Si è concluso al tribunale di Cosenza, per remissione della querela, il processo per diffamazione intentato ai danni di Francesco Saccomanno e Lucio Cortese , di Rifondazione Comunista, sulla vicenda della Jolly Rosso.
“Non si conclude sicuramente qui – scrive Pino Scarpelli, segretario regionale di Rifondazione – la nostra ferma determinazione per ottenere “Verità e Bonifiche”.
Da tanti e, certamente, troppi anni disparati cittadini attivi calabresi, diversi e lodevoli comitati territoriali, alcune associazioni ambientaliste e qualche singola organizzazione sociale o forza politica ferma come la nostra, insieme ad uno sparuto ma meritorio gruppo di coraggiosi giornalisti e blogger ed a qualche isolatissimo magistrato e componente delle forze dell’ordine, si battono con insistenza per ottenere “Verità e Bonifiche” dei nostri territori, delle nostre acque e dei nostri mari.
Negli anni passati fiumi di inchiostro e di caratteri informatici sono colati ed hanno tracimato i confini di questa regione per raccontarci dell’avvelenamento avvenuto nei nostri mari violati e nella nostra terra profanata.
Negli anni passati ed in quelli che viviamo pochi ed isolatissimi uomini coraggiosi che lavoravano e lavorano con dignità in alcuni organi istituzionali di questa Repubblica, per fare il loro dovere e per amore della loro terra, hanno subito e subiscono vessazioni ed angherie di ogni tipo e, come nel caso dell’indimenticato Capitano Natale De Grazia, hanno pagato persino con la vita per questa loro dedizione ad uno stato ed a delle istituzioni che non li meritavano e non li meritano.
Noi non possiamo certo aspettarci più nulla da coloro che, imperanti nello stato, nella regione, nelle provincie, nelle istituzioni, nelle forze politiche e nelle organizzazioni sociali e nelle nostre comunità hanno permesso, direttamente ed indirettamente, che ciò avvenisse.
Noi vogliamo solamente far appello agli uomini liberi ed a quanti vogliono liberarsi, perché riflettendo sull’insostenibile situazione che si è creata capiscano che non è più possibile stare fermi ed inermi assistere a scempi continui e ripetuti, per intraprendere un cammino di impegno sociale e politico.
E’ necessario, innanzitutto, rimettere in discussione il nostro stile di vita e di consumi insostenibile che, a conti fatti, genera veleni e devasta l’ambiente e la nostra salute. Ed è, soprattutto, necessario che gruppi più consistenti di calabresi, ognuno nel proprio ambito territoriale, nelle proprie organizzazioni, nel lavoro e nell’impegno quotidiano, si uniscano a quei disparati, diversi, pochi,singoli, sparuti ed isolatissimi Uomini e Donne e si rendano conto della necessità di fare rete tra l’impegno sociale e quello politico per smascherare gli avvelenatori e trasformare le nostre comunità.
Per poter fermare le reti politico-criminali, “prenditoriali” e malavitose che hanno sguazzato e continuano a sguazzare nella melma.
Per questo, come abbiamo gridato sfilando nella bellissima ed indimenticabile manifestazione di Amantea del 2009, continuiamo a gridare ed a pretendere “Verità e Bonifiche”, perché in tanti ci ascoltino ed in tanti si impegnino per ottenere insieme alle Verità ed alle Bonifiche un improrogabile riscatto morale e civile di questa martoriata terra calabra”.




