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Memorie – Antonio Fava e Vincenzo Garofalo, l’esempio e la memoria

18 Gennaio 2017
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 4 minuti
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Antonio Fava e Vincenzo Garofalo

di Anna Foti – Neanche quaranta anni e in comune il drammatico destino di morire per mano criminale quel 18 gennaio 1994 sull’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria all’altezza di Scilla. In attesa di scortare nuovamente cinque magistrati di Messina (Giovanni Lembo, Pietro Vaccara, Franco Langher, Carmelo Marino e Gianclaudio Mango) giunti a Palmi per interrogare il boss Antonio Sparacio deciso a pentirsi, era stato loro ordinato di esperire controlli sul territorio. Invece quella sera lasciarono per sempre la mogli Giuseppina e Antonia con due e tre figli. Vincenzo Garofalo, nato a Scicli nel ragusano, e Antonino Fava, nato a Taurianova nel reggino, accomunati dalla fedeltà all’Arma dei carabinieri, furono mortalmente raggiunti da una raffica di colpi di kalashnikov calibro nove esplosi da una macchina giunta in velocità. Questo agguato è stato anche recentemente al centro della deposizione resa nell’ambito del processo trattativa Stato-mafia, del collaboratore di giustizia Consolato Villani, condannato a trent’anni di carcere per gli agguati ai militari dell’Arma ai quali partecipò appena diciottenne: «Gli agguati ai carabinieri furono il mio battesimo del fuoco. Il primo a dicembre ’93. Avevo un fucile a canne mozze ma a sparare fu Giuseppe Calabrò con un mitra M12. I carabinieri rimasero illesi e lui mi disse che bisognava riprovarci. Il secondo agguato – ha raccontato il pentito Villani – venne così preparato nei minimi particolari(…). Calabrò mi disse che aveva trovato un posto e che non si poteva sbagliare, alla piazzola panoramica dell’autostrada del sole tra Bagnara e Scilla. In questa piazzola facevano le ricognizioni i poliziotti e i carabinieri. Lui mi disse andiamo lì e aspettiamo i carabinieri».

La deposizione si inquadra nell’ambito dell’approfondimento condotto dalla magistratura circa la connessione di tali delitti contro i carabinieri in Calabria con la strategia stragista di Cosa Nostra che seminò sangue e terrore tra il 1992 e il 1993 in Sicilia, a Roma, Firenze e Milano. Per altro i contenuti di queste dichiarazioni trovano riscontro anche nelle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza che già nel 2010 aveva riferito dell’impulso dei calabresi alla trattativa Stato-mafia, fornendo elementi anche per supporre che l’agguato non fosse di esclusiva matrice ndranghetistica ma fosse stato commissionato da Cosa Nostra.

Nel 2011 alla richiesta di perdono da parte dello stesso Villani, risponde con una lettera composta e dai toni determinati Antonia Anile, vedova dell’appuntato dei carabinieri Antonino Fava, oggi residente a San Procopio in provincia di Reggio Calabria. Questo un breve e significativo stralcio della  missiva‘’(…) circa il perdono chiesto da Villani su tutti i quotidiani della Calabria ai familiari dei due Carabinieri, – conclude Antonia Anile – dico anche Dio nella sua Onnipotenza ed Infinita Misericordia perdona tutti i suoi figli, ma una volta pentiti e confessati rimane sempre la pena e va scontata per intero. Chi ha orecchie intenda’’.

Alla loro memoria il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con le seguenti motivazioni:

Appuntato Scelto Antonino FAVA:

“Capo equipaggio del nucleo radiomobile in area a elevata densità mafiosa, nel corso di predisposto servizio di controllo del territorio, intimava in movimento l’alt ad autovettura sospetta. Fatto segno a reiterata azione di fuoco da parte dei malviventi che non arrestavano la marcia, li affrontava con insigne coraggio e grande determinazione replicando con l’arma in dotazione finché, colpito in più parti del corpo, si accasciava esamine. Le successive indagini consentivano di arrestare gli autori, identificati in cinque pericolosi pregiudicati appartenenti ad agguerrita organizzazione criminosa, e di recuperare le armi e l’autovettura d’illecita provenienza utilizzate dai mafiosi. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere spinto fino all’estremo sacrificio. Scilla (RC) Autostrada A/3 Sa/Rc 18/01/1994”.

Appuntato Scelto Vincenzo GAROFALO:

“Conduttore di autoradio del nucleo radiomobile in area ad elevata densità mafiosa, nel corso di predisposto servizio di controllo del territorio, intimava in movimento l’alt ad autovettura sospetta. Fatto segno a reiterata azione di fuoco da parte dei malviventi che non arrestavano la marcia, li affrontava con insigne coraggio e grande determinazione replicando con l’arma in dotazione finché, colpito in più parti del corpo, si accasciava esamine. Le successive indagini consentivano di arrestare gli autori, identificati in cinque pericolosi pregiudicati appartenenti ad agguerrita organizzazione criminosa, e di recuperare le armi e l’autovettura d’illecita provenienza utilizzate dai mafiosi. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere spinto fino all’estremo sacrificio. Scilla (RC), Autostrada A/3 Sa/Rc 18 gennaio 1994”.

Lo stesso presidente Scalfaro nel 1994 inaugurò a Reggio Calabria la scuola Allievi carabinieri, sul luogo in cui un tempo sorgeva il manicomio reggino. Il presidio di legalità e di formazione improntata al servizio allo Stato per giovani generazioni fu intitolato alla loro memoria e oggi accoglie al suo ingresso con due pagine del libro della storia della Calabria dei primi anni Novanta in cui morirono tanti uomini dello Stato, uccisi in servizio: il brigadiere Carmine Tripodi a San Luca, il brigadiere Antonio Marino a Platì, nel reggino. Altri rischiarono di non sopravvivere agli agguati tesi come Vincenzo Pasqua e Silvio Ricciardi, altri rimanevano feriti sulla ss 106 come accadde a Bartolomeo Musicò e Salvatore Serra.

Oggi è il giorno delle commemorazione. Alle ore 10:00, presso il Cippo Commemorativo collocato al Km 420+850, prima dello svincolo di Scilla, sulla A3 – Salerno Reggio Calabria – corsia direzione Sud, sarà deposta una corona di alloro e sarà celebrata una Santa Messa officiata da Monsignor Francesco Milito, vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi.

Commemorazione anche a Scicli, frazione Donnalucata, dove alle ore 10:30 don Nello Garofalo terrà un momento di preghiera al quale seguirà la deposizione di una corona d’alloro presso il monumento dedicato ai due militi.

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