
La sorpresa ha fatto in fretta a trasformarsi in ammirazione purissima. Il pubblico della seconda serata di “Tabularasa” ha atteso la conclusione del dibattito sulla Città metropolitana per gustarsi
il monologo di Salvatore Cosentino, professione magistrato, Procuratore reggente a Locri. Quasi un’ora e mezza di intensità fuori dal comune per raccontare al pubblico la figura del Giudice ” nell’arte, tra cinema, teatro, televisione e poesia…” .
Richiami continui a ciò che, nell’immaginario collettivo, è, ne decenni diventato il Giudice abbeverandosi da un lato, ma surfando dall’altro nelle acque di arte, cinema, teatro, televisione, poesia. E così, citando opere classiche e Roberto Vecchioni, De Andrè e Un giorno in Pretura, Salvatore Cosentino ha letteralmente ammaliato la platea con un’abilità oratoria straordinaria, pescando nei recipienti ideali di sapere, ironia, storia.
Ne è venuto fuori il Giudice, assai più umano della sua continua idealizzazione, un Giudice che Cosentino ha il merito di aver fatto riemergere
(foto Antonio Sollazzo)




