di Domenico Grillone – Sconfitta e beffata la Medicina Solidale, quella a favore delle classi sociali deboli, degli indigenti. A vincere, invece, dal punto di vista politico, la Medicina che si affida innanzitutto al profitto per poi prendersi cura del paziente. Si potrebbe interpretare a tal modo la diffida della Regione impartita all’Ace, l’ambulatorio di medicina solidale situato a Pellaro per il quale l’opinione pubblica reggina nel mese di dicembre scorso aveva protestato compatta contro la sua chiusura, operata dalla Regione Calabria per la mancanza di una autorizzazione. Una diffida di pochi giorni addietro che ha il sapore di una vera e propria beffa perché, pur consentendo alla struttura di rimanere aperta, di fatto la svuota di tutta, o quasi, la sua operatività: niente più ecografie, perché considerate “”attività diagnostiche complesse per le quali risulta necessaria l’acquisizione della previa autorizzazione sanitaria all’esercizio ai sensi dell’art. 8 ter del DLgs n. 502/1992 ecc.). C’è poco da fare, queste sono le regole, si potrebbe obiettare. Ma se si va a guardare il Bur del 16 settembre del 2006, parliamo sempre di Regione Calabria, si resta davvero sconcertati. Perché la Regione riconosce un incentivo economico ai medici di medicina generale, parliamo quindi di medici di famiglia, che dotano i loro studi con ECG (standard A) o ecografo (standard B) con le seguenti motivazioni. “L’ampliamento delle dotazioni tecnologiche per la diagnosi di primo livello negli studi dei medici di assistenza primaria costituisce un presupposto fondamentale per diversificare le opzioni disponibili alla formulazione di una corretta diagnosi, potenziando le opportunità per una risposta assistenziale diretta e riducendo proporzionalmente l’accesso agli altri servizi”. Quindi, ricapitolando: la Regione dice no all’Ace riguardo l’uso della diagnostica ecografica, considerata complessa. Ma allo stesso tempo ne incentiva ed esalta l’uso negli ambulatori privati dei medici di famiglia. E, cosa più importante, l’utilizzo dell’ecocardiografo non viene subordinato al rilascio di una autorizzazione sanitaria regionale e neanche al conseguimento di un titolo specifico di perfezionamento. Quindi uno strumento diagnostico per nulla complesso e pericoloso, affidato anche a personale medico non specializzato. Peraltro, l’ecografia non necessita di consenso informato e neanche di precauzioni particolari per la sua esecuzione ed è assolutamente non invasivo. Insomma, secondo le evidenze scientifiche e delle direttive regionali e ministeriali si può tranquillamente affermare che l’ecografia e l’ Ecg costituiscono procedure diagnostiche non invasive di primo livello, realizzabili in maniera molto semplice dentro tutti gli studi medici e con apparecchi portatili a batteria, per potenziare l’efficacia diagnostica “in assenza di effetti biologici dannosi per la salute dei pazienti”. All’Ace hanno poca voglia di parlare. Preferiscono farlo con le carte, con i documenti. Poi mostrano lo sgabuzzino dove hanno riposto tutti gli ecografi. “Ho perso parole e fiducia”, dice allargando le braccia il direttore Lino Caserta. Per lui parlano i numeri: oltre 24mila accessi in undici mesi nel 2015, per un risparmio per le classi sociali più deboli di almeno un milione e 600mila euro. All’Ace continuano ad avere la certezza di operare in maniera legittima, e si batteranno per questo in tutte le sedi competenti. Anche le ragioni poste alla base della diffida non avrebbero alcuna connessione con la situazione dell’Ace. “Le ultime energie che ci sono rimaste, stiamo combattendo da tre mesi, le dedicheremo per ritornare a fornire il servizio. Dopodiché faremo parlare solo i documenti, con i giornalisti ed anche altrove”.





