“I partiti hanno raccolto le sollecitazioni e gli ammonimenti della commissione antimafia con una maggiore vigilanza sulle liste. Resta però la preoccupazione che la fedina penale pulita sia solo una precondizione, non una patente di onestà morale. La confermano i rapporti di polizia e delle prefetture su alcuni dei comuni sciolti per mafia che tornano al voto: il rischio che in alcuni di quei comuni continuino a governare le cosche mafiose, attraverso un reticolo di parentele e affinità, è grave e presente”. Lo ha detto il vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia e deputato di Sinistra Italiana Claudio Fava che ha fatto l’esempio del comune di Platì: “Nessun candidato – ha detto – viola il Codice di autoregolamentazione ma decine di candidati hanno comprovati rapporti di amicizia con le cosche che gestiscono il territorio e che fanno essere concreto il pericolo che questo comune continui ad essere una democrazia sospesa“.
Oltre a Fava anche Rosy Bindi ha citato il caso del Comune di Platì, sciolto per 15 volte e dove si presentano due liste civiche con candidati legati alle amministrazioni precedenti che hanno provocato lo scioglimento.
“Dal lavoro della relazione – ha proseguito – emergono casi di condizionamenti ambientali, legati anche a rapporti di parentela, laddove non si è mai realizzata una dissociazione familiare da parte dei candidati o a loro frequentazioni. Su quest’ultima realtà nella relazione vengono citate le situazioni, ma non i nomi, perché questo materiale è stato secretato. I membri della Commissione ne sono naturalmente a conoscenza, li ha potuti analizzare e naturalmente tutto il nostro lavoro può essere anche utilizzato come strumento di indagine da parte delle autorità giudiziarie”.





