delle deleghe all’assessore? Che figura ci avrebbe fatto a temporeggiare, proprio lui, che un giorno sì e l’altro pure non perdeva occasione per appellarsi, anche a causa della pessima situazione finanziaria del Comune, al senso di responsabilità, all’etica pubblica e al rispetto delle regole da parte di tutti, a partire dai comuni cittadini ? E, poi, perché rischiare di farsi trovare indeciso di fronte alla chiamata, che sicuramente sarebbe arrivata, da parte del Prefetto o di qualche alto rappresentate del Governo, decisi ad esercitare tutta la propria moral suasion per porre termine ad una presenza in giunta comunale ormai a dir poco ingombrante? No, pensò il Sindaco, preferibile tagliare subito la testa al toro e all’assessore. Chi sbaglia paga e dà l’esempio. Così fece.
Ma non finì qui. L’ormai ex assessore, lungi dal ritirarsi in buon ordine chiedendo scusa alla cittadinanza, credette di passare al contrattacco con una dichiarazione senza capo né coda in cui, tra il ridicolo e l’arrogante, riversò bile contro tutti i suoi accusatori e, per sé, rivendicò una splendida auto assoluzione. Fu il canto del cigno. A quel punto, a reagire ci pensò l’intera “società civile” che, pure a Meglio, prende la rincorsa lunga prima di partire. Ma, una volta partita, non si ferma più. E così, a Meglio di Calabria, fu tutto un fiorire di sit in, appelli, convegni sino ad ottenere che l’ex assessore, non pentito, si dimettesse anche dalla carica di consigliere e tornasse, nel sollievo generale, ad esercitare in privato la sua professione.
Poi mi svegliai, nel cuore della notte. Ero ancora a Peggio…ops, a Reggio di Calabria, la mia città. E qui, come ci ricorda lo stesso Procuratore capo, il primo problema è ancora convincere la gente che la ‘ndrangheta è un problema per il vivere civile. E non una chance in più per accumulare voti, ricchezze, potere.
Francesco Spanò




