
di Tonino Amatruda – Caro Presidente ti scrivo…così mi distraggo un po’, e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò. Non c’è nulla di meglio della canzone di Lucio Dalla
per aprire la discussione Caro Presidente, un modo forse un po’ scanzonato ma non per questo meno arrabbiato. E la musica che sento in questi giorni non è affatto orecchiabile, anzi, sembra addirittura che abbiano sbagliato spartito.
Centrodestra e centrosinistra che simulatamente si azzannano. Sindacati che fanno finta di urlare per dimostrare ai più di esistere. Dirigenti che vanno in direzioni opposte e fanno a gara a farsi dispettucci. In questo girone dantesco, tra fuoco e fiamme, tra incertezze e rabbia, ci sono loro, circa trecento sorveglianti e ufficiali idraulici, reduci dalla padella della Why Not e oggi finiti nella brace dell’Afor. Sembrava tutto fosse finito quel dicembre del 2010 quando, dopo una selezione svoltasi secondo criteri stabiliti dalla legge, i lavoratori transitarono nell’Azienda Forestale della Regione Calabria (scritto così fa più impressione). Era la fine di un incubo durato circa dieci anni e nessuno, nemmeno il più pessimista, poteva pensare che l’incubo sarebbe durato ancora e chissà per quanto tempo. Già, perché nulla è cambiato. Il dilettantismo c’era e ancora impèra, l’organizzazione ripercorre le stesse modalità primordiali e in quanto all’aspetto retributivo, si stava con la mano tesa prima e si questua ancora oggi. E lo si fa, si badi bene, per una somma che non voglio nemmeno quantificare, tanto è insignificante. Vogliamo ricordare un altro spassoso esempio? Pensate che per avere un contrassegno di riconoscimento – necessario nell’espletamento dei compiti assegnati – c’è voluto il Padreterno, perché i giovani (che ormai più giovani non sono) hanno dovuto subìre anche l’onta di essere identificati dalle forze dell’ordine perché “pescati” a gironzolare per fiumi e terrazzamenti. Quasi dei fotogrammi di un film di Totò e Peppino. Sul guardaroba (detto così è più chic) e gli strumenti non mi pronuncio, ma pare che siano giunti a destinazione. Sui mezzi di locomozione (e pare che in giro per il tacco dello Stivale ce ne siano parecchi efficienti), stendiamo un velo pietoso. Bisogna recarsi sui posti di lavoro, alcuni di difficile percorrenza, con le proprie autovetture, meglio se un po’ malmesse sennò son cavoli amari. Una prassi ormai consolidatasi nel tempo quella dell’utilizzo delle autovetture personali che andrà a meraviglia a chissà quanti lavoratori (non ai sorveglianti idraulici, da queste parti ci sono briciole), perché, molto probabilmente (e qua mi piacerebbe dare una sbirciatina) vanno a percepire più di indennità chilometrica che di busta paga. E i sindacati? “Tutti muti”, le circa ottomila tessere mica son bruscolini. Già, i sindacati, talmente attenti a salvaguardare i loro privilegi che della materia relativa alla sorveglianza non gliene frega granchè. Prova ne è il fatto che da quando i giovani (si fa così per dire) si sono opportunamente sindacalizzati, non si è fatta uno straccio di riunione, loro pensano ai forestali idraulici, cosa volete che rappresentino “trecento giovani e forti che per fortuna non sono ancora morti”? Aggiungo che sicuramente disconoscono in toto la materia e non sanno nemmeno cosa li differenzia. Se lo sapessero avrebbero già da tempo posto il problema agli organi competenti, dibattuto sulla loro reale vocazione (inserimento nel contratto collettivo del nuovo profilo e declaratoria ad hoc) e insistito per l’Autorità di Bacino o, come ultima ratio, per la Protezione Civile. Niente di tutto questo e giacchè siamo in piena estate, buttano tutti nel mare magnum della forestazione, così si evitano noie, qualche contestazione e, soprattutto, non si disturba chi di dovere. La politica, beh quella dibatte su questioni più alte, utilizzando una via di mezzo tra la lingua aramaica e il messaggio criptico, il linguaggio, per dirla alla Casini, di chi “potrebbe parlare delle ore senza dire nulla”. E intanto il famigerato spending review morde anche l’Afor, c’è l’obbligo dei tagli…speriamo che non usino la mannaia.
Intanto in Regione il casus belli è tra chi è per l’ente strumentale pubblico non economico e chi è per una diversa soluzione. Una sottigliezza non da poco, che si chiuderà, conoscendo gli attori (ma spero di sbagliarmi clamorosamente) con un “matrimonio all’italiana” (leggasi compromesso), degno del capolavoro di Vittorio De Sica.




