La scelta di impegnare il Consiglio Regionale in una discussione pro o contro l’insediamento della centrale a carbone a Saline Joniche, insediamento richiesto dalla società svizzera Sei e
che ha di recente ottenuto l’ok del Governo Monti, ha registrato il solito teatrino delle dichiarazioni roboanti con Consiglieri, di tutti gli schieramenti, praticamente impegnati a dimostrare come ‘amano’ la Calabria e il suo territorio, e come son bravi a battersi per essi, soprattutto quando sanno che il dibattito viene seguito dai mass-media anche se locali.
E’ uno sport, quello registratosi al Consiglio Regionale, di ‘captatio benevolentia’ per il falso convincimento che la maggioranza della popolazione possa essere contraria alla centrale a carbone, dimenticando ch’essa maggioranza, malgrado la oscena propaganda ambientalista tutta protesa a ‘terrorizzare’ la gente, non è pregiudizialmente contraria all’insediamento ma vuole certezze sulle ricadute positive, sulla non pericolosità per la salute delle emissioni prodotte dall’impianto, e sulla vigilanza pubblica sul reale rispetto delle prescrizioni imposte alla Società Sei per il nulla-osta e l’avvio della costruzione.
La stessa presenza, dinanzi al palazzo regionale, e in concomitanza con la seduta, dei sostenitori delle ragioni del No e di quelli del Si era una visiva dimostrazione di come sia cambiato profondamente il clima attorno al problema con la caduta delle difficoltà di mobilitazione di chi vede nella centrale il futuro della sua zona. Una analisi più attenta dei nostri cari rappresentanti regionali li avrebbe portati a capire che i ‘manifestanti’ a sostegno del No, erano i soliti rappresentanti delle organizzazioni ambientaliste e dei partiti di sinistra che c’entrano poco col territorio interessato ma che, impegnati da sempre ad ostacolare la costruzione della centrale, a prescindere da qualsivoglia Valutazione di Impatto Ambientale e da qualsivoglia tecnologia usata per la combustione del carbone, usano l’argomento centrale a carbone per fini elettorali.
Gli altri, quelli mossisi per rivendicare la validità dell’insediamento, erano quasi tutti cittadini dei paesi dell’area grecanica che non si sono mai limitati a esprimere un si, senza condizioni, e non si sono neanche accontentati delle vuote parole elargite con magnanimità dal signor Loiero, alla vigilia della passata campagna elettorale, con le quali ‘regalava’ agli abitanti della zona un futuro industriale (costruzione di pannelli fotovoltaici) e un altrettanto importante futuro turistico per rispetto alla vocazione tanto sbandierata anche da novelli difensori ‘della purezza territoriale’ come sindaci che nulla hanno a che vedere con l’area interessata.
Quanto fossero, comunque, vuote e false quelle parole lo sanno benissimo i cittadini di quelle aree che attendono spasmodicamente l’ex Presidente della Regione per poterlo ringraziare direttamente. Intanto vigileranno a che la Conferenza dei Servizi avvii al più presto i propri lavori e li possa chiudere speditamente. Sarà l’occasione per capire come sia possibile che le disgrazie che si paventano a Saline non esistano a Porto Tolle dove le stesse forze politiche che osteggiano la centrale calabrese non siano per nulla spaventati dal carbone.
Non vorremmo che, oltre alla Lega, ci siano anche nei partiti cosiddetti nazionali, condizionamenti pro Nord e contro il Sud. Non ci sarebbe, infatti, altra spiegazione per il diverso orientamento che si tiene in Veneto da quello che si tiene nella nostra Regione. La jonica bassa, com’è conosciuta l’area grecanica, è la più derelitta, tra l’altro, delle zone calabresi e non merita d’essere maltrattata ulteriormente facendole anche credere che lo si fa, solo e soltanto, per il suo bene.
Giovanni ALVARO




