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‘Ndrangheta – Appalti pubblici in mano ai Piromalli: funzionario Anas corrotto

14 Febbraio 2017
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 3 minuti
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Operazione nella Locride, il Prefetto: ”La collaborazione dei cittadini è stata decisiva”

L’attività investigativa, si legge sempre nella nota della Guardia di Finanza, avrebbe inoltre accertato, secondo quanto scrivono i Finanzieri, ripetuti episodi di corruzione dell’ingegnere dell’Anas, direttore dei lavori relativi alla realizzazione dello svincolo autostradale di Rosarno, Giovanni Fiordaliso, il quale, in cambio di utilità indebite da parte della famiglia Bagalà – consistite in soggiorni gratuiti a Taormina e Firenze e nel regalo di orologi Rolex – forniva a Francesco Bagalà cl. ’77 informazioni riservate nonché il format del file Anas con il relativo logo. In virtù di tali elementi i professionisti di fiducia di Bagalà compilavano la “relazione riservata del direttore dei lavori” che veniva fatta propria dal Fiordaliso con l’apposizione della propria firma.
Lo stesso Fiordaliso, inoltre, secondo quanto scrive la Procura, si attivava ripetutamente per favorire le imprese dei Bagalà. A tal fine, faceva pressioni su una dipendente Anas affinché venisse accelerata la procedura di firma dei Sal (Stato Avanzamento Lavori); perorava – dissimulando di agire nell’interesse della stazione appaltante Anas cui voleva evitare un oneroso contenzioso – la causa dell’impresa, cercando di spingere i competenti funzionari dell’Anas ad attivare la procedura finalizzata a giungere ad un accordo bonario il più possibile remunerativo per l’appaltatore, ciò al fine di consentire ai Bagalà di recuperare il forte ribasso offerto in sede di aggiudicazione della gara; cercava di convincere il consulente tecnico dell’Anas ,appositamente nominato dall’Ente per la risoluzione della stessa controversia, a rinunciare all’incarico.
Accanto ad essi sono state individuate una serie di ditte compiacenti aventi sede in Calabria, Lazio, Sicilia, Campania e Toscana a cui venivano fatte presentare le offerte secondo importi che avrebbero automaticamente garantito l’aggiudicazione ad una di esse.
In alcuni casi, le predette imprese, scelte in ragione dei propri requisiti tecnici ed economici (come nel caso dei gruppi Cittadini e Barbieri), si sono prestate a partecipare fittiziamente alle gare, singolarmente o in Ati o Rti, per conto dell’organizzazione (ricevendo in cambio una percentuale che variava dal 2,5% al 5% sull’importo posto a base d’asta, al netto del ribasso); in altri casi, le stesse hanno presentato offerte fittizie, ricevendo in cambio, ad esempio, la garanzia che l’organizzazione, a sua volta, avrebbe presentato offerte fittizie per appalti di loro interesse così aiutandole ad aggiudicarsi le relative gare.
In questo sistema, sostenuto da un collante composito fatto di corruzione, imposizione ‘ndranghetistica e collusione, lo scopo perseguito dai Bagalà è stato quello di garantirsi il totale controllo del sistema delle gare pubbliche indette dalle stazioni appaltanti calabresi. Detto controllo veniva esercitato sia direttamente, mediante aggiudicazione delle gare alle proprie ditte, sia indirettamente, facendo vincere le commesse ad imprese colluse, che, per i lavori sul posto e attraverso il sistema delle procure speciali rilasciate a Giorgio Morabito e ad altri, si affidavano poi alle stesse ditte dei Bagalà. Anche laddove il richiamato cartello non fosse riuscito vincitore, infine, venivano messe in atto manovre – sotto forma del subappalto o della procedura di nolo – al fine di controllare in maniera diretta la gara.
Il vantaggio derivante in capo all’organizzazione criminale è stato molteplice. Da un lato, quello economico, direttamente derivante dall’esecuzione dell’appalto “per procura”; in secondo luogo, quello di favorire gli altri imprenditori mafiosi operanti sul territorio di esecuzione dei lavori, così da aumentare il prestigio dell’organizzazione, creare sinergie, consenso ed alleanze; in terzo luogo, vi è il vantaggio – in termini di visibilità mafiosa – di eseguire tutti i lavori in un territorio come, ad esempio, quello di Gioia Tauro, rafforzando così la posizione della cosca Piromalli. Infatti, la gestione dei cantieri locali permette anche l’assunzione delle maestranze imposte dalle famiglie ‘ndranghetistiche competenti per territorio, così ulteriormente permettendo all’organizzazione di creare un sistema per cui – secondo le stesse parole di Giuseppe Bagalà cl. ’57 – “tutti sono contenti”.
Per ottenere tali benefici, l’organizzazione ha curato anche i rapporti con le cosche di ‘ndrangheta competenti in relazione al luogo di esecuzione dei lavori, riconoscendo loro la tradizionale “tassa ambientale” del 3%.
L’operato illecito, inoltre, ha interessato anche la fase più propriamente esecutiva delle opere in quanto, in alcune gare, sono state apportate varianti non autorizzate al progetto ed è stato riscontrato l’utilizzo di materiale scadente e/o di qualità diversa rispetto a quella prevista nel capitolato di appalto.

Tags: AnasappaltiarresticorruzioneDdagioia tauroguardia di finanzandranghetaPiromalliREGGIO CALABRIARosarno
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