
Peccatore – Mi ha mandato a chiamare?
Dio – Ohhh, il professoreeee, che piacere vederti, sai ho sempre avuto un debole per te…
Peccatore – Per questo mi richiamò quassù così presto?
Dio – Che vuoi, professore, anche io mi concedo delle debolezze, alle volte…tuttavia converrai che eri un po’ sprecato laggiù…
Peccatore – Se lo dice lei…allora, mi scusi, che mi ci ha mandato a fare?
Dio – Per dare ai Reggini, un popolo che mi fa mangiare i gomiti da sempre, un’altra chance
Peccatore – Non capisco, o almeno non fino in fondo…
Dio – Capisci, capisci fin troppo bene, ti ho fatto col cervello fino, ero in forma splendida quel giorno…la tua opera di ricucitura, unitamente ad alcune coincidenze temporali create ad hoc offrirono a Reggio un’altra possibilità…peccato che poi…
Peccatore – Parla del dato politico?
Dio – Ma no, professore, non farmi questo errore proprio tu…posso mai io occuparmi di cose così piccole, meschine, umane come la politica? Quella è solo un gioco, una volta voi umani la creaste assai simile a un’arte, era anche bella a vedersi e, soprattutto, utile. Poi, poco per volta, l’avete banalizzata, volgarizzata, ne avete fatto mercimonio…no no…mi riferivo a un dato che mi sta più a cuore, quello dell’amore, della coesione
Peccatore – Beh, in effetti, Lei ci ha sempre avuto…come dire…
Dio – Dillo, dillo pure, un’anima pura come te non può aver problemi a parlare con la verità: ho sempre avuto la fissa dell’amore, dell’armonia, della coesione. Ecco, ti ho amato così tanto perché riuscisti proprio in questo miracolo che in tanti miei collaboratori mi giuravano essere impossibile per Reggio
Peccatore – Beh, era l’unica via, feci ciò che sapevo fare meglio: parlare al cuore della gente
Dio – E ti pare poco? La forza della persuasione, della mediazione, in qualche misura anche della maieutica è travolgente e tu lo sai bene, visto che ti feci con l’imprinting di chi sta sempre in cattedra, ma non da grillo parlante, piuttosto da educatore, da persuasore
Peccatore – Certo, alcuni passaggi non furono facili…
Dio – E ti pare che li ho dimenticati? Ricorda che io vi invento, vi invento anche il contesto, il campo di gioco…poi, però, la partita la giocate voi…e la tua partita fu difficilissima, soprattutto perché non si capiva quali e quanti fossero gli avversari
Peccatore – Beh, diciamo che c’era molta confusione
Dio – Ma quale confusione…chiama le cose col loro nome, la diplomazia quassù non serve, visto che tutti leggiamo il pensiero di tutti…era pieno di cialtroni, uomini meschini. Ti pare che ho dimenticato quanti e quali attacchi di “fuoco amico” dovesti sopportare???
Peccatore – Bah, dinamiche politiche…
Dio – Ancoraaaa….professore, lo sai bene che si andò oltre e che, a un certo punto si era formata una compagine trasversale che avrebbe fatto di tutto per buttarti giù. Ma tu, caparbio come nessuno, andasti avanti forte dell’unica, travolgente spinta che avevi: quella della tua gente che, con il tuo sorriso triste, ti eri portato tutta dalla tua parte, Certo, qualche volta ho anche pensato che avevi osato troppo, come quando sgomberasti piazza del popolo dalla sera alla mattina. Ecco, quella volta pensai…come dite voi…?…ah si, pensai “stavolta si cciunca…”
Peccatore – Ma no, basta saper leggere i tempi, cogliere l’aria del cambiamento; quando questa arriva nulla la può fermare, anche nelle cose apparentemente piccole e banali, come la storia di piazza del popolo, a Reggio
Dio – O come il lungomare, che languiva da anni…senza la tua presa di posizione sarebbe ancora un cumulo di macerie…e come ti incazzasti quella volta, a Roma…
Peccatore – Ma le pare che le Ferrovie potevano continuare, dopo 25 anni a prendere in giro una città intera? Anche all’indecenza c’è un limite!
Dio – Ecco, l’indecenza, questa fu la parte del tuo lavoro che apprezzai di più, la ricerca continua della decenza, della dignità dell’uomo, fu quella la rivoluzione
Peccatore – Ma dove sbagliai? Perché io resto convinto che facemmo tanto ma che si potesse fare ancora di più e, soprattutto, perché di questo spirito, dopo la mia esperienza, nessuno ne volle raccogliere il testimone?
