Riceviamo e pubblichiamo: Gentile Direttore,
intervengo in punta di piedi, su di un argomento non più derogabile, che coinvolge pesantemente la
coscienza di ogni cittadino di questa “città dolente”, ormai sempre più sedotta, violentata e poi
puntualmente abbandonata dalle classi politiche succedutesi nel tempo. Sulla stampa di questo
periodo, ci viene riportato un quadro sempre più desolante della sanità reggina. Dopo la
decimazione del reparto di Ginecologia degli Ospedali Riuniti,costringendo centinaia di donne
reggine anche all’emigrazione da parto, adesso apprendiamo che anche per la Reumatologia,si sta
perseguendo la logica dello smantellamento.
Con apposito decreto, infatti, la gestione commissariale della sanità calabrese avrebbe assegnato i
cinquanta posti letto per Reumatologia disponibili per la Regione Calabria con un criterio di
distribuzione a dir poco irrazionale ed illogico, escludendo incredibilmente il reparto più importante
della Regione, quello dell’Ospedale “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria, dalla
ripartizione di posti letto. In tal modo, tutta l’area Sud della Regione Calabria, con oltre mezzo
milione di abitanti, resterebbe completamente priva di posti di ricovero per un reparto che non si
occupa certo soltanto di piccoli fastidi reumatici ma anche di malattie molto serie e invalidanti che
coinvolgono purtroppo un altissimo numero di persone, bisognose di cure
fondamentali per garantire uno stile di vita accettabile ed evitare l’invecchiamento precoce o in
alcuni casi addirittura la morte.
Da considerare che lo stesso reparto si occupa anche di pazienti affetti da sclerosi sistemica
progressiva che sarebbero esposti a gravi difficoltà relative alla loro particolare assistenza. Per dirla
con il grande Totò, “ognuno ha la faccia che ha, ma a volte si esagera”.
Platonicamente parlando, mai come in questa sventurata città si è assistito ad una sistematica
“stabilizzazione del potere” che, dagli anni 70 del secolo scorso aveva catalizzato nella “rivolta di
Reggio Calabria” le speranze di un futuro migliore per tutto il popolo reggino, oltre ogni steccato
ideologico. Non a caso, quei moti di protesta furono i più significativi della storia dell’Italia unita,
per durata e intensità.
La triste realtà fu che i governi dell’epoca non riuscirono a trovare nessuna mediazione capace di
placare un conflitto riguardante la distribuzione di ulteriori opportunità di crescita e di sviluppo
verso la nostra terra. Da allora si è assistito, purtroppo, ad un progressivo ed irrimediabile
abbassamento della qualità delle classi politiche, che andava di pari passo con un progressivo
degrado ed impoverimento culturale, sociale ed economico del nostro territorio, che ha portato ai
risultati che oggi vediamo tutti sotto i nostri occhi. Niente di nuovo sotto il sole, le tecniche di
stabilizzazione del potere, erano ben note anche ai tempi di Erodoto, che ci riferisce un aneddoto su
Trasibulo di Mileto. Il re di Corinto, Periandro, suo alleato e amico, inviò suoi emissari a Mileto,
per chiedere consiglio sul modo di eliminare il dissenso interno al suo regno. Il tiranno rispose con
un’allegoria, tranciando le spighe più alte di un campo di grano, a voler sostenere che per governare
senza problemi, occorre eliminare l’élite culturale ed il pensiero liberale delle società. Non è un
caso che i figli migliori di questa sfortunata terra, i nostri figli, dopo aver raggiunto grandi traguardi
culturali, siano costretti ad emigrare e fare grandi altre terre ed altre realtà, in Italia e nel mondo.
Qui da noi invece restano gli spettri di una Reggio bella e gentile proiettata in una desolante,
odierna apatica prostrazione. La città delle opere incompiute, dal “sacco” dell’aeroporto fino alla
totale incapacità di rilancio di un sistema infrastrutturale e di trasporto che potesse ridare slancio al
tessuto sociale ed economico, attraverso la tanto decantata realizzazione del Waterfront nel grande
progetto (ormai postumo) della famosa Zaha Hadid , e poi della realizzazione del Museo del Mare,
che avrebbero potuto essere volano di sviluppo, per il cambiamento del volto di un
comprensorio,che comprendesse tutta l’Area dello Stretto in una inclusiva visione di Città
metropolitana, che al momento appare, purtroppo, penosamente vuota di contenuti e di
progettualità. Per usare le parole amare del grande Nicola Giunta,”Chistu è u paisi aundi si perdi
tuttu, aundi i fissa sunno mugghi i tia,u paisi i m’incrisciu e mi’ndi futtu, e ogni cosa esti fissaria“
Ormai il tempo è scaduto, non ci sono più deroghe, senza la riscoperta di una nuova concezione di
“rivolta di Reggio”,non violenta, che sappia riscoprire il valore del bene comune e che investa le
coscienze di ognuno di noi, il futuro di questa bella, struggente e sfortunata terra,che si ciba dei miti
e della civiltà millenaria della Magna Graecia, sospinta dalla storia verso i più grandi traguardi
dell’Umanità, sarà irrimediabilmente concluso per sempre.
Avv. Giuseppe Rinciari





