Allego foto della attuale situazione del ponte, sul torrente Valanidi, che un giorno dovrà collegare le due sponde per permettere ,finalmente, di poter accedere dalla strada per Ammendolea/ Paterriti alla provinciale Croce Valanidi Oliveto.
Ricordo a tutti che tale collegamento permetterebbe ai cittadini di accedere ai servizi, seppur lontani,trasporti pubblici, scuole, parrocchia,ecc. .
Faccio notare come i furbi degli amministratori , per togliersi ogni responsabilità abbiano indicato , da anni ormai , come inaccessibile (con un segnale di divieto) l’ attraversamento del torrente e come strada autorizzata al transito, la vecchia e stretta mulattiera ( che per lunghi tratti ha la larghezza per un solo mezzo e quindi costringe a lunghi retromarcia;che è arrangiata con asfalto malmesso ,piena di buche e di pericoli ,senza segnali ,senza illuminazione, senza guard-rail, ecc ) che, attraversando la frazione di Macellari ,ti allontana dall’obiettivo ( che è quello di raggiungere il centro cittadino) conducendoti a Pellaro.
Questo divieto è disatteso da sempre perché i cittadini hanno la necessità di raggiungere la strada ed i servizi rapidamente ,senza fare giri turistici inutili e comunque su strada anche essa pericolosa ed inadeguata, perciò preferiscono guadare a proprio rischio il torrente che nel periodo invernale fa il suo mestiere.
Ora lo scopo della presente è segnalare il completo abbandono dei lavori di costruzione del ponte ( cantiere aperto da diversi anni ) e delle opere viarie per collegare le strade, da una parte e dal ‘altra del ponte.
Ricordo anche le, ormai mendaci, promesse del Sindaco Falcomatà che dichiarava la fine dei lavori nel 2016 con tanto di foto e dichiarazioni pubbliche .
Quindi ora avrei da chiedergli : quali sono state le difficoltà ,sue ,della sua amministrazione e dei vari uffici (in)competenti ,che hanno impedito la prosecuzione dei lavori in modo da finire l’opera?
Ricordo al sindaco che sarebbe suo preciso dovere informare i cittadini ,con cognizione di causa ,le circostanze che hanno impedito il termine di tale opera ( ma anche di tutte le altre in giro per la città) in nome della trasparenza e lealtà.
Lo inviterei perciò a scendere ,dall’Olimpo, tra i comuni mortali e rendere pubbliche le cause, in generale lo invito a spendersi per i cittadini ed a rendere onore a suo padre.
Probabilmente , azzardo a dire, ci sono stati ritardi riconducibili all’efficienza( mancata ) dei vari uffici e responsabili che non si sono spesi , facendo il lavoro per cui vengono profumatamente pagati , pianificando in tempo il proseguo dell’opera.
Ora se così fosse una volta accertate le responsabilità e le negligenze i responsabili andrebbero puniti .
In realtà ,al di là di questo caso , andrebbe fatta pulizia in tutti gli uffici pubblici ,pulizia di tutti gli incompetenti e i disonesti che allignano dentro le istituzioni che, prostituitosi per una raccomandazione ,ora occupano posti immeritati .
Ma ovviamente ho la certezza che questo non verrà lontanamente nemmeno pensato, tanto Reggio Calabria è la città degli impunibili la città del “mi ndi futtu “.
Basta guardarsi attorno, decine di opere eterne e/o incompiute (nel migliore dei casi fatte male ),di abusi e di disservizi, ci ricordano questo.
E se la città si trova al terzultimo posto come vivibilità qualche motivo ci sarà.
Vorrei evidenziare che però è da sempre, nondimeno negli ultimi 50 anni, che possiamo osservare lo sfacelo e la cancrena che divora la città nelle istituzioni e nella gestione della cosa pubblica.
Quello che fa paura è il silenzio :
-della politica che non si spende per cambiare rotta,
– di una larga fetta dei cittadini ,a volte rassegnati , ma che spesso sono contenti di potersi auto-esonerare dai doveri civici.
Saluti, Antonino Dattola





