“La sanità calabrese, per virtù di spirito referendario, smette di colpo d’essere l’opaco mondo in cui accadono le peggiori nefandezze e, per bocca della ministra Lorenzin che taglia il nastro della cardiochirurgia reggina ascrivendosene i meriti, assurge – sostiene il consigliere regionale della Casa delle libertà Giuseppe Mangialavori – a luogo eccelso in cui tutto va bene madama la marchesa. E chi dice il contrario, o ricorda che in ogni territorio della Calabria gli ospedali non funzionano mentre pullulano i disservizi a danno della salute del cittadino, magari si becca l’accusa di gufismo. Una rappresentazione così falsata e distorta delle condizioni vere in cui soggiace la sanità pubblica – aggiunge Mangialavori – non s’era mai vista. Ma ciò che impressiona, aldilà dell’utilizzo politico dell’evento che denota poca considerazione della libertà d’opinione dei cittadini, è l’accondiscendenza passiva e irriguardosa del diritto alla verità del presidente Oliverio. Il quale, anche dinanzi agli osanna della ministra indirizzati alla struttura commissariale che in Calabria ha palesemente acuito ogni disagio piuttosto che alleviarlo fin da quando s’è insediata, incredibilmente tace. E, pur di tenere il gioco propagandistico in atto per non scontentare il renzismo a caccia di consensi per il sì, sopporta che le bugie straccino lo stesso principio di realtà”. Conclude il consigliere regionale d’opposizione: “I calabresi però hanno gli occhi aperti e le orecchie ben allertate. E la risposta, a queste messinscene a uso di telecamere, web e taccuini, la daranno nell’urna, quando il 4 dicembre diranno no, tondo e secco, a una riforma pasticciata della Costituzione e ad ogni tentativo di mistificazione della realtà”.






