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Calabria – Sostegno persone disagiate, Croas a Roccisano: “Chi assumerà nei comuni la regia nella gestione del soggetto all’interno della comunità?”

7 Settembre 2016
in Lettere a Strill, RUBRICHE
Tempo di lettura: 2 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo – “Gentilissimo Assessore Roccisano, apprendo con interesse la notizia dell’incontro fra i comuni capofila della Calabria e la Regione per l’attivazione delle procedure previste dal S.I.A. (sostegno di inclusione attiva), con la relativa illustrazione delle modalità di accesso e il modello di governance che ne sottende l’attivazione della misura.
Come Lei certamente saprà, il cittadino per godere del beneficio dovrà aderire ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, con una valutazione del bisogno globale e multidimensionale. Le chiedo: chi assumerà nei comuni la regia nella gestione all’inclusione “attiva” del soggetto all’interno della comunità? Saprà certamente che nella quasi totalità dei Comuni calabresi sono ben pochi quelli che possono vantare la presenza dell’assistente sociale, figura che nella normativa nazionale e regionale e per mandato professionale e istituzionale, è posta strettamente alla valutazione e risposta al bisogno del cittadino in situazione di disagio.

Va ribadito e ricordato che l’azione del Servizio Sociale Professionale si pone per principi e metodi, per contenuti scientifici e culturali della sua formazione e per precisi riferimenti deontologici, in un ottica di emancipazione dal bisogno e di promozione al benessere, attraverso il superamento della dipendenza e dell’assistenzialismo. In questo sta la tipologia dell’azione dell’assistente sociale : aiutare il soggetto debole ad aiutarsi, aiutarlo a capire come poterlo fare ( o fare meglio), servendosi delle risorse proprie e della comunità per potere in seguito essere più autosufficienti e autonomi.
Tutto questo per sottolineare quanto sia importante che l’istituzione pubblica (quindi i Comuni), assuma le proprie responsabilità in ordine agli indirizzi delle politiche sociali e, in particolare, eserciti i suoi compiti primari nel campo delle difesa dei più deboli, soprattutto laddove questo significa mettere in campo oltre alla buona professionalità degli operatori, il monitoraggio dei bisogni e la lettura della loro complessità e interdipendenza, quindi le coerenti azioni di previsione di programmazione e verifica.
La regione in questo caso può fare molto nella direzione di costruire una sensibilità e una cultura “istituzionale” nelle “materie” sociali. Valendosi del terzo settore come forza di complemento la cui “chiamata” non deve risultare derogatoria ai compiti e alla centralità della pubblica amministrazione, deputata naturalmente a garantire il diritto di cittadinanza, il sistema, Onorevole Assessore, è principalmente caratterizzato dall’inesistenza, e noi aggiungiamo dalla assoluta irrilevanza, dei profitti, e ciò rende necessaria la permanente presenza istituzionale ad evitare che a dispetto di tante risorse pubbliche possano imboccarsi frettolosamente percorsi precari ed improvvisati.
Serve per ciò come allo stato della legislazione e dei vincoli imposti- confermare senza esitazioni ed eccezioni il ruolo dei comuni e , al loro interno, quello dell’assistente sociale, professionista spesso marginalizzato in sistemi di volontariato fai da te che rischiano di essere lasciati agire senza una adeguata regia territoriale e così senza effetto nonostante i loro meriti.
Sulle questioni riepilogate riteniamo ormai urgente un incontro chiarificatore anche ad evitare che l’Ordine sia costretto ad assumere in autonomia iniziative che potrebbero apparire in contrasto con la traiettoria intrapresa dalla Regione Calabria“.

Presidente Croas Calabria, Amalia Talarico

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