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Cgil e Cisl: “La Regione Calabria annienta speranze dei dipendenti Centri per l’Impiego”

8 Febbraio 2017
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Accorpamento Aterp: l’ultimatum dei sindacati: ‘Vogliamo incontro con Oliverio e Musmanno’

“E’ con disappunto e delusione che le segreterie Fp Cgil Reggio Calabria – Locri, Cisl Fp prendono atto del mancato recepimento da parte della III^ Commissione del Consiglio regionale della Calabria dell’emendamento, che avrebbe consentito la stabilizzazione di 71 precari decennali dei Centri per l’Impiego, l’aumento dell’orario di lavoro dei dipendenti attualmente part-time, nonché il passaggio nei ruoli regionali di tutto il personale attualmente impiegato nei centri, nell’ambito dell’approvazione della legge regionale sul mercato del lavoro”. Così in una nota stampa le due organizzazioni sindacali.
La proposta avanzata dalle Organizzazioni sindacali “avrebbe consentito – è scritto nel comunicato – l’applicazione di una normativa nazionale tesa a rendere stabili rapporti di lavoro della durata di almeno 36 mesi, sorti a seguito di procedure ad evidenza pubblica e, non in ultimo, con l’aumento delle ore lavorative, una maggiore disponibilità del personale per far fronte alle esigenze in aumento di un’utenza sempre più in difficoltà specie in Calabria.
Si sarebbe, anche, posto fine all’odiosa disparità di trattamento dei precari dei Centri per l’Impiego di Reggio Calabria e Crotone, gli unici in ambito regionale a non essere stati stabilizzati dalle amministrazioni provinciali di provenienza.
Chiaramente quanto auspicato avrebbe richiesto l’individuazione di un’adeguata copertura finanziaria da parte della Regione Calabria e le scriventi sigle sindacali, consideratane la modesta entità, erano certe che le aspettative dei lavoratori sarebbero state soddisfatte. Fra l’atro, nei vari incontri con gli interlocutori istituzionali era emersa ripetutamene la volontà in tal senso. Ragione per la quale ci saremmo attesi almeno di essere convocati dal Presidente della Commissione Mirabello e dall’Assessore al Lavoro Roccisano per ascoltare le motivazioni della inaspettata determinazione, come elementare forma di rispetto verso i lavoratori che rappresentiamo.
Le misure previste dal Piano di Azione Occupazione e Inclusione Attiva (Por 2014/2020) tanto promosso dal Governatore Oliverio e dall’Assessore Roccisano si basano totalmente sulle attività svolte nei Centri per l’Impiego. Si rende evidente pertanto il ruolo primario dei dipendenti a tempo indeterminato con la loro comprovata esperienza e in particolar modo dei precari di Reggio e Crotone, date le loro specifiche qualifiche professionali. E’ come se la Regione Calabria avesse scelto di chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie di fronte alla realtà dei fatti. Negando, infatti, l’assorbimento nei ruoli regionali e il percorso di stabilizzazione, nega l’importanza delle politiche attive erogate da tutto il personale impiegato nei servizi per l’impiego e sembra ammettere che i 71 dipendenti precari “servono” solo a tempo, fino al prossimo 31 dicembre. E’ invece lampante che le loro qualifiche e mansioni sono essenziali nell’ambito delle attività dei Cpi di Reggio Calabria e Crotone, esattamente come avviene negli altri centri per l’impiego della Calabria, così come delineate dalle leggi nazionali in materia e dal Piano di Azione Occupazione e Inclusione Attiva (Por 2014/2020).
Ci appelliamo ancora una volta al presidente Oliverio (lo stesso che, in qualità di Presidente della Provincia di Cosenza, ha reso possibile la stabilizzazione del personale cosentino), consapevole che il problema della mancanza del lavoro e l’allargamento della povertà è nella nostra Regione allarmante, ed alla maggioranza di centrosinistra affinché riconsiderino la loro scelta, ed approvino l’emendamento durante la trattazione della legge in Consiglio. Sarebbe un atto concreto di attenzione verso tutti i dipendenti, e verso i precari dei servizi per l’impiego di Reggio e Crotone ed i lavoratori part time, tutti da oltre dieci anni al servizio dei propri territori, e più in generale verso le politiche attive del lavoro, che dovrebbero avere pari dignità da Cosenza fino allo Stretto”.

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