
Domenico Tuccio nasce nel 1909 a Reggio Calabria ed è il maggiore di tre fratelli. Ben presto decide di andare a far fortuna negli Stati Uniti per aiutare la sua famiglia e, da solo,
si avventura verso il nuovo continente.
Salpato da Napoli con la nave Duilio, giunge nella terra dei sogni e qui contribuisce a edificare la diga di Port Chester. Improvvisamente la condizione economica cambia radicalmente.
Dopo 5 anni di soggiorno all’estero, Domenico decide di tornare in Italia per portare con sé, in America, i suoi due fratelli minori. Ma il giovane non fa i conti con il cuore.
Prima di ripartire infatti, Domenico si dedica alla costruzione delle case popolari a Molochio, piccolo Comune della provincia di Reggio Calabria che conta oggi 2.658 abitanti.
Qui vive con la sua famiglia la giovane Adele. Incantato dalla bellezza e dal candore dell’affascinante sedicenne, figlia di Giuseppe Sorrentino, podestà e segretario del partito fascista, Domenico decide: il resto della vita lo trascorrerà con Adele.
Un giorno si presenta armato a casa della ragazza intimando al padre di questa che se non le avesse concesso la “mano” della figlia si sarebbe tolto la vita.
Il podestà Sorrentino riconosce in quel folle gesto la purezza di un amore giovanile e concede il suo consenso. I due giovani si sposano, ma Adele, legatissima alla sua terra ed alla sua famiglia, restia ad andare in America, prende di nascosto il certificato di soggiorno di Domenico e lo strappa.
Il giovane non condanna il gesto, anche perché quella donna è il vero ed unico amore della sua vita e, per lei, rinuncia al lavoro e al sogno americano. Intanto i fratelli di Domenico si sono trasferiti a Bedford Hills, New York.
Jerry è un servitore dello Stato. In quel periodo difficile, in pieno secondo conflitto mondiale, Jerry decide che deve dare il suo contributo e si arruola.
Prigioniero di guerra, per il suo valore riceve la medaglia d’oro. Dopo la guerra, Jerry acquista una collina a Ridgefield, CT e qui costruisce 101 case diventando ricco. Morto nel 2008, lascia in eredità al figlio una vera fortuna.
Joseph, invece, ama leggere, scrivere, conoscere tutto ciò che può arricchire la sua mente. Ha sempre amato la sua terra e si rifiuta di combattere nella seconda guerra mondiale contro il suo paese natale; grande cultore di Benedetto Croce, diventa in fretta uno stimato assicuratore.
Mr Tuccio, morto il 31 Luglio 2008 a 91 anni circondato da familiari e amici, si laurea nel 1940 presso l’Università Bowdoin nel Maine, terzo nella sua classe con lode Phi Beta Kappa. Frequenta, poi, la Columbia University di New York City per un master in lingua inglese.
Gli introiti sono quelli che sono, e allora Joseph si impegna in diverse attività: insegnante in una scuola superiore, operaio in una catena di montaggio, venditore di sigarette e di auto, prima di dedicarsi esclusivamente alla sua agenzia di assicurazione costituita nel 1952.
Una sera guardando la tv, si sintonizza sul canale che trasmetteva il concorso di bellezza Miss Italia e per la prima volta, vede la donna della sua vita.
Rita Stazi, ventiduenne eletta Miss Italia nel 1951 e semifinalista nel 1953 al concorso Miss Universo Pageant a Hollywood, California, lo ammalia con il suo fascino e, dopo tante perizie, attese e lunghi viaggi per conoscerla, Joseph riesce a conquistarla. Praticamente va a prendersela.
Si sposano nel 1954. Spenti i riflettori del successo, Rita decide di allontanarsi dal mondo dello spettacolo, si iscrive all’Università, conseguendo la laurea in contabilità.
Insieme a Joseph si trasferisce a Point Lookout in Ridgefield, Connecticut nel 1961, per crescere i loro quattro figli: William apprezzato pilota d’aereo, Susy amante delle sfide tant’è che in un mese copre in bicicletta il percorso dall’Alaska a New York, Joseph junior, modello che sfila per le passerelle di Versace, George, il quale prosegue nell’attività del padre ed oggi è, anche lui, uno stimato assicuratore.
Joseph e Rita divengono in fretta una cosa sola, per loro priorità assoluta sono i figli e vivono insieme per più di 40 anni tra le gioie e i dolori causati, alla fine del percorso comune, da una lunga malattia che colpisce Rita.
L’ex Miss Italia perde la sua battaglia contro il cancro e chiude il suo percorso terreno il 22 Marzo del 2004.
Con lei se ne va anche una parte di Joseph che, legatissimo alla sua donna, decide di rifugiarsi nella poesia.
In quei versi Joseph racconta le sue sensazioni, i suoi dolori, i tormenti di un amore trovato e poi perso.
Pubblica dieci libri di poesie, è collaboratore di numerosi altri quotidiani e riviste di tutto il mondo. Nei suoi scritti racconta l’amore in tutte le sue forme. A volte è sufficiente quella semplice ma perfetta descrizione sentimentale a far sentire la “corsa” delle parole capaci a descrivere gli stati d’animo, la passione, i tormenti.
Joseph parla inglese, italiano, spagnolo e portoghese ed è in grado di leggere il latino e il greco.
Spesso dice: “Scrivo con gli occhi chiusi per risparmiare energia ed evitare le distrazioni, soprattutto alla luce del sole, mi sdraio e con in mano il foglio di carta annoto tutto ciò che sento nel cuore”.
Alcuni pensieri si trovano su www.tuccio.com :
“Tutto quello che devi sapere su di me è che ho imparato a non essere vittima dell’associazione di parole e concatenazione delle idee. La mia mente e l’immaginazione sono liberi di creare pensieri e le immagini che riporto sono veramente le mie, non in prestito o imitati. Quello che scrivo è vivo e chiaro, non è legno morto”.
Joseph Tuccio, amico del giornalista e scrittore perugino Giuseppe Prezzolini e del poeta Eugenio Montale. Amicizie che non contaminano mai il suo modo di essere, la sua arte, le sue convinzioni.
La terra natia e la sua gente sono la trave portante della vita di Joseph.
L’ultimo suo scritto, probabilmente non a caso, porta come titolo “Campo di Calabria”.




