
di Eleonora Scrivo – Cresciuta con l’idea che l’uso non convenzionale della zucca fosse quello che ne faceva Cenerentola per andare al ballo, in mancanza di un taxi libero, ho avuto forti
resistenze negli anni, ad adeguarmi al cerimoniale di Halloween, assecondando i riti di crescita della generazione cui appartiene la mia ineffabile creatura.
A parte le streghe, che, per intuibili ragioni, incontrano in ogni epoca, favola e dimensione, il mio favore, tutto il kit della festa mi è risultato finora un po’ alieno, ma poiché sono ormai sul pianerottolo degli anta, ho cercato di non pronunciare parole senza ritorno, tipo “ai miei tempi ci si travestiva a carnevale” e mi sono adeguata all’acquisto di maschere e scheletrini di ogni forma.
Quest’anno, però, mia figlia si è dedicata anche all’esegesi della tradizione anglosassone e mi ha illuminato sull’origine dell’uso della zucca e sulla storia del personaggio ad essa collegato, Jack – o’- lantern, per me più comodamente Giacomino il lanternino. Pare che il tipo fosse un mascalzoncello capace di prendersi gioco anche del demonio e che, grazie alla sua furbizia, ottenne dal signore del male che gli fosse risparmiata la dannazione eterna.
Capitò, così, che una volta morto, fu rifiutato dal Paradiso e scacciato dall’inferno e incominciò a vagare nottetempo, tenendo in mano una zucca con all’interno una candela, cercando rifugio casa per casa, ma nessuno gli aprì. Continuò a vagare così senza meta per sempre.
Sarà che gli esuli, anche se un po’ bricconi, hanno sempre popolato il mio immaginario, sarà che in tempi di sbarchi clandestini, l’idea di un senza patria condannato per l’eternità a un destino errabondo mi ha colpita, ho detto a mia figlia di dare un esito diverso alla storia e di provare ad aprire la porta a Giacomino lanternino, in nome della solidarietà, dell’accoglienze ecc. ecc.
La mia piccola, dolcemente, mi ha risposto che, secondo lei, il vagabondo avrebbe preferito continuare a percorrere il mondo all’infinito anche con una zucca a metano, anziché vivere un solo giorno con me. Zia Orsola, che travede per il frutto del mio ventre, ha chiosato diplomatica : “solo perché ne sai una più del diavolo, cara”.
Meno male che tra poco è Natale.