Dio – E’ facile, professore, era fatale che sbagliassi, perché era l’altra faccia della medaglia del tuo modo di essere: sbagliasti quando pensasti che solo perché in molti, moltissimi ti seguivano, sarebbe bastato seguire il solco. Non è così, professore, non è così, seguivano te, non il solco… Voi umani avete bisogno continuamente di guide, di esempi; anche una volta tracciata la strada, il gregge ci mette un attimo a perdersi senza la guida e poi, al tempo stesso, tu eri portato a sopravvalutare gli altri e sottovalutare te stesso. Questo mix scellerato ha frenato in parte la tua attività perché ci mettesti del tempo a comprendere che, ad esempio, ciò che per te era uno status, quello della ribalta, da un lato conseguente e dall’altro necessario per ciò che, di altissimo, facevi, per altri era il fine, non lo strumento o la conseguenza
Peccatore – Si, ma ci ha fatto deboli, la notorietà piace a tutti
Dio – Certo che si, questo nessuno lo discute, ma deve piacere solo in quanto funzione di uno o più comportamenti apprezzati dalla massa, non a prescindere e in quanto tale. Questa differenza, che pare sottilissima, quasi impalpabile, genera conseguenze pesantissime, porta a trovare dentro di sé talmente tanta forza, tante risorse di spirito da restare sbalorditi
Peccatore – Come quando mi diagnosticarono la malattia…
Dio – Quella lettera alla città, in quel caldo mese di luglio resta il punto più nobile della storia della “regginità”. Fiera, austera e tenera al tempo stesso…mi viene da piangere ancora oggi…
Peccatore – …ma…Lei..piange???
Dio – Ma nooo, è un modo di dire…io non piango…però mi addoloro
Peccatore – Beh, scusi, non per rinfacciare, ma la mia dipartita non la decise Lei???
Dio –Ma certo, professore, infatti non mi addolorai per quello, mi addolorai perché, come di consueto, la città, la tua gente, capì esattamente cosa stesse per perdere nel momento in cui lo perdeva…che dolore che ebbi…tu non lo puoi ricordare, ma il giorno che ti chiamai a me e per i giorni successivi mandai a Reggio una pioggerellina costante, figlia di un cielo plumbeo e immobile, attonito. Come le migliaia e migliaia di persone in piazza del Duomo
Peccatore – Mi tolga una curiosità…Lei all’inizio parlava di coincidenze temporali create ad hoc…a cosa si riferiva?
Dio – Ad alcuni accorgimenti creati per spianarti la strada prima e darti spinta poi…
Peccatore – Strada…spinta…???
Dio – Si, proprio così: la strada attraverso la vicenda della tangentopoli reggina dell’anno precedente alla tua prima elezione a Sindaco, nel ’93 e, poi, con il cambio della legge elettorale attraverso l’introduzione dell’elezione diretta. La spinta, invece, quella dell’entusiasmo popolare, la affidai sul finire del millennio e all’inizio di quello successivo ad alcune cosette, molto banali, in verità, ma per voi umani stranamente significative
Peccatore – Cioè?
Dio – Mah, il Capodanno in diretta Rai, la Reggina e la Viola in serie A, il volley ad un passo dallo scudetto…
Peccatore – Veramente le ragazze del volley lo scudetto lo avevano anche vinto, poi fu revocato…
Dio – Beh, ora non è che potevo esagerare…uno scudetto a Reggio Calabria sarebbe stata una roba per la quale quassù avrei ricevuto lettere di protesta per i millenni a seguire…comunque tutte queste cose ed altre ancora più piccole, come, ad esempio, la nascita di una televisione locale giovane, nuova…
Peccatore – Reggio Tv…
Dio – Esattamente, dicevo che queste cosette contribuirono non poco ad amalgamarsi, sul piano della “spinta”, con l’esito della tua attività
Peccatore – Ma…posso essere brutale con una domanda?
Dio – Certo che si, te l’ho già detto…
Peccatore – Ma Lei…che gusto ci prova a far tutto questo e poi, magari, vedern
e il disfacimento opera della incapacità di noi umani?
Dio – E’ il mio passatempo preferito: guardare voi umani affannarvi, in qualche caso scannarvi per delle cose che domani saranno già superate, lontane e dopodomani dimenticate. D’altra parte se le generazioni successive avessero fatto tesoro degli insegnamenti di quelle che le hanno precedute, dopo così tanto tempo oggi la razza umana sarebbe perfetta e, quindi, di una noia mortale. Una sorta di zero a zero perenne. La noia…trovo che la noia sia la sciagura più grande…puoi andare, adesso e torna a trovarmi quando vuoi, è sempre un piacere parlare con te…
Peccatore – Me la dice una cosa, in ultimo?
Dio – E perché no?
Peccatore – Ma se non avessi chiuso il mio percorso terreno cosi presto e così in fretta dove sarei arrivato?
Dio – Sul piano politico, dici?
Peccatore – Si
Dio – Hai capito tutto, professore…saresti arrivato ai vertici della politica nazionale, ma…
Peccatore – …ma…???
Dio – No, professore mio, non avrei potuto consentire che un’anima pura come la tua, uno spirito che rappresentava l’alta dignità dell’uomo potesse finire travolto in un Parlamento popolato dai personaggi che ogni giorno insieme vediamo da quassù mettendoci le mani nei capelli. No, Italo, tu no…meglio qui, credimi…
Peccatore – Beh, ci penserò…allora vado…
Dio – A presto….ah…una cosa…
Peccatore – Si?
Dio – Quando torni a trovarmi portami un paio di quelle splendide bretelle che ti piacevano tanto…non so dove agganciarle, io sono solo spirito, ma in qualche modo mi arrangio, sono o non sono Dio? E poi fanno tanto figo…




