Di Anna Foti – Quest’anno sono settantuno gli anni del voto femminile e del suffragio universale in Italia. Il primo voto delle donne (all’epoca ventunenni) nel nostro paese risale alle prime elezioni amministrative dopo il regime fascista indette del marzo del 1946. Un anniversario importante che segna anche la tappa iniziale per la partecipazione delle donne alla vita politica del paese come elettrici se ventunenni e come cittadine eleggibili se con età superiore ai 25 anni. Tra le donne della Costituente per poco non venne eletta con 18 mila preferenze anche la reggina Maria Mariotti, prima donna invece eletta consigliera comunale della storia a Reggio Calabria nel marzo del 1946. Otto furono le donne candidate nella provincia reggina in questa storica tornata elettorale in cui la donna poté per la prima volta votare ed essere votata. Candidatasi nelle fila della Democrazia Cristiana, Maria Mariotti è stata in carica fino al 1953. Fervente anima del Movimento cattolico femminile in Calabria, attiva nell’Azione Cattolica, nelle sezioni della Fuci e del Meic, fu attiva anche nel Centro italiano femminile, nato a Reggio nel 1945 con la prima presidente Maria Cappelleri. Docente di filosofia, Maria Mariotti è ancora oggi – compirà 102 a maggio – permeata dalla Fede da un’intensa esperienza religiosa.
Presso l’archivio di Stato di Reggio Calabria è custodita, ed esposta in questo appuntamento con la memoria, la documentazione che attesta le elezioni amministrative dell’epoca (a Reggio Calabria si votò il 7 aprile 1946) e l’elezione di Maria Mariotti, prima donna consigliera comunale di Reggio. In occasione di quella storica tornata amministrativa in Calabria furono elette anche altre donne e due divennero sindache, le prime due in Calabria tra le dieci elette in tutta Italia, e furono: Caterina Tufarelli Palumbo Pisani a San Sosti in provincia di Cosenza e Lydia Toraldo Serra a Tropea, allora in provincia di Catanzaro e oggi di Vibo Valentia.
Figlia dell’Italia divisa dall’occupazione tedesca, la conquista del suffragio universale attivo (donne che votano ed leggono) consacrata nel decreto del presidente del consiglio dei Ministri Bonomi reca la data del 31 gennaio 1945 e il numero 23. Le elezioni amministrative, iniziate il 10 marzo 1946 e protrattasi per cinque turni fino a 7 aprile 1946, il decreto sulla eleggibilità (se venticinquenni) delle donne del 10 marzo 1946 numero 74 e l’appuntamento del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 in cui vennero eletti, anche donne e non solo dalle donne, i membri dell’Assemblea costituente sancirono poi altre tappe fondamentali per la storia dell’Italia, ossia la storia degli uomini e delle Donne della Repubblica Italiana. Fu proprio l’assemblea costituente a stendere il testo della Costituzione – fonte superprimaria del nostro ordinamento giuridico e scrigno di valori identitari della nostra cultura – e in cui il popolo italiano preferì la Repubblica alla monarchia.
Ventuno furono le donne elette all’Assemblea Costituente: Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Leonilde (Nilde) Iotti (poi eletta prima presidentessa della Camera dei Deputati tra il 1979 e il 1992, tredici anni di mandato rimasto il più lungo della storia Repubblicana italiana), Teresa Mattei, Angelina Livia Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana Togliatti, Maria Nicotra Fiorini, Teresa Noce Longo, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio. Dal 1 gennaio 1948 la Costituzione definisce il quadro distinguendo solo per età l’elettorato per i due rami del Parlamento: elettorato attivo per tutti i cittadini e le cittadine maggiorenni (21 anni fino al 10 marzo 1975 quando nell’ambito della riforma del diritto di famiglia fu varata anche la legge numero 39 del 1975 che fissò l’età maggiorenne utile per il conseguimento della capacità di agire a 18 anni) ed elettorato passivo alla Camera dei Deputati ai 21 anni (poi 18 anni) e al Senato per tutti i cittadini con età superiore ai 25 anni.






