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Rossano (CS) – Rifondazione comunista su migranti: “Sì ad integrazione, no a business accoglienza”

5 Settembre 2016
in CITTA, Cosenza
Tempo di lettura: 3 minuti
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“Da ormai più di due anni – si legge in una nota del Circolo Prc “Milei-Veneziano” il Porto di Corigliano è protagonista di periodici sbarchi di centinaia di persone che si avventurano in mare per sfuggire a guerre e fame. Da qui il dovere, da parte del nostro territorio, di confrontarsi con questa situazione e predisporre forme di accoglienza che mirino a tutelare tanto le comunità locali quanto chi cerca di ricostruirsi una vita lontano da casa. Rifondazione Comunista è sempre stata particolarmente attenta e sensibile a queste tematiche e per questo il circolo “Milei-Veneziano” di Rossano non intende sottrarsi al dibattito che in questi giorni imperversa nella nostra città, dopo la notizia dell’arrivo di 150 migranti che sarebbero dovuti essere ospitati all’interno di strutture ricadenti nel territorio comunale. In particolare, la decisione di allocare queste persone in una struttura privata in contrada Seggio, poi sospesa, impone una riflessione da cui vogliamo far scaturire una serie di proposte, anche in vista del consiglio comunale straordinario convocato per il 7 settembre.

Proprio ieri 833 migranti sono giunti nel porto della vicina Corigliano, ennesima conferma di una realtà con la quale anche la nostra comunità – come già fatto da molte altre – ha il dovere di fare i conti senza rischiare di farsi cogliere impreparata dagli eventi, esponendosi così al rischio di risposte tardive e affrettate come quelle dei giorni scorsi che, anziché accogliere e puntare all’integrazione, rischiano di portare in superficie e far esplodere conflitti sociali latenti. È chiaro che la risposta del nostro territorio all’emergenza che gli sbarchi di questi ultimi due anni ci pone davanti agli occhi non può essere quella di girarci dall’altra parte né quella di trattare le persone – uomini, donne e bambini – che sulle nostre coste cercano approdo alla loro disperazione come bestie da macello da ammassare in moderni lager del tutto decontestualizzati dalla società. Sappiamo bene quali business possano nascondersi dietro a un’accoglienza solo di facciata, rendendoci non dissimili dai protagonisti delle odiose tratte di esseri umani dai Paesi vittime delle guerre e dello sfruttamento perpetrato nel corso degli anni dai nostri stessi governi. Un modello di gestione virtuoso ci consentirebbe invece di trarre da questa situazione dei vantaggi per la nostra comunità, trasformando questa emergenza da problema a risorsa, nel pieno rispetto dei diritti di tutti. È questo che si intende quando si parla di accoglienza integrata, un modello che vede il migrante non come oggetto da cui trarre profitti poco specchiati, ma come soggetto da inserire nel tessuto sociale. In questa direzione, la strada da percorrere potrebbe essere organizzare corsi di lingua, di formazione al lavoro, ma anche momenti di interscambio culturale che abbiano come veicolo l’arte, la musica, la letteratura. Si parla poi di “accoglienza diffusa”, contrapposta alla ghettizzazione dalla quale si avvantaggerebbe solo il singolo, che invece avrebbe ricadute positive su tutta la comunità tanto in termini economici quanto culturali. Tutti sappiamo l’enorme quantità di appartamenti sfitti esistente nel nostro comune, che potrebbero essere più proficuamente utilizzati per dare a famiglie o gruppi di persone la possibilità di costruirsi una propria autonomia allo stesso tempo responsabilizzandoli nella gestione della propria vita. O ancora la possibilità che i migranti possano essere ospitati da gente del luogo, trasformando il contributo monetario di cui sono destinatari (40 euro al giorno) in una risorsa per l’economia dell’intera famiglia. Senza contare le ricadute anche in termini lavorativi per molti giovani e non giovani del posto, potenziali operatori di una rete che punti non all’assistenzialismo a oltranza, ma alla costruzione di percorsi regolari che sottraggano il bisogno di accoglienza alle fauci delle economie grigie. La vicina realtà di Riace ci ha insegnato che si tratta di un mondo possibile e nient’affatto utopistico. Rifondazione Comunista è pronta a lavorare affinché anche la città di Rossano possa essere additata come modello da seguire”.

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