
di Cristina Marra – Tutto comincia dalla terra solcata da un aratro, un “vecchio ferro arrugginito” custode della memoria di un luogo che racconta di “ braccia aiutate da un umile
bove ed intente a spingere sotto il sole o la pioggia battente” e di una giovane vita nell’immediato dopoguerra che fu “avaro come la carestia” nel Sud estremo. Alla sua terra nativa di Cittanova, Gianpiero Adornato ritorna con la mente e col cuore e poggia la penna su quei ciottoli che calpestava da bambino per narrare i primi undici anni della sua vita nel romanzo d’esordio”A piedi nudi sui miei ciottoli” (Iride-Rubbettino, pag.184,euro 13,00). Adornato, medico ginecologo con la passione per la musica e per la letteratura ha ricevuto il premio “Cittanova nel cuore” durante la quarta edizione del “Premio Radici” organizzato dall’amministrazione comunale di Cittanova in collaborazione con “amici del vernacolo e Cittanovesi di Reggio” che ha attribuito a eccellenze calabresi il prestigioso riconoscimento. L’autore racconta la sua infanzia nel dopoguerra, un periodo in cui la morte è ancora presente nelle macerie che si accatastano per le vie di Cittanova e che nascondono ancora ordigni letali, ma lo fa partendo dalla vita che seppure con mille difficoltà riappare nelle misere case. Racconta la nascita del protagonista, la sua nascita quando “una casa solo con due figli sapeva di tristezza” e quando si viveva per strada, “la feroce strada che ingoiava e accoglieva come una nutrice quelle animelle che brulicavano, numerose, in mezzo alle vie diroccate e spesso non ancora asfaltate, ma rese lucide e tondeggianti dall’asfalto” e la stanza dei giochi era il selciato col suo “pavimento quotidiano fatto da ciottoli lisci e lucenti” calpestato dai piedini di tanti bimbi. Nel titolo del romanzo è racchiuso il senso dell’esistenza, in quella contrapposizione tra la morbidezza dei piedi di un bambino e la durezza delle pietre, in quell’alternanza di momenti teneri e duri che si susseguono durante il corso della vita. Adornato scrive un romanzo di formazione che parte dalla terra, dalla madre terra e arriva a sua madre a quella donna “di una mitezza straordinaria, una vera e propria atleta della fatica” con gli occhi “ di colore verde bottiglia” che insieme al padre “un mix di emozioni forti e di fragilissime debolezze” sarà il punto di riferimento costante per il piccolo e pestifero Gianpiero. Il libro diventa così una “currumata” di ricordi, di emozioni, di sapori e di atmosfere legati a un paesaggio e a personaggi della cittadina come il barbiere, il maestro, la levatrice, il calzolaio, il bidello rimasti impressi nell’autore che da tempo vive in Basilicata. Si tratta di persone semplici e umili che come scrisse Alvaro “ rimangono senza monumenti ma sono citati in ogni occasione come una sapienza tramandata i loro nomi sono ancora vivi”. Adornato compie così un gesto di riconoscenza e di affetto verso uomini e donne che con piccolo gesto o una parola lo hanno formato alla vita. Tutto riporta a quei luoghi e a quella terra e la tecnica narrativa ramificata ricorda un albero ben piantato nel terreno, in un ambiente e un periodo storico ben definiti,dal cui tronco si sviluppano verso l’alto i rami che diventano le esperienze di vita del piccolo Gianpiero che pur allontanandosi da quella terra è rimasto sempre ancorato a quelle radici.




