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Memorie – 20 anni fa, l'estate di Volkov alla Viola

11 Luglio 2012
in Memorie
Tempo di lettura: 6 minuti
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volkovalexander
(tratto da Che anni quegli anni – di Giusva Branca – edizioni Urbabooks) –    La stagione 1992/93 vede nuovamente la Panasonic

ai nastri di partenza della serie A1 con un’ambizione nascosta: entrare nell’Eurolega,

la nuova coppa dei campioni, il campionato delle squadre più forti d’Europa al quale accedono le prime quattro classificate.
Young, a malincuore, viene sacrificato (e poi in Francia sarà campione d’Europa) in nome di esigenze tattiche che portano la Viola sulle tracce di un altro lungo non italiano da affiancare a Garrett per avere una batteria di lunghi di grande spessore: «A Michael Young ero legatissimo sia come persona che come cestista » dice Recalcati «ma mi rendevo anche conto che la squadra, per fare un ulteriore salto di qualità, aveva bisogno di un giocatore con caratteristiche tecniche e possibilità tattiche diverse. Lui voleva restare a tutti i costi; lo cercava Limoges, per provare a vincere tutto, gli offriva un contratto da 400.000 dollari all’anno, ma lui non ne volle sapere di firmare finché la Viola non avesse preso il suo nuovo straniero chiudendogli, così, la porta. Così facendo, però, rischiò di perdere anche l’occasione francese, ma voleva attendere fino alla fine nella speranza di rimanere a Reggio, speranza che per lui risultò vana. Ci parlai, lo convinsi ad accettare e così il cerino passò in mano a me, ora a caccia del “botto”, per nulla scontato che arrivasse, ed anche privo di
Michael Young».
Il sogno proibito di Carlo Recalcati si chiama Aleksandr Volkov, lo ha puntato un po’ di anni prima, quando, giovanissimo, lo incrociò alla guida di Cantù con la maglia della Dinamo Kiev. Nella cena collettiva del dopogara, tra una vodka e un’altra, era nato un rapporto di forte simpatia e stima tra i due, alimentato, poi, da un’attività commerciale di import-export avviata da Volkov sul fronte Italia-Ucraina per la quale Recalcati aveva svolto funzione di tramite. Sul piano cestistico il “colpo di fulmine” arrivò alle Olimpiadi di Seul 1988: Volkov e Sabonis, quasi da soli, demolirono gli Stati Uniti. Da allora Recalcati iniziò a seguire passo dopo passo la carriera di questo gigante che può giocare da ala grande ma tira come una guardia, fa il pivot e palleggia come un playmaker danzando come un ballerino di 120 kg.
Volkov, come era ovvio, arrivò quasi subito nel campionato professionistico americano, ad Atlanta, ma il suo rendimento era stato fortemente condizionato da un doppio infortunio ai polsi. Così, nella primavera del 1992, Recalcati viene a sapere che il giocatore ha
intenzione di rientrare in Europa, ma da proprietario del proprio cartellino è padrone di accordarsi direttamente con chi vuole ed infatti due società con ambizioni di titolo continentale, il Barcellona e l’Oliimpiakos, si mettono subito sulle sue tracce.
«Mi dissero che con 600.000 dollari lo avremmo potuto prendere» ricorda Scambia «ma la cosa non fu né facile né breve e, soprattutto, divenne assai più onerosa… ».
Recalcati, inseguendo il sogno Volkov, ha lasciato partire Young ed ora sta tentando il tutto per tutto: se la trattativa, complicatissima, non va in porto, sarà difficile allestire una squadra all’altezza delle ambizioni.
Il coach rompe gli indugi, salta a piè pari il procuratore e si reca a parlare direttamente col giocatore, a Saragozza,
in occasione delle qualificazioni olimpiche: «Il primo incontro fu fallimentare» ricorda. «Mi salutò, parlammo cordialmente, ma, in sostanza, mi disse che tornava in Europa per fare l’Eurolega ed essere da subito un grande protagonista».
Recalcati non si arrende, però, e resta lì, per fare pressing sul giocatore.
Intanto in sede, a Reggio, rimbalzano le prime notizie e, soprattutto, le prime, ipotetiche, richieste del di Volkov. Tra le altre cose, ancora una volta, l’etichetta che accompagna il nome di Reggio Calabria costituisce un ostacolo quasi insormontabile nelle trattative.
Proprio in quei giorni Volkov parla con Dino Radja, campione slavo che aveva appena terminato la stagione nelle fila del Messaggero Roma, il quale vomita su Reggio tutti i preconcetti diffusissimi sulla città. Il coach non molla la presa e gli parla tutti i giorni tentando il
tutto per tutto: lo invita a Reggio a vedere la città; è convinto che lo scenario incantevole avrà la meglio su ogni cosa. Volkov non abbocca, tentenna, adduce mille impegni che gli impediscono di raggiungere lo Stretto. L’atleta non manda a quel paese Recalcati solo
per l’amicizia che li lega, ma gli chiede di non parlargli più di questa storia che gli sta togliendo serenità.
In cambio gli garantisce che sarebbe venuto a vedere Reggio Calabria.
«A casa di Viola vedemmo in tv le partite delle Olimpiadi» ricorda Scambia «il giocatore ci piaceva, però ero molto preoccupato per il prezzo che lievitava di giorno in giorno».
Volkov viene in visita a Reggio in piena estate, quando la natura strizza l’occhio a qualunque sogno.

