In merito alla possibilità di trasferire la sede dell’Università Magna Grecia presso il centro San Giovanni il Gruppo Centro Storico si è così espresso:”il gruppo Centro storico ha dato la sua adesione al progetto delle nuove facoltà dell’Università Magna Graecia per una serie di motivazioni e valutazioni che prescindono dal dibattito, a volte anacronistico, che in questi giorni anima la scena pubblica. Si ricorda, solo a vantaggio dei pochissimi che non lo sapessero, che il Gruppo è formato da imprenditori, rappresentati di alcune sigle professionali, di categoria e associazioni, che hanno inteso avviare e poi continuare un proficuo confronto su quello che deve essere il destino del centro storico, inteso non come altro rispetto alla città, ma come cuore pulsante di una urbanità che ha mano a mano ha perso identità di insieme per concentrarsi, troppo spesso e male diremmo, sulla tutela di piccoli o grandi interessi, che siano stati di quartiere o di altra natura.
Quello che sta accadendo oggi è una rivoluzione culturale, ma di ciò ne resteranno solo macerie se una parte della città non si sentirà coinvolta o se ne chiamerà fuori.
Cultura non sono solo i dibattiti autoreferenziali in cui ci si ritrova sempre in pochi o sempre gli stessi, cultura non sono le belle parole di cui ci si riempie la bocca. Cultura non è l’università nel senso strettamente accademico, ma cultura è tutto ciò che l’Università porta con sè in termini di capitale umano.
Non è un buon affare di cui qualcuno sta già pensando di approfittare, ma è una buona occasione, forse l’ultima, per una città che si è smarrita e persa nei mille rivoli paludosi di interessi diversi da quello collettivo.
Oggi è arrivato il momento di metterci la faccia e, come già ribadito altre volte, capire non chi sta con questa o quella parte politica, ma chi sta con la città o contro la città.
C’erano altre soluzioni perseguibili nel breve tempo e concretamente? Se la risposta è sì ci chiediamo come mai, al di là dell’interlocuzione mediatica, non siano state proposte e perseguite da chi oggi le tira fuori dal cilindro o da chi dice no senza però proporre altro, dimenticando ad esempio che, e ovviamente non possiamo che rallegrarci di questo, il comando provinciale dei Carabinieri non lascerà la Caserma di Villa Trieste che intanto l’ente Provincia ha provveduto a trasferire all’Invimit, la società immobiliare a cui fa capo gran parte del patrimonio degli enti intermedi dopo la riforma.
Era chiaro fin dall’inizio che la metratura per ospitare almeno due nuove facoltà dovesse essere importante e questo per creare un vero e proprio polo universitario e non costringere gli studenti a spostarsi da una parte all’altra ubicando le aule in posto e a magari sale convegni in un altro.
Era abbastanza auspicabile che la scuola Mazzini fosse ristrutturata per diventare la naturale sede di quelle scuole primarie che oggi, dopo il ridimensionamento che ha tolto loro l’identità, si trovano costrette a stare in luoghi poco consoni all’educazione dei più piccoli, e pensiamo in questo caso alle ex scuole Maddalena e Mazzini appunto.
Tutte valutazioni che non prescindono dalla politica, in quanto intesa come quell’etica di governo di un’entità territoriale e di una comunità umana distinta dalle esigenze particolari di ogni singolo uomo o gruppo di uomini della comunità stessa, ma prescindono dalla strumentalizzazione politica che della questione vuole farsene.
La scelta del San Giovanni, in quanto complesso monumentale, pone per altro come prioritaria la possibilità di mettere a reddito una struttura che altrimenti, visto l’attività espositiva non continuativa, sarebbe finanziariamente in perdita.
Sono altre le questioni su cui bisognerebbe concentrasi ora. Innanzitutto, i piccoli imprenditori e professionisti del capoluogo di Regione devono essere pronti a mettersi in gioco per rendere Catanzaro una città universitaria. Parliamo della necessità di avviare attività attrattive per i giovani, dalla ristorazione all’intrattenimento, a luoghi di cultura e socialità per gli studenti.
I proprietari degli immobili da adibire ad abitazioni per gli studenti devono essere pronti a non “vendere” al migliore offerente che poi triplicherà i prezzi, quanto piuttosto ad adeguarsi agli standard abitativi e di canone di città universitarie. Le società che lavorano per conto del Comune, penso all’Amc o alla Catanzaro Servizi a cui è affidata la gestione della Piscina comunale e della biblioteca, devono essere in grado di creare un circuito virtuoso di mobilità e attrattività compatibile con i ritmi universitari, che permetta agli studenti di integrarsi con la città, tutta quanta, e non solo con quel pezzettino in cui per ragioni di studio graviteranno i ragazzi.
Sono queste le domande che dobbiamo porci tutti da oggi in poi. Sono queste le risposte che ognuno deve pretendere di avere dagli altri. Le questioni di principio hanno fino ad ora portato ad assumere posizioni fin troppo populiste che hanno consentito, ai soliti di continuare a fare i propri affari e hanno portato ad un graduale spegnimento della città intesa non solo come complesso urbanistico, ma come comunità.




