di Anna Foti – Con l’altro calabrese, originario di Rossano Calabro Domenico Scorpione, Michelangelo Falvetti ha illuminato il cielo musicale della Messina del Seicento. In musica, i compositori come Falvetti hanno trasposto anche la repressione subita dalla città siciliana dalle truppe spagnole fra il 1674 e il 1678.
Falvetti, nato il 29 dicembre 1642 a Melicuccà in provincia di Reggio Calabria, ha trascorso la sua vita e alimentato la sua ispirazione musicale in Sicilia, tra Palermo e Messina. E’ stato maestro di cappella a Palermo dove venne chiamato nel 1670 e dove nel 1679 creò l’”Unione dei Musici”, associazione di artisti anche a scopo assistenziale e caritativo.
Il trasferimento nella città peloritana nel 1682 segnò la svolta nel suo percorso culturale. Lì compose il celebre dialogo a cinque voci intitolato “Il diluvio universale” che, con “Il dialogo del Nabucco” sempre su libretto di Giattini, rappresenta una delle due uniche opere di Falvetti di cui esiste ancora l’autografo custodito presso la Biblioteca Universitaria di Messina “Giacomo Longo”.
La partitura musicale completa costituisce ad oggi un unicum, rappresentando la sola testimonianza giunta fino a noi di una composizione messinese del ‘600 di tali dimensioni e per un organico comprendente solisti, orchestra e coro. Probabilmente un’altra copia del Diluvio Universale, andata poi perduta con il
sisma del 1908, fu in possesso del Principe Calogero Ruffo.
Tra le notizie frammentarie sulla vita di Michelangelo Falvetti, non è certa neppure la data della sua morte avvenuta a Messina probabilmente nel 1692 o forse nel 1695.
Quella di Falvetti fu una brillante scrittura musicale, nel tempo dimenticata per la marginalità di quel Sud in cui nacque, visse e morì.
La riscoperta di Michelangelo Falvetti è riconducibile al direttore argentino Leonardo García Alarcón fondatore del complesso “Cappella Mediterranea”, specializzato nell’esecuzione di repertori barocchi, e direttore del Chœur de Chambre de Namur.
Fonte Wikipedia
Opere del periodo palermitano, tra cui molti oggi purtroppo integralmente perduti
• Abel figura dell’agnello eucaristico, eseguito in occasione del Carnevale 1676 e stampato a Palermo lo stesso anno dalla Tipografia di Pietro dell’Isola;
• La spada di Gedeone, stampato a Palermo nel 1678 presso la Tipografia di Pietro dell’Isola;
• La Giuditta, eseguito nel 1680 nella Chiesa del Monastero del Cancelliere di Palermo e stampato presso la Tipografia di Pietro dell’Isola. In quest’opera «appaiono evidenti allusioni sessuali molto spinte per quel tempo» [1];
• Il trionfo dell’anima, musicato a Messina, ma eseguito per la prina volta nella Chiesa della Congregazione dei Filippini a Palermo, ed ivi stampato presso la Tipografia di Pietro dell’Isola.
Opere del periodo messinese
• Il sole fermato da Giosuè (1692);
• Il Diluvio Universale (1682).