 

«L’accoglienza che Piero Costa e la società avevano preparato» ricorda Recalcati «era da vero re. La prima sera lo portammo in un bel ristorante-discoteca sul mare per fargli conoscere i suoi – ipotetici – futuri compagni di squadra. Al ristorante non c’erano più di
tre o quattro tavoli occupati e la pista da ballo alle undici era ancora vuota. Verso mezzanotte, Sasha cominciava a dare segni di insofferenza, mi guardava come per dirmi che aveva ragione Radja. Non poteva sapere che a Reggio si esce sempre tardi, la sera, come bene mi aveva insegnato Gaia, mia figlia. In un battibaleno la serata si animò e Sasha si ritrovò star assoluta della sala, circondato da tifosi e curiosi. Il giorno dopo, visitato il centro e fatta una lunga passeggiata sul corso, ci dedicammo al mare. Un dirigente, che aveva uno
splendido yacht, lo portò a fare un giro alle Eolie e in più Volkov vide anche una casa bellissima proprio sullo Stretto. Non ci voleva altro per convincerlo. Reggio aveva vinto la concorrenza di Atene e Barcellona, città dalla vocazione turistica ben più celebrata. E questo,
oltretutto, dovrebbe fare riflettere sulle potenzialità della Calabria…».
In realtà a convincere Volkov ci si mette pure il numero degli zeri sopra la firma del contratto. Si chiude a 1.100.000. dollari (circa 1.700.000.000 di lire) con, in più, un ingentissimo contratto di affitto, circa 150 milioni all’anno, per la villa alla quale Volkov non intende
rinunciare. Dieci anni esatti prima la star era Campanaro con un contratto da 50 milioni…
La Viola prova ad attrezzarsi per il notevolissimo esborso economico a cui andrà incontro per la stagione più ambiziosa della sua storia: quell’anno entreranno 2.400.000.000 dagli incassi al botteghino, 1.700.000.000 dalla sponsorizzazione Panasonic e qualche altro centinaio di milioni da operazioni minori.
L’esposizione debitoria complessiva supera i 5 miliardi, ma il patrimonio netto è abbondantemente oltre i 12.
Serve qualcos’altro.
«Seppi che esistevano dei brokers che accettavano delle polizze molto particolari dalle società; in buona sostanza si trattava di scommesse vere e proprie. Investivi una somma e se le cose del campionato andavano per come avevi previsto incassavi la vincita. In società, in realtà, a questa ipotesi vennero sollevate obiezioni, ma io» spiega Scambia «stavolta feci di testa mia; non
potevamo sopportare il salasso finanziario. Chiesi riservatamente a Costa di approfondire la questione e mi mise in contatto con una società di Napoli che operava con i Lloyds di Londra. Chiudemmo l’accordo in assoluta segretezza con l’ingresso ai playoff come
obiettivo e, dopo pochi giorni, lessi su La Repubblica che anche la Juventus faceva una cosa analoga. L’accesso
ai playoff per noi era cosa scontata, ma per il sistema ancora no, visto che eravamo pur sempre una matricola. Sfruttammo in buona sostanza il fattore-sorpresa, cosa che non fu più possibile gli anni successivi.
Qualche giorno dopo Costa mi informò che un altro broker voleva scommettere con noi. Lo facemmo con
l’ingresso in coppa Korac come traguardo. Questo ‘giochetto’ quell’anno portò nelle casse 1.400.000.000 di lire».
La città in quella estate del ’92 perde la testa, forse anche il contatto con la realtà, sogna scenari di gloria ad occhi aperti. Ma non sono solo i tifosi ad avere questo tipo di atteggiamento. «Un giorno, a mercato ancora aperto» continua Scambia «Piero Costa mi propone Antonello Riva! Riva era nel pieno della sua maturità, rappresentava, e rappresenta ancora il bomber italiano di tutti i tempi.
Io credevo di sognare, sembravano tutti impazziti, Costa insisteva: ‘Si può prendere a 8 miliardi, 6 li prenderemo
vendendo Bullara’ diceva. Ma io ero ancora scottato dall’operazione- Lorenzon per cui sai per certo ciò che spendi ma non sai mai quello che effettivamente riuscirai a ricavare dalla cessione e, soprattutto, oltre a questi dati, vi era anche una consistente differenza
d’ingaggio tra i due. Non me la sentii. Lui insisteva. ‘Vinciamo lo scudetto’ diceva, ma io non cedetti».

L’arrivo di Volkov porta, automaticamente, alla rinuncia di Tolotti ed al rientro di Avenia, dopo uno scambio di prestiti alla pari con Roma.
Il roster della Panasonic Reggio Calabria 1992/93 è di altissimo livello: Santoro, Bullara, Sconochini e il giovane Spangaro guardie, Avenia, Volkov, Lorenzon ed un altro giovane, Giuliani, ali. Garrett e Rifatti pivot.
Al coach Recalcati si affianca, come assistente, Giovanni Benedetto.

Nota a margine: Oggi Alexander Volkov, dopo aver ricoperto anche il ruolo di Ministro dello sport ucraino, è il Presidente della Federazione Ucraina di basket. Nella foto è in maglia Panasonic in una gara al “Pentimele” contro la Stefanel Trieste. Suo avversario Dino Meneghin, oggi suo omologo e Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro

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