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Memorie – Le prime 1000 radiocronache di Rocco Musolino, “the voice”

9 Novembre 2011
in Memorie
Tempo di lettura: 4 minuti
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musolinoroccolimpico
di Giusva Branca – “Lí, sempre lí, lí nel mezzo, finchè ce ne hai stai lí…” diceva Ligabue a proposito del mediano, di colui il quale c’è sempre, di colui il quale ti puoi fidare sempre, lo

troverai lí.
Rocco Musolino,  professione giornalista, per tutti “the voice” della Reggina, domenica prossima farà 1000. Mille radiocronache (di campionato) a raccontare ad una provincia intera – e dopo l’avvento di internet a tutti i Reggini del mondo – le partite della Reggina.
1000 radiocronache si traducono in 28 anni, scanditi, domenica dopo domenica, dalla sua voce dalle frequenze di Radio Touring. Ventotto anni rappresentano buona parte di una vita professionale, settimana dopo settimana, anno dopo anno, con le pochissime assenze dettate da lutti che, inevitabilmente, in un periodo cosí lungo, poco o tanto segnano la via.
E cosí Rocco ha accompagnato quasi un paio di generazioni e lo ha fatto con la maestria di chi sa abbinare doti di sobrietà e di passione. Mai una polemica, mai una nota fuori dalle righe, pur nel mai nascosto (e perchè mai avrebbe dovuto?) attaccamento alle maglie amaranto, Rocco Musolino é stato occhi e orecchie per migliaia di tifosi, soprattutto quando la paytv era solo un sogno.
Incidentalmente “battezzato” nel 1982 (Reggina-Salernitana 0-1, Fracas, gara di esordio della stagione di C1), Musolino diventa IL radiocronista a partire dalla stagione 1984/85 (C2) e scandisce promozioni e retrocessioni, quando i piano toccati da quello strano ascensore si chiamano C1 e C2, quando gli avversari sono Alcamo e Turris, Torres ed Ercolanese, Frattese e Grumese, Licata e Nocerina (ricordate questo nome, ci tornerà utile).
Sono tempi lontani, quasi romantici. Lo stadio si chiama “Comunale”, la pista di atletica segna un inutile stacco tra pubblico e calciatori, il terreno é piú terra che erba, i protagonisti amaranto si chiamano Marescalco e Giordano, Saviano e Moccia, Vittiglio e Cacitti, i collegamenti dalle trasferte – in assenza di qualunque ipotesi di fonía mobile –  sono figli di trattative private con i padroni di casa dei palazzi insistenti sui vari stadi. Una prolunga (o talvolta, addirittura, una “postazione” direttamente sul balcone), uno squillo in radio per farsi richiamare e la magia del racconto a distanza puó cominciare.
Sempre diverso, sempre uguale.
Le tappe della vita di tutti -anche le sue personali, naturalmente – trovano riferimenti temporali incisi nella memoria a caratteri di fuoco, indelebili.
“Riversatevi per le strade a festeggiare, la Reggina è in serie B dopo 14 anni” urla nel microfono il 12 giugno del 1988 dopo aver raccontato lo spareggio vincente di Perugia, preceduto da una infinita diretta, spesso duettando con Rodolfo Rodà da studio con una semplicità ed una professionalità oggi sconosciute ai piú.
“Lombardo, per la Cremonese Lombardo…se Lombardo segna la Cremonese è in A, se sbaglia si va ai rigori a oltranza…” quasi implora al microfono dallo stadio Adriatico di Pescara un anno dopo, il 25 giugno del 1989. Venticinquemila tifosi in Abruzzo trattengono il fiato con lui, una città intera sta incollata alla radio e le toccherà ascoltare dalla voce accorata, quasi piangente, di Rocco il “brutto epilogo”.
Ancora B, ancora C, ancora B, e gli anni passano, arriva la rivoluzione della tv digitale, in tanti preconizzano il declino della radio, ma Rocco è Rocco e allora, dopo le vittorie, anche per chi le ha vissute allo stadio o davanti alla tv,  è obbligatorio andare ad ascoltare e riascoltare il suo commento, il suo urlo liberatorio, con il cuore eppure mai sgraziato, travolgente e non volgare, eccessivo.
“È serie A, è serie A…” ripete incredulo nel microfono della tribuna stampa del “Delle Alpi” il 13 giugno del 1999 e poi tocca proprio a lui raccontare, passo dopo passo, la storica passeggiata amaranto nel giardino del re. E spesso questa passeggiata diventa picnic irriverente, come in casa della Juve, del Milan, della Roma, dell’Inter, da dove gli amaranto escono sempre imbattuti e, addirittura, dall’Olimpico, vincitori.
Sono lacrime quelle del 24 giugno del 2001, quelle che versano decine di migliaia di tifosi al momento del gol di Cossato nello spareggio contro il Verona che rimanda la Reggina in B, e a Rocco Musolino tocca indossare, ancora una volta, l’abito della sobrietà per raccontare ció che si materializza sotto i suoi occhi.
Meno di un anno dopo Savoldi gela il San Paolo e – di fatto – riporta la Reggina in A. Nella storia ci entra a braccetto con la radiocronaca di Rocco Musolino. Seguono ancora altri sette campionati di A, con emozioni assortite, e gli ultimi di B.
Emozioni straordinariamente uguali, diversissimi i palcoscenici, da San Siro a Benevento, dall’Olimpico a Santa Maria Capua Vetere, dal San Paolo a Gualdo Tadino. Per la città, una città che fa cosí tanta fatica a identificarsi in qualcosa, con qualcuno, negli anni, la voce di Rocco Musolino è diventata rassicurante a prescindere da ció che racconta, affidabile perchè non gira intorno alle parole per accrescere suspance: se è un gol fatto irrompe l’urlo, se è subito, come se dovesse togliersi in fretta un peso, la notizia arriva subito, gelida, tagliente come una lama, ma direttamente e immediata dalle sue  parole. Il suo pubblico, “cieco” come ogni platea radiofonica, non ha bisogno di interpretare le inflessioni, il tono. Nel bene e nel male ambasciatrici sono sempre le sue parole.
Chi ha avuto e avrà nei suoi molti, molti anni ancora di carriera il privilegio di lavorare con lui ne apprezza le doti di umanità, semplicità e straordinaria professionalità, unite ad una insospettabile (per chi lo conosca superficialmente) dose di ironia. Rocco Musolino, negli anni, e soprattutto in quelli della serie A, è stato (ed è ancora, ovviamente) uno dei piú efficaci ambasciatori di Reggio su scala nazionale, lasciandosi apprezzare – cosa difficile – da tifosi, colleghi e uffici stampa che, sovente, hanno trovato in lui anche un amico. Leale e, quindi, poco disponibile a tollerare meschinità assortite che, pure, caratterizzano certi mondi.
Le sue prime mille radiocronache cadono in casa e contro la Nocerina. Forse non è un caso, potevano giungere al “Meazza” o contro avversari piú prestigiosi, ma, a ben pensarci ció avrebbe generato uno stridio non in linea con la semplicità del personaggio.
Ed allora, va benissimo la Nocerina per le prime mille radiocronache di Rocco Musolino, professionista esemplare, ambasciatore di Reggio, fedele custode delle emozioni amaranto, presidente del CdA e direttore della testata di Touring 104, ma, soprattutto, galantuomo.

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