In attesa dei risultati elettorali in corso di svolgimento al Palazzo della Provincia, si fanno più insistenti i dubbi e gli interrogativi circa l’evoluzione di una vicenda che sembra essere ancora in completa paralisi e per la quale, ad oggi, nessuno è in grado di fornire risposte.
Certo è che all’indomani della proclamazione dei prossimi quattordici componenti del Consiglio metropolitano, il sindaco Giuseppe Falcomatà – per legge sindaco anche dell’ente di nuova costituzione fino ad approvazione dello statuto – convocherà entro dieci giorni la prima seduta consiliare che dovrà riunirsi entro i dieci giorni successivi la convocazione stessa.
“Meramente d’insediamento, la prima assemblea del Consiglio sarà tesa ad affrontare questioni di ordine tecnico amministrativo, quali l’accertamento di eventuali situazioni di incandidabilità e/o incompatibilità degli eletti – dichiara Antonino Minicuci, responsabile dell’Ufficio elettorale della Provincia – e in ogni caso segnerà ufficialmente l’entrata in funzione del Consiglio stesso. Le attività svolte dal Assemblea saranno limitate a ciò che è previsto dallo statuto. L’approvazione dello stesso sarà di competenza della Conferenza dei Sindaci, già attiva con la costituzione della città metropolitana ma non ancora ufficialmente convocata. Infine il Palazzo della Provincia sarà fisicamente sede della città metropolitana, le cui funzioni saranno quelle finora previste per la provincia, oltre naturalmente a quelle previste nella legge istitutiva delle città metropolitane quali, tra le altre, lo sviluppo economico ed il trasporto pubblico locale”.
Un grosso nodo ancora da sciogliere è quello che vede il sindaco del comune e il sindaco della città metropolitana rappresentati dalla stessa persona, seppur per enti diversi. Sappiamo che ciò è previsto per legge, anche se lo statuto può prevedere l’elezione diretta del sindaco a fronte di una serie di passaggi che per la loro complessità procedurale scoraggiano l’elezione diretta (il comune capoluogo dovrebbe articolare il territorio dell’ente in municipi, dovrebbe essere effettuata l’indizione di un referendum, la promulgazione di una legge regionale). Le uniche città che possono indire l’elezione del sindaco metropolitano, solo utilizzando lo strumento statutario, sono quelle con popolazione superiore a tre milioni di abitanti come Milano, Roma e Napoli e ad oggi questa possibilità sembra esserci solo nello statuto di Milano.
Resta dunque ancora da capire cosa succederà con l’approvazione dello statuto, anche perché il Presidente della Provincia, secondo quanto previsto dalla legge, rimarrà in “carica ordinaria” fino all’approvazione dello stesso.






