
madre tenace ed amorevole.
Li accolse il Borgo del Lupo, la città della Macchina del Popolo: la Volkswagen, tanto cara ad Adolf Hitler.
Wolfsburg: già dagli anni ’70 meta prediletta degli emigranti italiani, tra cui tanti calabresi.
Il padre di Michele giunse in Germania nella stessa condizione di migliaia di altri italiani: in un mondo nuovo e sconosciuto, senza aspettative, senza saper minimamente capire o parlare il tedesco. Tuttavia, la forza di volontà portò ben presto i coniugi Zanfino a sapersi egregiamente adattare alla nuova condizione di vita.
“Fin da quando ero piccolo, comunque, tornavamo tre volte l’anno ad Acri. La Calabria” – ci dice Michele – “era ed è la nostra terra natia. Io e mia sorella Angela eravamo sempre contenti di tornarci. D’altronde, quando penso all’Italia, penso ai miei nonni: semplici contadini ma con un cuore immenso”.
Ed è tanta anche oggi la voglia di tornare in Calabria per Michele e la sua famiglia. Così come sono state tramandate a lui le radici calabresi, egli fa orgogliosamente lo stesso con i suoi due figli: Dustin di 14 anni e Letizia di tre.
Dagli insegnamenti di un padre contadino arrivato in Germania con una sola valigetta, Michele è riuscito a costruirsi una bella casa, aiutato solo dalla forza dei suoi genitori: “Devo molto a loro ed ai miei nonni, mi hanno sempre aiutato, con la loro forza, anche in periodi complicati”.
Le radici di Michele: l’orgoglio e l’amore per la Calabria. Radici forti, che lo hanno portato lontano.
Di scuola non ne volle sapere fin dalle elementari. Perciò, nel 1993 iniziò l’apprendistato per Meccanico Industriale della Volkswagen. Concluso il percorso di formazione, l’azienda lo inserì immediatamente nella catena di produzione: “Un lavoraccio. La mattina mi svegliavo senza poter muovere le mani a causa dei dolori. Capì che dovevo cambiare qualcosa: mi misi a studiare”.
E così, mentre ogni mattina Michele andava a studiare alla scuola di Economia e Commercio, il pomeriggio lo aspettavano tre turni di lavoro alla fabbrica Volkswagen: “Il mio sogno era l’ottenimento di un posto all’interno degli uffici amministrativi della VW. Le condizioni di vita che conducevo mi stavano provando fisicamente, ma sono andato avanti. Fino alla fine”.
Dopo sette anni di studio e di lavoro, Michele raggiunse il suo obiettivo: “Adesso lavoro nell’ufficio acquisti della Volkswagen e sono responsabile per milioni di euro!”.
Ma credete che un calabrese si accontenti solo di questo? Esistono questioni ancora più rilevanti: questioni di principio. “Voglio che il popolo tedesco ci rispetti maggiormente e riconosca il notevole contributo che abbiamo dato per l’evoluzione della Germania. Spesso, infatti, gli stranieri non hanno vita facile qui: ricordo un partito a Wolfsburg che andava in giro a raccogliere firme contro la presenza degli stranieri in città”.
Questioni di principio, questioni di rispetto. Cose a cui un calabrese tiene molto.
Ovunque egli sia.




