Le cellule staminali sono quanto di più prezioso esistente in natura per la cura di tantissime malattie anche gravi. Ad esempio il trapianto di staminali emopoietiche, ovvero cellule capaci di rigenerare gli elementi che compongono il sangue, rappresenta una terapia salvavita consolidata e di grande successo per la cura di numerose e gravi malattie del sangue. Le cellule staminali del cordone ombelicale sono abbastanza simili a quelle del midollo ma hanno un grado di staminalità maggiore e una capacità di replicarsi superiore. Non solo, presentano anche un minor rischio di rigetto. Allo stato attuale le principali patologie che vengono curate con successo sono le leucemie, i linfomi, le talassemie, le immunodeficenze e alcuni difetti metabolici. Nel mondo sono state create ad oggi circa 50 banche in grado di raccogliere queste cellule e renderle disponibili per i trapianti. Il prelievo è assolutamente privo di rischi per la donna e il bambino. Il sangue contenente le staminali viene raccolto attraverso una piccola puntura del cordone ombelicale a taglio già avvenuto. Una volta raccolto, il campione viene inviato presso la banca per essere valutato e, se idoneo, per essere congelato. L’Adisco regionale calabrese, fondata da Franca Arena Tuccio 10 anni fa, è un punto di riferimento importantissimo per l’attuazione di tutto questo straordinario percorso finalizzato alla raccolta dei cordoni ombelicali in tutti i reparti di ginecologia e ostetricia degli ospedali pubblici della Calabria e in tutte le altre strutture abilitate a questa raccolta. E’ sempre l’Adisco a provvedere al deposito dei cordoni presso la Calabria Cord Blood Bank che adesso si trova presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, dove essi vengono conservati e alla quale poi si rivolgono tutte le strutture sanitarie del mondo per la ricerca di cellule staminali compatibili per ogni singolo caso di malattia e di paziente.
“Questa è la medicina del futuro, dice la presidente Adisco Franca Arena Tuccio, in quanto le cellule staminali, impiantate in qualsiasi organo, dal cuore alle ossa, dagli occhi al midollo spinale, riescono a rigenerarlo e a dargli nuova vita. Il sangue del cordone ombelicale contiene cellule giovani multi potenti, salvavita specialmente per i bambini malati per esempio di leucemia, spiega ancora la Presidente. In ogni parte del mondo avvengono continuamente trapianti di cellule staminali nel midollo osseo contro la leucemia e l’Adisco di Reggio Calabria e la sua banca hanno esportato ben 32 cordoni salvando la vita ad altrettanti bambini in tantissime parti del mondo, anche lontanissime come il Texas o l’Australia. Tutto ciò si è potuto fare grazie all’acquisto da parte dell’Adisco di tutta la strumentazione che serviva alla banca per conservare le cellule e per trasportarle e soprattutto un contenitore particolare che si chiama Dry Shipper che consente il viaggio del cordone già congelato per una durata di tempo fino a 24 ore”.
Il 100% dei bambini trapiantati con le cellule del cordone ombelicale compatibile sono guariti. Ogni banca ha il suo registro del cordone e invia tutte le notizie relative ai dati di compatibilità all’Ospedale Galliera di Genova che ospita il registro mondiale. Da tutte le parti del mondo accedono a questo registro e chiedono il cordone compatibile. La banca di Reggio Calabria, per il quarto anno, è la prima tra le 18 banche italiane per indice di rilascio, nella comparazione tra quanti cordoni sono stati donati e quanti sono stati esportati. Un dato che certifica il lavoro straordinario dell’Adisco di Reggio.
“Abbiamo anche acquistato una macchina per il ritiro dei cordoni attrezzata in linea con i requisiti richiesti dal sistema sanitario nazionale, spiega ancora Franca Arena Tuccio . In questo momento è in uso all’azienda Ospedaliera reggina”.
L’Adisco dunque svolge un compito preziosissimo che ha già raggiunto straordinaria traguardi salvando tantissime vite, ma ovviamente ha bisogno, per svolgere il suo prezioso lavoro, dell’apporto dei soci che contribuiscono semplicemente con le loro quote associative, peraltro davvero minime se si pensa che si può diventare soci ordinari con una quota annua di soli 25€ e socio sostenitore con una quota annua di 50€. Davvero poco se si pensa all’importanza del ruolo dell’Adisco nel salvataggio di tantissime vite umane. Chiunque si può iscrivere per sostenerla economicamente e per far fronte alle necessità del percorso di donazione conservazione del cordone ombelicale. L’adesione come soci all’Adisco, d’altra parte, non richiede un impegno particolare in ordine di tempo, per cui tutti possono aderire senza paura di prendere un impegno troppo pressante.
“In questo momento la necessità maggiore, dice la Presidente, è quella di riuscire ad istituire due borse di studio da 6 mila euro ciascuna per sovvenzionare l’attività delle cosiddette Ostetriche Adisco, figura professionale che serve ad affiancare il lavoro dei reparti maternità e per guidare il percorso di donazione, che prevede, dopo il preventivo e tempestivo assenso della madre, la elaborazione di un’anamnesi sanitaria della coppia di genitori, la stesura di tutta la documentazione necessaria e l’operatività in sala parto al momento della nascita e dopo il taglio del cordone ombelicale”.
Dunque la presenza dell’ostetrica Adisco è fondamentale per la donazione e la buona riuscita del percorso all’interno dei reparti che, a causa della difficile situazione sanitaria, svolgono già un superlavoro per portare a termine il numero enorme di parti che arrivano nelle poche strutture rimaste sul territorio. L’ostetrica Adisco inoltre lavora annualmente per l’importo economico della borsa di studio ma, nello stesso tempo, si apre la strada per un’effettiva stabilizzazione nelle strutture sanitarie pubbliche. Prova ne sia che già due ostetriche Adisco sono state assunte a tempo indeterminato presso l’ospedale di Reggio Calabria.
Franca Arena Tuccio invita le mamme a donare il cordone ombelicale alla banca pubblica e non a conservarlo per se stessi presso banche private (a pagamento) per due motivi semplicissimi. Intanto sarebbe come augurarsi che il proprio figlio si ammali e poi, cosa più importante, vista la scadenza del cordone che comunque non può essere più utilizzato dopo un certo lasso di tempo, perché perderlo egoisticamente e non metterlo subito a disposizione per salvare qualsiasi altro bambino nel mondo? Donare il cordone è un’azione importante per superare quella visione di società egoista e ripiegata su se stessa che caratterizza il mondo di oggi.
Marina Malara






