
di Luisa Nucera – Hanno tagliato i fondi per una adeguata diffusione della cultura. Li hanno limitati anche nel complesso apparato della sanità. Nel primo caso, delusione e scoramento
hanno preceduto ribellione e proposte. Rumore, sobillamento, agitazione. Anche la sanità, da un decennio a questa parte, mal gestita, desta scalpore e, in molti casi, scandalo, vergogna e frustrazione. Chissà perché poi al Sud ogni settore mutilato della sua palpabile efficienza fa storia fino a costituire un tassello marchiato a vita. In negativo, s’intende. Una volta che l’autorità centrale fonda la sua politica sul risparmio incondizionato, ogni Regione, dopo aver cercato forme di collaborazione, escogita piani di risanamento per alleviare le sofferenze. Il caso è recente: casa di cura Letteri, Palermo. I malati ci sono eccome; alcuni di loro gravi e forse anche terminali. I farmaci palliativi, indispensabili per mitigare un dolore atroce e insopportabile, sembravano scontati. Invece, per risparmiare sui costi, si evitavano alcune somministrazioni e molti pazienti pagavano sulla loro pelle la decisione della casa di cura di tagliare terapie e farmaci nella speranza di abbassare i costi. Feroce ironia sarebbe pensare che il Sud abbia preso a modello l’esempio nazionale basato sulla teoria del risparmio, mentre il caso, si sa, è scaturito da una truffa a scopo di lauti guadagni personali. Contenere le spese nella scuola, eliminando precariato ed accorpando classi; tagliare i fondi eccessivi che la medicina esige, così come alcune figure professionali del settore considerate in esubero. Il tutto pensato e ragionato per la collettività, non certo per il singolo. La politica del risparmio sulla pelle degli altri. Le fette più fragili del nostro paese sono continuamente sotto tiro. E a farne le spese sono loro, gli operatori che veicolano cultura e istruzione, tagliati perché troppi con l’unico e riduttivo scopo di acculturarsi alla buona in condizioni pietose. La cultura, è roba di pochi ricchi che hanno avuto l’audacia di trasformare un ente pubblico in privato, proprio come un’azienda a pagamento. E la sanità non è da meno. L’eccellenza delle consulenze è direttamente proporzionale all’erogazione del denaro offerto. E chi è ricco generalmente ha maggiori possibilità di migliorare la qualità della vita. I malati oncologici diventano un numero, voce del mercato della sofferenza che porta denaro che una clinica convenzionata, come quella di Palermo,riceve dalla Regione. I viaggi della speranza portano la mente al più lontano Nord, dove alcuni studi dimostrano la validità terapeutica di alcuni oppiacei totalmente liberalizzati, dunque gratuiti. Molti hanno paragonato alcune sostanze come la canapa all’alcool, al tabacco e alla caffeina disconoscendo che gli effetti di quest’ultimi creano una stressante dipendenza. Il cancro è una malattia sociale e tutti i pazienti hanno il diritto di essere curati al meglio. Anche questo tuttavia resta un concetto culturale profondo che pone a sua volta un altro interrogativo inquietante:inebriarsi, partire o… sopportare il dolore?




