di Anna Foti – Le sue leggi furono pioniere e a Locri Epizefiri a lungo rispettate. E’ molto probabile, infatti, che la sua sia stata la prima legislazione cittadina e che ebbe come comunità di riferimento quella di Locri Epizefiri nel VII secolo a.C. Lo sostennero Eusebio e lo storico Strabone che definì le sue come le prime leggi scritte dei Greci, dunque non solo nella Magna Grecia ma anche negli altri territori greci. Di Zaleuco di Locri non esistono che fonti frammentarie ed aneddoti, nonostante il glorioso titolo di primo legislatore della storia occidentale riconosciutogli. Di lui è nota la proverbiale severità (Zenobio) e il suo rigore è testimoniato dalla peculiarità delle sue leggi che introdussero delle pene uniformi per l’infrazione delle varie leggi, il cui controllo sull’osservanza era fino a quel momento stato demandato alla discrezionalità dei tribunali.
Inoltre per preservare il sistema giuridico pare che avesse introdotto la disciplina per la quale la proposta per l’abrogazione o modificazione di una legge avrebbe dovuto essere illustrata dinnanzi all’assemblea con un laccio al collo; in caso di rifiuto il proponente avrebbe dovuto togliersi la vita con quello stesso laccio.
La sua opera legislativa, come molti aspetti della sua vita, non è chiara e non mancano i codici certamente ispirati alla sua opera ma non originali.
Pare che lui avesse disciplinato l’inalienabilità della terra di proprietà se non in casi di stretta necessità, il divieto del consumo del vino puro e il divieto di soggiorno in terre straniere, la pena dell’asportazione degli occhi in caso di adulterio.
Proprio a quest’ultima legge è legato uno dei pochi aneddoti tramandati secondo il quale accusato di adulterio suo figlio, si sacrificò facendosi asportare un occhio per salvarne almeno uno al figlio. Applicò a sé stesso le legge con lo stesso rigore anche quando un giorno si sarebbe recato all’assemblea senza aver prima deposto le armi. Ciò era vietato a pena di perire ad opera di quelle stesse armi. Tuttavia questo è un aneddoto anche attribuito al suo probabile discepolo Caronda, giurista della Sicilia ellenistica e storico, esiliato a Rhegion, e sulla morte di Zaleuco è anche accreditata l’ipotesi di decesso in battaglia.
Ipotesi, miste a leggende, abbondano anche sulla sua nascita. Sarebbe nato a Locri Epizefiri, schiavo e pastore, illuminato da Atena, affrancato da Apollo e nominato legislatore. Secondo Diodoro Siculo, Zaleuco invece sarebbe stato colto esponente di una ricca famiglia.
Qualcuno tuttavia negò anche la sua esistenza come Timeo. Karl Julius Beloch approfondì il parallelismo tra i due legislatori Licurgo e Zaleuco a cominciare al riferimento ad una divinità solare presente nel loro nome e per l’assenza, caratteristica di entrambi, di un occhio (Zaleuco lo avrebbe sacrificato per il figlio mentre Licurgo lo avrebbe perso in una rissa).
Anche la figura di Zaleuco è sospesa tra i frammenti storici, leggende e ipotesi, come molti altri personaggi della storia antica della Magna Grecia e oltre. Ma la sua opera, per quanto non conservatasi nella forma, nella sostanza plasmò un’epoca dopo la quale nulla fu più come prima.





