
di Stefano Perri – L’incendio alla Collina di Pentimele a Reggio Calabria è diventato ormai una sorta di must dell’estate reggina. Non passa stagione estiva senza che le fiamme radano al suolo la vegetazione sulla collina della zona nord della città.
L’incendio di stanotte lascia, insieme alla cenere, un lungo velo di polemiche che coinvolgono, a partire dai cittadini, le istituzioni cittadine preposte alla gestione dell’emergenza.
Sul banco degli imputati sono finiti stavolta anche i Vigili del Fuoco. Diverse sono state infatti durante la notte le segnalazioni di cittadini che hanno lamentato un forte ritardo nell’intervento delle autobotti. Ad esempio, ci scrive un cittadino, “A ridosso dell’abitazione di mia madre e di altri, nonostante la richiesta al 115 e personalmente al personale di VVF, nessuno degli operatori dei VVF si sono fatti vedere sul luogo, i mezzi si vedevano parcheggiati a distanza. Alla mia richiesta di intervento, facendo notare che vi erano delle abitazioni, il vigile del fuoco vicino all’autobotte, che ha sostato per ore ai margini della strada, rispondeva che vi era una squadra impegnata per domare o limitare l’incendio”.

Alla situazione assolutamente emergenziale che ha visto l’incendio della Collina di Pentimele come un evento di enormi dimensioni va aggiunto anche il fatto che i canadairs si sono potuti alzare in volo, per ovvi motivi di sicurezza, solo alle prime luci dell’alba, e sono stati dunque utili solo a completare il lavoro, andato avanti praticamente tutta la notte, degli uomini a terra delle squadre dei Vigili del Fuoco e dei cittadini.
Già i cittadini. Perché anche nell’incendio di stanotte i reggini hanno dato prova di grande coraggio e abnegazione . “L’incendio – continuano le segnalazioni – nelle vicinanze delle nostre abitazioni è stato domato solo grazie all’intervento mio, di alcuni parenti e di amici di mio figlio. Quando sono intervenuti i VVF l’incendio che lambiva le nostre case era già sotto controllo”.
Come sempre nelle occasioni di emergenza i cittadini non fanno mancare il loro contributo. Il problema in questo caso è che, almeno stando alle segnalazioni pervenute, questo contributo non è stato un valore aggiunto ma un valore necessario. Ci scrive ancora un cittadino: ”Un vigile del fuoco faceva notare che non hanno mezzi a disposizione ed erano solo dieci persone impegnate dalla mattina per lo spegnimento degli incendi”.
In effetti mettere in discussione il lavoro dei Vigili del Fuoco è francamente difficile. La loro opera è stata come al solito encomiabile e l’incendio, già a tarda sera, era da considerarsi domato anche se le operazioni sono poi andate avanti fino a stamane. Non è dunque una questione di qualità del lavoro messo in atto, anzi su quello c’è solo complimentarsi. Il punto invece sta nell’analizzare la situazione dal punto di vista quantitativo circa gli uomini e i mezzi impiegati in casi come questi. Il ritardo iniziale nell’intervento è probabilmente dovuto proprio alle carenze nell’organico. Se i pochi uomini operativi si trovano impegnati dalla parte opposta della città in un altro incendio è naturale che l’intervento non può che essere tardivo. Ed in casi come questi, ed in condizioni climatiche sfavorevoli come quelle di stanotte, più tempo passa dall’origine dell’incendio all’intervento dei Vigili del Fuoco e maggiore saranno le difficoltà nel domare il rogo. Come anche fondamentale per la buona riuscita dell’intervento è la dotazione di mezzi in forza ai Vigili. Reggio da questo punto di vista è la città dei paradossi. L’unico posto al mondo, ci verrebbe da dire provocatoriamente, dove ad andare a fuoco è proprio la caserma dei Vigili del Fuoco. E’ accaduto infatti alla fine dello scorso mese di marzo che un incendio, ironia della sorte, abbia distrutto la struttura, già precaria, che ospitava le camerate, la cucina e la sala mensa in servizio ai Vigili del Fuoco. In quella occasione il Capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco Alfio Pini era immediatamente giunto in riva allo Stretto per constatare personalmente che “i vigili del fuoco all’interno della sede Centrale di Reggio Calabria non hanno le condizioni minime di sicurezza, salubrità e ambientali”.
Da allora in avanti diverse furono le segnalazioni e gli appelli, lanciati anche dalle istituzioni locali, nei confronti del Ministero degli Interni affinché la situazione fosse definitivamente risolta ma fino ad oggi, a parte qualche annuncio, poco o nulla è stato fatto. Adesso che la stagione estiva è iniziata e gli incendi, grandi e piccoli, si susseguono a ritmo incessante e vanno ad aggiungersi a tutti gli altri episodi in cui si rende necessario l’intervento de Vigili del Fuoco, ci chiediamo sommessamente come sia possibile che lo Stato chieda ai suoi uomini un tale sforzo se non è neanche capace di garantirgli un alloggio sicuro nel quale ospitarli. Una domanda alla quale presto qualcuno dovrà necessariamente dare risposta.

Sul resto sarebbe interessante andare a capire quanto è stato fatto dal punto di vista della prevenzione per evitare che episodi del genere si verifichino con tale frequenza nelle zone collinari della città di Reggio. Ancora una volta ci viene in soccorso la segnalazione di un cittadino, rappresentate dell’Associazione Amici della Terra, che dopo l’incendio di stanotte ha voluto inviarci la sua analisi. “Francamente non credo – scrive nella sua lettera a Strill – che se fosse stato già realizzato il progetto di riqualificazione vincitore del concorso di idee di qualche anno fa, la situazione sarebbe diversa e cerco di spiegare perchè. Uno degli aspetti cruciali di tutta la vicenda risiede nel regime dei suoli, visto che attualmente circa il 95% della Collina è di proprietà privata: il futuro parco verrà realizzato solo su suoli di proprietà pubblica o includerà anche terreni privati? Nel primo caso, a parte gli oneri derivanti dall’acquisizione dei suoli (a meno di non immaginare processi di tipo compensativo/perequativo…), si tratterà di capire in anticipo chi si accollerà l’onere della manutenzione di un parco di centinaia di ettari: l’Amministrazione Comunale è in grado di farlo? Nella seconda ipotesi il regime dei suoli rimarrebbe quello attuale: ma il dilagare degli incendi è strettamente connesso con lo stato di abbandono di buona parte dei terreni, lasciati incolti e privi di qualunque opera di protezione dal fuoco. Per quale motivo i privati dovrebbero modificare il proprio comportamento? Esiste in teoria un motivo valido per coltivare i terreni abbandonati: se è conveniente”.
Spunti e ragionamenti inviati dai cittadini che Strill.it prova ad amplificare utilizzando il megafono massmediatico e rilanciando la palla alle Istituzioni. L’emergenza di stanotte ha dimostrato, come già è spesso avvenuto in passato, che il grande spirito di sacrificio dei cittadini e dei Vigili del Fuoco basta a domare un incendio pericoloso e vasto come quello sulla Collina di Pentimele. Ma non sarebbe più opportuno evitare di ragionare sempre e solo in termini emergenziali ed interrogarsi per tempo su una riorganizzazione in termini gestionali delle forze disponibili e di quelle invece necessarie? Le Istituzioni deputate riflettano perché non è pensabile che per operare un cambiamento radicale da questo punto di vista sia necessario attendere il prossimo lutto cittadino.




